sabato 30 gennaio 2010

Esche: I bigattini

Il bigattino è un'esca eccezionale a pesca sia nelle acque interne che a mare. La sua capacità di attirare i pesci è data dalla sua grande mobilità e dall'effetto che le larve creano nell'acqua. Una miriade di vermetti bianchi che si muovono insieme e creano una nuvole di cibo "gratis" manda i pesci in frenesia alimentare, spingendoli a mangiarli senza remore. Biologicamente il bigattino è la larva della mosca carnaria, una delle mosche più grandi che si vedono dalle nostre parti, caratterizzata da riflessi metallici sul suo esoscheletro di colore nero. La mosca carnaria depone le sue uova nella carne in putrefazione, e dopo pochi giorni queste si schiudono ed escono le larve, di colore bianco. Il ciclo consta di diverse fasi larvali, ognuna delle quali caratterizzata da aumento di dimensioni e peso rispetto a quella precedente. Alla fine si ha la trasformazione in mosca e il ciclo ricomincia. A pesca siamo soliti utilizzare larve appartenenti all'ultimo stadio larvale, grandi e molto mobili, caratterizzate da una evidente macchia nera. Queste larve non si alimentani più poichè cercano solo del terreno in cui impuparsi e divenire mosche (la fase di pupa definita dai pescatori claster viene usata comunque per la pesca) . I bigattini che si utilizzano a pesca sono di allevamento, ovvero vi sono delle grosse fabbriche in prossimità degli allevamenti di polli create come serre all'interno delle quali vi sono dei bancali che ospitano migliaia di carcasse di questi pinnuti nelle quali vivono e crescono le larve. Ciclicamente vengono raccolte le larve mature ed avviate alla commercializzazione. Generalmente queste fabbriche si trovano in luoghi isolati a causa dei miasmi di carne putrida che si generano. Per utilizzarle come esche le larve della mosca carnaria devono essere conservate a bassa temperatura. Una volta tirate fuori dal frigo vanno tenute in un sacchetto di stoffa (sacca porta bigattini) in un luogo areato. A pesca per valorizzare questa potente esca occorre utilizzare ami piccoli, in genere dal 20 a salire, e lenze sottili, tipo 0,10. Di giorno è consigliabile il fluorocarbon. Questa esca da il meglio di se quando si insidiano i pinnuti dalle scogliere, venendosi a creare una scia di bigattini che i pesci inseguono. Molto utile anche per la pesca all'inglese con e senza pasturatore e nel beach ledgering nella pesca col feeder o pasturatore. L'inesco classico prevede due bigattini sull'amo, uno a calzetta ed uno sulla punta, ma anche la larva singola appuntata sottopelle sul dorso regala belle soddisfazioni. L'uso del bigattino come esca è determinato da specifici regolamenti, con sanzioni molto salate sia in acque interne che a mare. Prima di pescare con questa esca informati in merito allo spot dove sei diretto. Aggiornamento di novembre 2011: ci viene richiesto come riconoscere facilmente un bigattino fresco, e quindi resistente e duraturo. ovete cercare sulla parte stretta del corpo una macchia nera. Se c'è indica un pasto recente, quindi un arrivo in negozio recente che comporta più energia e mobilità.

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mercoledì 27 gennaio 2010

Pesce spada infinocchiato


Procuratevi delle fette di pesce spada freschissimo, possibilmente pescato da poco e comunque mai congelato, onde evitare di mangiare carni eccessivamente secche o dure. Lavate e asciugate le fette di pesce spada, quindi infarinatele con cura e adagiatele in un piatto coperto. Intanto mettete al fuoco una padella con abondante olio e due spicchi d'aglio. Quando l'aglio è ormai bello colorato uniamo le fette di pesce spada preparato in precedenza. Appena le fette di pesce spada sono cotte da entrambi i lati unite un bicchiere di vino bianco, sale, pepe e lasciate cuocere per 5 minuti sul fuoco basso girando una volta sola le fette di pesce. Dopo altri 5 minuti aggiungete un bicchiere scarso di acqua, pinoli, finocchio selvatico sminuzzato e continuate la cottura per altri 10 minuti. Servite caldo e con il fondo di cottura. Buon appetito. Se non avete a disposizione il finocchio selvatico potete usare anche le cime dei finocchi coltivati, il sapore sarà meno intenso ma non molto diverso.

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lunedì 25 gennaio 2010

Artificiali per il bass: Lo Spinnerbait


Lo spinner bait è un artificiale nato negli usa per pescare i bass, ma che da ottimi risultati anche per i lucci. La sua forma molto particolare serve per incuriosire il pesce e apingerlo all'attacco per "eliminare" uno strano animale che gli nuota vicino. E' costituito da uno scheletro di filo di acciaio a forma di V alla cui estremità superiore troviamo una o due palette metalliche di colore oro o argento che servono a rifrangere l aluce e lanciare nell'acqua flash di luce. All'estremità inferiore abbiamo un piccolo jig con testa iombata ed amo nascosto tra i tentacoli che è la vera esca e che viene puntualmente attaccato dal bass. A pesca occorre lanciare lo spinnerbait nei pressi dei canne, ostacoli nascosti, rive, muretti e lasciarlo affondare per alcuni secondi. Giunto alla profondità desiderata possiamo iniziare un recupero lento intervallato da abbassamenti della cima. In questo modo lo spinnerbait avrà un andamento ciclico di salita e discesa nell'acqua che spingerà il bass all'attacco. Questa esca spesso si rivela risolutiva in presenza di pesci apatici, lenti o svogliati o in laghetti con altissima pressione di pesca. Disponidili sul mercato in tante taglie e grammature in gerere sono da utilizzare quelle leggere per sinuosità e lentezza del nuoto. Qui il video dello spinnerbait all'azione.

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venerdì 22 gennaio 2010

Ami live bait


La pesca con il vivo è avvincente e regala belle prede, a patto di rispettare poche e semplici regole. Una di queste è utilizzare ami creati apposta per la pesca con il vivo, fatti per resistere agli attacchi dei predatori e a non uccidere prematuramente il pesce esca. Questi ami in genere hanno un gambo più corto rispetto ad ami destinati ad altre esche perchè il gambo non sorregge l'esca (si pensi ad un aberdeen con arenicola). Lo scopo è anche di consentire all'esca viva di nuotare più liberamente e di essere meno evidenti. Questi ami vengono prodotti nel tipo normale e circle. Il tipo normale viene inghiottito e quindi da una buona percentuale di allamate profonde. I Circle danno una maggiore possibilità di allamate alla bocca, con possibilità di rilasciare le prede con alcun danno permanente. Nella scelta dei live bait occorre verificare sempre l'affilatura e se necessario ripristinarla con le apposite pietre. Le dimensioni devono semrpe essere proporzionate all'esca e non alla preda. Se cerchiamo la grossa leccia amia non occorre un'amo 15/0, occorre avre un amo adatto ala nostra preda, che non la uccida, appesantisca o la renda innaturale. Una volta allamato il live bait saprà fare il suo lavoro. Infine data la mobilità dell'esca e le modalità di attacco die predatori è sempre consigliaot usare un tandem di sue ami, giusto per essere sicuri di allamare anche il predatore che uccide e poi trancia l'esca.

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mercoledì 20 gennaio 2010

Prede: la tracina

La tracina è un tipico pesce di disturbo per i pescatori che frequentano le spiaggie poichè mangia le nostre esche e in genere è di dimensioni davvero trascurabili. Anche se si sono registrate catture di tracine di 40 cm e oltre dal pesco di circa 2 kg spesso le prede pescano poche decine di grammi e non superano i 15 cm. Di giorno la tracina si posiziona con tutto il corpo sotto la sabbia lasciando solo la bocca a livello del suolo per poter attaccare subito eventuale cibo in vista. Di notte invece si mette in caccia e va alla ricerca di tutto ciò che possa essere di nutrimento, con particolare predilizione per il cannolicchio. Essendo un pesce molto lento nel raggiungere le esche la sua abboccata indica che in zona non vi sono predatori di pregio (un pò come le stelle marine). Questo pesce è poi conosciuto perchè presenta degli aculei che iniettano del doloroso veleno neurotossico che oltre a provocare dolore, gonfiore e indolensimenti può portare alla morte. Nel caso di catture di piccole dimensioni è sempre opportuno slamare e rilasciare subito mentre sono da considerare edibili gli esemplari al di sopra dei 400 gr. Ricordate di operare la slamatura con uno straccio onde evitare punture accidentali. Qui il video con la tracina.

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lunedì 18 gennaio 2010

Ricette: Polpo con patate e olive


Il polpo è un animale intelligente e dalle mille risorse, tanto è vero che è l'unico animale marino capace di aprire un barattolo per procurarsi del cibo, oltre ad avere una memoria ben definita di breve e lungo periodo. In tutto il mondo il polpo è pescato ed apprezzato a tavola. Nei paesi orientali i polpi piccoli vengono mangiati crudi e vivi e sono considerati una vera prelibatezza. Qui in Italia si preferisce mangiarli cotti, per fortuna. Oggi vi proponiamo una ricetta per preparare il polpo all'insalata in maniera diversa. Il tutto inizia prendedo il polpo e rimuovendo dalla testa gli organi interni. Quindi rivoltandola e pulendola con cura. Per tre persone avremo bisogno dei seguenti ingredienti: 1 polpo di circa 800 gr, 3 patate, 1 manciata di olive nere, 2 limoni, olio extravergine di oliva, 1 spicchio di aglio, prezzemolo. Preparazione: Lessare il polpo insieme alle patate e a cottura ultimata scolare il tutto, pulire il polpo, tagliarlo a rondelle, sbucciare le patate e tagliarle a tocchetti. Condite il polpo e le patate con olio, limone e aglio aggiungendo alla fine una manciata di olive nere snocciolate e prezzemolo tritato. Fate insaporire qualche ora... e buon appetito!! ...e ricordate che... il giorno dopo è ancora più buono!!! Buon appetito! in collaborazione con Ideericette.it.

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giovedì 14 gennaio 2010

Amo O'Shaughnessy


Questo amo è così chiamato per la forma specifica dell’amo. E 'un amo standard forgiato con una forte curva e gambo medio. Questo amo è relativamente spesso, molto forte, ed è difficile da piegare nella curvatura essendo di metallo spesso e forgiato. La curva stessa ne scoraggia l’utilizzo con i vermi in quanto ne provoca la rottura. Nelle misure medie e nelle versioni con anello viene universalmente consigliato per esche voluminose e pesci che attaccano voracemente l’esca e che combattono duramente. Generalmente sono prodotti progettati per acqua salata ed è usato generalmente nella pesca a fondo sia dalla spiaggia che a bolentino. Le dimensioni variano da 3 a 19 / 0. Buca facilmente il palato di tutti i predatori ed è per questo che ci si affida a questo modello se si è a pesca e non si utilizzano anellidi. Il modello a gambo lungo viene consigliato per la pesca con il bibi in quanto innescato con l’ago ad occhiello il verme non si danneggia. D’altro canto la resistenza strutturale lo rende idoneo a fronteggiare l’orata, chiamata schiaccianoci per il suo possente apparato boccale.

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giovedì 7 gennaio 2010

Aromatizzare i bigattini con il curry


Il curry è una spezia molto utilizzata in cucina nei paesi asiatici ed in particolare in india. Dire che è una spezia in effetti è un errore poichè il curry è composto da una miscela di spezie, tra le quali è sempre presente curcuma, cumino, pepe, cannella, zenzero, coriandolo. Il suo colore è un giallo intenso mente il sapore è piccante e penetrante, ottimo con le carni e col pesce. A livello alieutico il curry risulta importante come insaporitore di bigattini. Infatti bastano 4 cucchiai di curry per kg di bigattini per ottenere un aumento di catture dovuto a diversi fattori. Tra tutti pare che sia determinate il colore giallo che la curcuma dona al tutto e che lascia anche una scia giallastra al momento della caduta in acqua. Tale colore rimane comunque anche ai bigattini, rendendoli diversi e aromatizzati. Benchè il curry sia utilizzato da molto tempo nelle acque interne quale aromatizzante nella pesca a barbi e cavedani nella pesca in mare stà prendendo piede da poco. La sua efficace pare massima in foce. Occorre poi ricordare che unire il curry alla pastura vi può dare qualche chances in più in zone a grande pressione di pesca o in presenza di pesci apatici. Infatti il cumino e il coriandolo paiono avere propietà eccitanti e quindi potrebbero aiutarvi a spingere i pesci in frenesia alimentare. Il mio consiglio è di aromatizzare solo una parte della pastura e dei bigattini e di verificare l'effetto di questo aroma in base ai giorni e agli spot.

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martedì 5 gennaio 2010

Ricette: cucinare i ricci di mare

I ricci di mare sono degli animali molto conosciuti dai bagnanti in quanto sono animali abastanza pericolosi. Se schiacciati o maneggiati con poca cura ci si può pungere con i loro aculei e nel peggiore dei casi la punta degli stessi può rimanere sotto pelle e causare dolorose infiammazioni. Il riccio però è anche utilizzato a tavola in quanto le femmine del riccio hanno dei grossi ovari ricchi di uova di colore arancione molto apprezzate sia crude sul pane che con la pasta. Per mangiarne le uova occorre aprire i ricci con delel forbici, eliminare gli organi interni e poi prendere le uova con un cucchiaio (vedi video). Tuttre le preparazioni a base di ricci di mare passano dalla separazione delle uova dal corpo del riccio, quindi imparate bene questa operazione dal video che vi ho postato. Dopo di che iniziamo a vedere come gustare questo ottimo cibo. Inizierei con la preparazione delle linguine ai ricci di mare. Ricordate che dato il sapore e la freschezza i ricci non vanno mai cotti, ma al massimo passati in padella per pochi secondi per non perderne il sapore. Una volta puliti i ricci mettete una pentola sul fuoco e quando bolle calate le linguini, avendo cura di salare leggermente. Quando la pasta è pronta mettete un apadella sul fuoco con olio ed aglio. Quando questo imbiondisce unite le linguine e il riccio, girando per circa due minuti a fuoco lento. Subito dopo impiattate e spolverate con dle prezzemolo fresco. Se invece amate il sapore del crudo potete mettere la polpa del riccio sul pane e condire solo con pochissimo olio, come fanno in sardegna.

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