mercoledì 24 febbraio 2010

Vermoni siliconici: montatura Wacky Rigged

Questa montatura è stata scopera quasi per caso negli USA da pescatori professionisti che si allenavano per le gare di pesca al bass. Prevede il montaggio di un amo (piombato o meno) nel mezzo del vermone ed una sua animazione principalmente verticale. Questo saltellare sul fondo o muoversi a mezz'acqua crea tutta una serie di vibrazioni dovute al movimento delle spire del siliconico nell'acqua che attirano i bass abituati a vedere cadere in acqua i lombrichi durante le pioggie. Provate e poi mi darete ragione, questa montatura mossa in maniera lenta e scoordinata da sodisfazioni in tutte le fasce d'acqua che andrete a sondare regalandovi belle catture anche nelle giornate di apatia più totale. Ricordatevi solo di animare il lombrico con naturalezza, muovendolo piano e con periodi di inattività. Volendo si può animare solo in verticale con numerosissimi rimbalzi sul fondo e sporadiche risalite. Se volete essere precisi catturate un lonmbrico ed osservatelo dimenarsi in acqua. Per vedere dal vivo l'effetto di questa montatura correttamente animata vi consiglio di dare uno sguardo a questo interessante video didattico.

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martedì 23 febbraio 2010

Vermoni siliconici: come fare il CAROLINA RIG

Continuando nella carrellata di montature per i vermoni siliconici da bass possiamo approfondiore l'argomento carolina rig. Se il texas rig serviva ad insidiare i bass in acqua ricche di ostacoli ed ingombri (quindi piombo vicino l'amo e punta dello stesso protetta dal corpo del warm) il carolina da il megio di se nella pesca su spot liberi da ostacoli che potrebbero provacarne l'incaglio. All'amo va semrpe attaccato uno pezzone di 60 - 100 cm di nylon (o fluorcarbon) e alla fine di questo va messa una girella della misura adatta a scaricare le torsioni del warm. A valle della girella va inserito il piombo del tipo a proiettile che quindi potrà scorrere sullo shock leader o sul multifibre. A protezione del nodo avremo bisogno di una perlina di gomma morbida. Il peso andò scelto in base alla distanza di pesca e della profondità che vogliao sondare ricordandoci che la profondità di pesca sarà data dal peso del piombo e dalla velocità di recupero. Di certo il carolina rig da un amaggiore dolcezza al movimento del siliconico in quanto il piombo è distante dall'artificiale. Quest può essere un vantaggio o uno svantaggio a seconda di spot, giornata, corrente. Stà a voi fare le prove del caso in base a spot e stato dei bass. Per vedere un videotutorial cliccate qui.

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lunedì 22 febbraio 2010

Vermoni siliconici: come fare il Texas Rig

Il Texas Rig è uno dei modi più diffusi a pescare con un verme di silicone grazie alla sua efficacia nello stanare e catturare i bass. È possibile pescare con il Texas rig su qualsiasi tipo di fondale, tra le erbacce o canne, ed a qualsiasi profondità si desidera. È possibile variare le dimensioni del verme e il piombo in testa per variare l'affondamento e si può pescare sia recuperando lentamente che velocemente. Per realizzare un texas rig avremo bisogno di un verme siliconico, amo offset, la testa piombata della classica forma a proiettile e del nostro fluorcarbon (attaccato al multifibre). Passiamo il piombo a proiettile con il filo e poi leghiamo l'amo offset. Iniziamo con il passare la testa del siliconico con la punta dell'amo per circa mezzo centimetro, dopo di che facciamo scorrere il verme sul gambo sino alla distanz aprefissata, a questo punto passiamo l'amo da una parte all'altra del verme. A questo punto avrete la punta dell'amo che fuoriesce dal corpo dle verme e che potrebbe impigliarsi negli ostacoli presenti in acqua. Procedete quindi a inserire per un millimetro la punta dell'amo nel corpo del verme al fine di ottenere il classico texas rig, ovvero la montatura antincaglio per eccellenza. Se volete vedere delle immagini esplicative cliccate qui.

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domenica 21 febbraio 2010

Utilizzo dei pellets a pesca

Noi tutti sappiamo che non tutto il pesce che ci viene presentato al banco del pescivendolo è pescato in mare aperto ma molto di questo deriva da allevamenti di pesce. L'itticoltura non è una invenzione dei nostri tempi ma risale ad almeno 2000 anni fa poichè già i romani avevano vasche di allevamento per le spigole e le murene. Attutalmente il mondo industriale ha dato un grande supporto all'itticoltura studiando mangimi specifici per i pesci allevati (specialmente spigole ed orate). Ovviamente questi mangimi sono molto appetiti dai pesci e qualcuno ha iniziato ad usarli come pastura per attirare i pesci a tiro di amo durante le battute di pesca. Poichè i mangimi sono confezionati in pellets si è chiamato impropriamente pellets il mangime usato come pastura. Questo si presenta molto consistente, generalmente di colore scuro ed estruso in varie dimensioni. Quella maggiore (circa 1 cm2) va usato solo a bolentino su medie profondità in quanto la dimensione grande favorisce la discesa del pellet in verticale. Le misure medie sono per il bolentino a piccole profondità mentre le piccole sono ideali per la bolognese e la pesca a ledgering. In entrambi i casi il pellets va miscelato in piccole quantità (50 gr per kg di bigattini) alle larve e lasciato li per almeno 12 ore. Successivamente a bolognese e inglese va fatta una fiondata abbondante ad inizio pescata e poi vanno lanciati i bigattini miscelati ai pellets. A ledgering invece conviene mettere alcuni pellets nel pasturatore e poi ricaricare solo con i bigattini. Ricordate che il pellet non deve saziare il pesce ma attirarlo e mandarlo in fernesia nei confronti del bigattino (che poi sarà presente anche sui nostri ami). Ricordate che a ledgrening sfrutteremo il richiamo olfattivo del pellet che si scioglie (dura anche diverse ora) poichè è impossibile fiondare sulla zona di pesca. I negozi specializzati propongono miriadi di prodotti ma ricordate che i più efficaci sono quelli che utilizzano gli allevamenti.

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venerdì 19 febbraio 2010

Vermoni siliconici per black bass

I bass sono pesci d'acqua dolce, e come tali sono abituati a mangiare nel loro ambiente naturale anellidi e piccoli insetti che arrivano in acqua. Nello specifico a fondo i bass si possono pescare anche con cavallette o lombrichi essendo animali che i bass sono abituati a predare quando cadono inavvertitamente in acqua. Per i lombrichi da sempre si usano nella pesca al bass dei vermi siliconici che imitano alla perfezione questo anellide. I bass sono abituati a magiare questi vermi poichè nel periodo dele piogge l'acqua piovana che ruscella sulle sponde ne causa una leggera erosione che porta allo scoperto questi vermi. Una volta portati dall'acqua cadono nel lago o nel fiume e qui i bass ne sentono le vibrazioni dovute al loro dimenarsi nel mezzo acquatico. Il black bass, che spesso si nasconde tra le canne o dietro gli ostacoli, sopraggiunge e attacca l'anellide. L'azione di pesca prevede semrpe lunghe soste e minuti recuperi per far muovere e saltellare lentamente il siliconico sul fondo. Soli in questo modo si da al bass il tempo di avvicinarsi e predare, quindi nelle fasi di pausa occorre abbassare leggermente l acima per dare un poc di bando che eprmette al bass di non sentire trazione. All'abboccata occorre ferrare e recuperare regolarmente. Pe ril colore in acque scure è opportuno usare colori chiari e sgargianti per avere una buona segnalazione vsiva mentre in acque scure si utilizzano colori naturali.

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Spinning: Il Crystal Minnow

Iniziamo la carrellata degli artificiali più utilizzati a spinning con uno dei classici: Il Crystal Minnow. Come tutti i minnow il crystal presnta corpo a forma di pesciolino con piccola paletta e corpo allungato. Sono inoltre presenti sfere di acciaio all'interno al fine di emettere vibrazioni che spingolo all'attacco il predatore. Questo artificiale è ormai diventato una delle pietre miliari nel mondo degli artificiali poichè con esso è stato veramente pescato di tutto. Dal punto di vista morfologico si presenta con corpo completamente riflettente che manda lampi anche in condizioni precari di luce. E' estremamente catturante nelle acque dolci, eccezionale nella traina al luccio, come in mare a spigole, dentici, lucci di mare e palamite. Prodotto in due versioni sia sinking che floating. Come artificiale è molto prestante, ottimo per sondare la presenza del predatore alle medie profondita, movimento eccellente e facile il suo utilizzo anche per i meno esperti. Semplice e fruttuoso.Viene utilizzato sia con recuperi lenti che veloci, anche se pa prima opzione pare dare risultati migliori. Le colorazioni migliori sono quelle vivaci e molto lucenti. Se ci sono i serra in agguato dietro l'angolo con i modelli più grossi abbiamo buone possibilità di indurli all'attacco.

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mercoledì 17 febbraio 2010

Carpa furba? Boile scarica

La pressione di pesca nei carpodromi come in molti free spot hanno reso smaliziate e molto sveglie le carpe che popolano questi luoghi. In effetti questo fenomeno è molto conosciuto nel regno animale ed è legato all'esperienza che gli animali fanno nel corso della loro vita e che li porta a fare determinate scelte. Occorre ricordare che anche se spesso l'animale non è cosciente del proprio comportamento riesce ad evitare in maniera egregia le nostre insidie. Nello specifico tutti ni sappiamo che le boiles sono formate da una parte solida che conferisce struttura e che viene detta matrice ed una parte aromatica, solubile in acqua e che con il suo sapore/odore attira le carpe e le porta a mangiare la pallina colorata che le si offre. Tutto ciò unito ad un letto di boiles "offerte" alle carpe crea la nostra insidia. In alcuni spot questi magnifici animali hanno però imparato che el boiles fresche e profumate possono nascondere una insidia che le porta ad un lungo combnattimento mentre quelle vecchie e con meno odore e sapore ne sono sprovviste. Per ovviare a questo inconveniente possiamo metter ele nostre boiles innescate a bagno per alcune ore (dipende dalla pallina cher usiamo) nell'acqua del lago dove andremo a pescare, ed in questo modo farle scaricare gli aromi, In questo modo, pasturando con boiles fresche, le carpe saranno attratte dagli aromi e poi mangeranno le boiles scariche che per loro sono sinonimo di cibo senza insidia. Provate per credere.

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lunedì 15 febbraio 2010

I piombi per la pesca all'inglese

La tecnica della pesca all'inglese concepita in UK e praticata in purezza prevede l'utilizzo di piombi spaccati specifici caratterizzati da grande morbidezza e resistenza. In pratica è possibile aprire e chiudere il piombino per molte volte senza danneggiarlo, e questo a tutto vantaggio della praticità in quanto durante la pescata possiamo cambiare assetto molto velocemente.Le misure disponibili sono BB, AB, AAA, SA e SSG e pesano rispettivamente 0.4, ,0.6, 0.8, 1.2, 1.6. Inoltre vi sono delle misure minori per bilancire la montatura. Occorre ricordare che i  piombi inglesi hanno la numerazione fissa, ovvero tutti i produttori si attengono alla stessa misura (BB è sempre 0.4 gr) mentre la misurazione italiana (che trovate a sx in tabella) è variabile in base al probuttore della piombatura ma sempre con numeri inversamente proporzionali al peso.
Aggiornamento del 24/10/2011. Sono stato in Irlanda e confermo che qui si pesca davvero con la tecnica all'inglese.

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giovedì 11 febbraio 2010

Il 6 marzo tutti al 5° trofeo La Caletta

Invitare gli amici pescasportivi alla propria gara, è qualcosa di bello ed affascinante, quasi come giocare una scommessa. Lo è ancora di più, se gli amici sparsi qua e la per l’Isola, hanno onorato l’appuntamento, e reso questa gara non diciamo tra le più belle, ma comunque tra le più sentite. Tutto questo, è confermato dai numeri che voi avete fatto registrare, nelle precedenti 4 edizioni. Vi elenchiamo allora cosa siete stati capaci di realizzare: 622 iscritti complessivi, per una media di 155,5 per anno. 210 chili di pescato complessivi, per una media 52,5 kg per anno, con prede che hanno fatto sognare, come Torpedini da quasi 4 kg, Spigole da 3,5 kg, Orate da 3 kg, 2,5 kg, Saraghi da oltre 1 kg, e centinaia di Mormore ed Oratelle spesso vicino al mezzo kg. Avete comprato qualcosa come 20.000 biglietti della lotteria, che hanno contribuito in maniera determinante, alla spesa complessiva che è servita per allestire le prime 4 edizioni, che si aggira attorno ai 40.000 Euro. Il montepremi, che perché no conta anche lui, è stato (almeno ci è sembrato) sempre all’altezza delle vostre aspettative. Grazie alla vostra massiccia presenza, anche gli operatori economici locali, hanno creduto nel nostro e vostro progetto, che vuole essere anche occasione di promozione territoriale, e questo è uno dei segnali che maggiormente abbiamo apprezzato. Abbiamo Cantato, bevuto, gioito, in definitiva siamo stati bene insieme, perché per noi l’aspetto del dopo gara è importantissimo. Ci scusiamo per le cose che non sono andate bene, ma credeteci, quando abbiamo sbagliato, lo abbiamo fatto sempre in buona fede. Vorremmo che Sabato 6 Marzo si possa riscrivere una pagina importante del surf casting Isolano, noi ce la stiamo mettendo tutta, voi sinora siete stati semplicemente grandiosi. La gara si disputerà a coppie ed a picchetto, avrà inizio alle ore 17.00, e terminerà alle ore 23.00. Le spiagge sono quelle classiche della Baronia, si potranno usare due canne a concorrente. Il ritrovo pre gara è fissato presso l’ormai collaudato “Colorado Cafe” alla Caletta. La pesatura, la cena, la premiazione, l’estrazione dei biglietti della lotteria, il Karaoke, ed il Gazebo dell’Jchnusa, saranno allestiti presso il Ristorante “Meloni e Fresu” sempre alla Caletta. L’iscrizione alla gara, è fissata in € 17.50 a persona, mentre la quota per la cena (che per una questione di Sponsor è resa obbligatoria se si vuole accedere al montepremi in attrezzatura) è di € 17.50. Anche quest’anno abbiamo cercato di contenere al massimo i costi, perché ci rendiamo conto di quanto sia già difficile affrontare la vita di tutti i giorni, ed il nostro hobby per quanto importante sia non può certo dissanguarci. Per la premiazione, abbiamo fatto uno sforzo notevole per arricchirla, non solo per l’attrezzatura (MAVER) ma perché abbiamo applicato ai trofei dei primi, un pesciolino in oro lavorato a mano. Inoltre per le prime tre coppie classificate, ci saranno, a parte i premi ed i cesti con prodotti locali, anche 3 soggiorni per una settimana. E’ il trofeo del 1° lustro, e noi vogliamo festeggiarlo così. Sappiamo che voi ci avete riservato sempre belle sorprese, e ci pareva giusto farlo, però vogliamo mettervi in competizione già prima della gara, ed allora abbiamo ideato un premio anche per la Società col maggior numero di coppie iscritte. Un ultima informazione, stiamo pregando perché dai vasconi di acqua coltura, possano scappare quante più orate possibile, l’alternativa sarebbe una bella Sciroccata, o una scaduta di Grecale, allora si che ci sarebbe da divertirsi. Un saluto ed un arrivederci al 6 Marzo per il “5° Trofeo La Caletta”. Per ulteriori informazioni, potete telefonare a Tonino Fadda al 328/1424619. Antonio Mele al 320/6831288. Francesco Usai al 393/9769117. Davide Manconi 366/3583675.

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mercoledì 10 febbraio 2010

Pescare con la camola del miele a mare

Scriviamo questo articolo su richiesta di Rocco S. che tramite facebook ci ha scritto: volevo chiedervi se puo' funzionare ? ho un'amico che pesca le orate con il pasturatore ...come esca usa bigattini ed associa ai bigattini una camola del miele , dice che e' micidiale per la regina ...voi che dite ?

Subito mi è venuto di storcere il naso poichè l'argomento mi pareva troppo sopra le righe, poi ripensandoci ho ritenuto il tutto abbastanza interessante per scriverci quattro righe e cercare di capire se e come utilizzare la camola del miele a mare. Iniziamo con il dire che la camola del miele viene usata nella pesca alla trota in quanto resitente all'innesco e sopratutto dal sapore dolce ed invitante per le trote. A mare si preferisce usare le larve del bigattino in quanto sono più a buon mercato e consentono di effettuare una buona pasturazione mandando il pesce in frenesia. Ovvio che la pasturazione con le camole a mare non avrebbe senso in quanto il costo e le dimensioni sarebbero un elemento limitante. Innescare invece la camola e poi mettere nel pasturatore i bigattini potrebbe essere una scelta vincente per poter attirare i pesci con i bigattini e poi spingerli a mangiare il bigattino cicciotto posato li sul fondo e per il quale i pinnuti doverebbero comunque competere. Sin qui tutto ottimo ma occorre considerare che la resitenza la lancio della camola è ridotta, quindi per i lanci occorrerebbe solo appoggiarli e mai forzare nella ricerca della distanza. Io non ho mai usato questo innesco (inizio però ad essere curioso) ma ricordo di alcuni amici che tagliarono una palma attacata dal famoso punteruolo rosso e usarono le enormi larve di questo coleottero per la pesca. Dabba barca non dettero risultati ma tutit noi sappiamo che un solo tentativo non è decisivo. Vista la novità dell'argomento e la mancanza di report a riguardo vi invito tutti a commentare e ad aiutarci a dipanare la matassa.

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martedì 9 febbraio 2010

Ricette: Polpo con zucchine e zenzero

Ingredienti: 1,5 kg di polpo, olio, prezzemolo tritato, sale, un pezzetto di zenzero fresco, una manciata di olive, una manciata di capperi sotto sale, 3 - 4 pomodori secchi, 3 zucchine piccole e basilico per guarnire. Preparazione: dopo aver pulito il polpo far cuocere il polpo nella pentola tradizionale o nella pentola a pressione (in questo caso bastano soli 15 minuti), quando è cotto spengete e fatelo raffreddare nella sua stessa acqua. Nel frattempo in una terrina capiente mettete l'olio, un po’ di sale, il prezzemolo tritato, lo zenzero grattugiato e mescolate bene. Quando il polpo è freddo, scolatelo, pulitelo, tagliatelo a pezzetti e mettetelo ad insaporire almeno mezza giornata nella terrina con olio, sale, prezzemolo e zenzero. Passate a preparare la salsa di olive, capperi e pomodori secchi: sciacquate i capperi, snocciolate le olive e mettete il tutto nel mixer con i pomodori secchi e un po’ di olio; azionate il mixer fino ad ottenere un composto grossolano. Infine lavate le zucchine, tagliatele a fettine sottili e tagliate ogni fettina come dei piccoli fiammiferi, aggiungete del basilico tagliato a striscioline e condite con dell’olio le zucchine. A questo punto punto prendete una pirofila rotonda: mettete al centro il polpo, intorno al polpo disponete la salsa di capperi, olive e pomodori secchi. Infine mettete le zucchine tagliate a fiammifero tutt’intorno e un po’ sopra il polpo… ultimo tocco... guarnite con un ciuffo di basilico! Fate insaporire un'altra oretta e... Buon appetito. In collaborazione con Ideericette.it

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lunedì 8 febbraio 2010

Pesca Inglese: sgrassare il filo in bobina

Come anticipato nell'articolo sulla pesca all'inglese questa tecnica si rivela vincente quando viene praticata con la cima della canna nell'acqua e il filo (affondante)immerso. Molti di voi avranno osservato che dopo alcune ore di pesca il filo perde in parte il suo potere affondante e tende a rimanere sulla superficie dell'acqua rendendo meno pronta la ferrata. Questo fenomeno è dovuto all'accumularsi sul filo di sostanze idrofobe (in genre lipidi) che sono presenti nell'acqua e si legano al filo. Ora se pescando dalla scogliera il problema si presenta dopo diverse ore di pesca al laghetto in cerca delle caroe in presenza di forte pasturazione il problema si presenta dopo poche ore di pesca. Per ovviare a questo problema occorre pulire il filo con prodotti a base di tensioattivi non troppo aggressivi capaci di eliminare i lipidi dal filo in una unica passata ma senza logorarlo. Il metodo più usato consiste nel portare nello zaino da pesca all'inglese una bottiglietta di acqua da mezzo litro con del sapone per i piatti diluito in acqua (1 tappo in 200 ml) e una spugnetta da cucina del tipo molto poroso. All'occorrenza o a intervalli regolari mettete dell'acqua saponata sulla spugnetta e poi adagiate questa sul tripode, sulla recinsione del laghetto o sugli scogli e recuperando il filo fate in modo che questo scorra sulla spugnetta pulendosi. Se poi vi piave avere attrezzatura da pesca molto tecnica potrete acquistare anche accessori per il vostro panchetto che oltre a fare da rod pod alloggeranno la spugnetta per detergere il filo.

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sabato 6 febbraio 2010

Lo shock leader

Lo shock leader nasce per le discipline dove è prevista una intensa fase di lancio delle zavorre (inglese, paf e surfcasting). Quando si lancia un peso con la canna questa accumula energia nella prima fase (ovvero si carica) e la rilascia nella seconda fase. La fase di caricamento in pratica si ha grazie alla trazione che facciamo con la canna sul piombo, infati possiamo vedere la canna piegarsi. In questa fase abbiamo bisogno di un filo che abbia una buona caratteristica di resistenza per resistere alla trazione. Successivamente, quando il piombo è "partito" ed il complesso pescante è in volo il carico sul filo è ridottissimo, cosi come è ridotto nel momento del recupero. Va da se che il momento di maggiore sforzo è la prima fase del lancio. Ipotizziamo di dover lanciare una zavorra di 125 gr con una canna da surfcasting, avremo bisogno di uno shock leader del diametro di 0,50 mm. Se però riempiamo tutta la bobbina con filo di questo diametro nel lancio faremo pochi metri, in quanto maggiore è il diametro del filo e minore è la gitatta del lancio. Abbiamo quindi due necessità: alta resistenza nel lancio e bassa resistenza nel volo del piombo. Possiamo trovare un buon compromesso, tipo imbobbinando del filo 0,40 e lanciano piano, oppure unire due fili diversi. Nel caso sopra esposto possiamo imbobbinare il mulinello con del filo 0,20 e poi unire a questo 10 metri di filo 0,50. L'ultima parte la chiameremo shock leader (SL) e avrà il compito di assorbire le sollecitazioni nelle prime fasi di lancio. Generalmente si acquistano dei monofili appositamente progettati e se ne aggiungono il doppio della lunghezza della canna. Alcuni pescatori preferiscono usare del trecciato come SL sfruttando il minore diametro di questo filo. Se usate questo accorgimento abbiate cura di proteggere il vostro dito con un salvadito in quanto durante il lancio lo sfregamento con il trecciato causa sovente ferite profonde. Alla fine dello SL abbiate cura di porre una girella con un moschettone al quale agganceremo i terminali. Il nodo di gionzione tra filo in bobbina e SL sarà da scegliere in base ai diametri in gioco. Per fili di diametro non troppo differente possiamo usare il nodo di sangue, se i diametri sono molto diversi è meglio usare il nodo sulla pallina.

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venerdì 5 febbraio 2010

Pulire il polpo

Già in passato abbiamo visto insieme alcune ricette a base di polpo, uno dei prodotti del mare più apprezzati a tavola. Ora su richiesta di alcuni amici vi segnaliamo come procedere nel caso in cui peschiamo da soli un bel polpo e vogliamo preparalo. La pulizia dle polpo differisce molto da quella del pesce in quanto è diversa la disposizione degli organi interni da eliminare. Nello specifico se il pesce ha gli organi interni nell'addome il polpo ha tutti gli organi interni nella testa, mentre le "zampe" sono costituite di solo muscolo e quindi è possibile magiarle tal quale (a mio avviso dopo la cottura ma potete anche gustarle crude). Per la pulizia del polpo si inizia praticando un taglio longitudinale alla testa, ovvero occorre tagliare dalla base della testa sino alla sua sommità. A questo punto aiutandovi con un coltello rivoltate la testa e con la lama raschiate la parte muscolosa per allontanare gli organi interni. Tutto va portato via, compreso la sacca gialla che porta una sostanza colorante. Una volta pulito e sciacquato il tutto armiamoci di un coltello appuntito e dalla parte della testa cerchiamo in mezzo ai tentacoli il becco. Una volta trovato lavoriamo con la punta e tagliamo attorno alla base in modo da eliminarlo totalmente (in pratica asportiamo una parte circolare con al centro il becco). A questo punto con lo sesso coltello eliminate gli occhi e poi sciacquate il tutto con acqua abondante. Se desiderate rimuovere anche la pelle sarà meglio procedere dopo la cottura. Un piccolo tsegreto. Se cucinate polpi piccoli e volete servirli in tavola interi e con i tentacoli arricciti immergete il polpo nell'acqua bollente. Se invece il polpo è grosso e lo volete preparare all'insalata mettetelo in acqua fredda o tiepida.

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giovedì 4 febbraio 2010

Pesca inglese: i galleggianti bodied

Questi modelli di galleggianti inglesi sono cotruiti per la pesca con mare mosso od ondulato in quanto il corpo presente alla base del galleggiante ne riduce l'affondamento aumentandone la galleggiabbilità. Va da se che sono da usare quando i modelli a penna di pavone segnalano false abboccate o hanno problemi di stabiità. La deriva può essere costruita in legno, polimeri, balsa o altro materiale galleggiante mentre per l'asta possiamo avere una penna di pavone o l'asta di plastica. I modelli piombati sono utilizzati nella pesca in porto o dalla scogliera.
Nella scelta della grammatura occorre tenere presente la corrente e le onde, in quanto la resistenza a questi fattori è direttamente proporzionale al peso della zavorra. Ovviamente anche per questo waggler è possibile scegliere tra varie combinazioni di zavorra localizzata al bulbo e zavorra distribuita sulla lenza, scegliendo il modello che fa per noi in base a corrente, profondità e distanza di pesca. I modelli non piombati (in genere 10 - 20 - 30 - 40 grammi) sono usati nella pesca col pasturatore a profondità di 10 - 40 metri. Ovvero sono indicati in quelle situazioni dove ocorre scendere velocemente a grande profondità sia l'amo che un pasturatore piombato. Questi galleggianti non sono costruiti per avere sensibilità ma per portare grossi pesi alla lenza, quindi hanno grosse derive galleggianti e antenne corte (in proporzione alle grammature).

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mercoledì 3 febbraio 2010

Bolognese: pescare in caduta

La pesca con la bolognese è una tecnica nobile che grazie a canne e montature legere permette di insidiare pesci anche di grossa taglia ingannandoli con il bigattino. La determinante della pesca alla bolognese è la montatura, ovvero la disposizione dei pallini di piombo. La zavorra, in base a dove è posizionata e come è distribuita va ad influire sul lavoro in acqua del bigattino e sulla segnalazione del complesso pescante al galleggiante.
Generalmente si usa distribuire il peso della zavorra a decrescere verso il basso, ovvero i pallini più pesanti sopra e più leggeri sotto. Se abbiamo la piombatura concentrata verso il galleggiante andiamo velocemente in pesca e facciamo muovere leggermente il nostro finale in corrente, avendo i pallini più pesanti nella parte alta del finale che sarà più stabile. Ad inizio pescata avremo però la parte del fondo poco pasturata e i pesci saranno alla ricerca delle larve verso gli strati medio alti della colonna d'acqua. In questa fase forse è meglio cercare li i pinnuti, che poi saranno anche più affamati. Per fare questo possiamo pescare in calata, ovvero ideare una montatura con peso distribuito uniformemente nella sua lunghezza. Avremo bisogno di un solo tipo di pallino disposto lungo il finale alla medesima distanza gli uni dagli altri. In questo modo il finale poggerà sull'acqua e scenderà lentamente dando grande naturalità alla larva di bigattino. Per completare il lavoro occorre un galleggiante leggero (max 1 gr) e un bigattino vivo e vispo appuntato leggermente sul dorso.

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lunedì 1 febbraio 2010

I bigattini galleggianti

A volte capita che pescando al colpo dalla scogliera o nel porto i pesci si buttino sui bigattini appena caduti in mare, mangiando praticamente sul pelo dell'acqua. In questi momenti l'asso nella manica potrebbe essere saper pescare sul pelo dell'acqua e sapere il sistema per rendere il bigattino galleggiante. Per la tecnica di pesca occorre un galleggiante piombato per tutto il suo peso, di modo da potre tenere le lenza libera dalla zavorra. I fili dovranno essere necessariamente al fluorcarbon e gli ami piccoli, tipo del 22.
Per il bigattino occorre una preparazione specifica. Ovvero acquistate le larve al magazzino ben conservate. Prendetele solo se hanno la macchia nera sul dorso, segno che si alimentano ancora. Portatele a casa e mettetele in un recipiente con poca acqua. In questo modo le larve "berranno" l'acqua riducendo il loro peso specifico, ovvero diverranno galleggianti. Durante la pesca lasciate andare il galleggiante in corrente insiame ai bigattini che usate per la pastura e non preoccupatevi troppo della direzione che prende, saranno i pesci a trovare ne nostre insidie. Per fare galleggiare meglio il bigattino potete anche "ungere" il filo con prodotti specifici per il galleggiamento a base di silicone o usare del comunissimo burro di cacao.

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