mercoledì 30 giugno 2010

Spigole ed orate dalla laguna veneta

Questo articolo riporta le avventure del nostro amico Berto Beo che pesca in genere nella zona di venezia dalla barca. La luna era fine calante inizio crescente e come esche sono stati utilizzati cefalotti vivi per insidiare le spigole che vedete in foto. Per le orate sono stati utilizzati gli spiantani che per i non veneti sono dei granchi che da mollecca diventano spiantano (di barena) e che sono molto ricercati dalle orate di media e grossa pezzatura. Nello specifico questi granchi si presentano mollicci poichè hanno appena cambiato il carapace e sono molto attiranti per l'odore che diffondono.

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martedì 29 giugno 2010

Prede: Il pescegatto

Il pesce gatto è una specie molto presente nei laghetti di pesca sportiva e mediamente diffusa anche nei laghi naturali. Non è una specie autoctona ma è presente grazie al lavoro dell'uomo che ne ha inserito molti esemplari in natura e nei laghi di pesca sportiva grazie alla sua elevata resistenza ai principali stress abiotici. Nello specifico non ha problemi con l'inquinamento, scarso livello di ossigenazione e ridotta alimentazione. E' possibile tenerlo fuori dell'acqua per ore senza causare danni significativi grazie ad una ridotta respirazione cutanea. Il pesce gatto si nutre di piccoli pesci, detriti e anellidi sul fondo del lago e si alimenta principalmente di notte quando si avvicina alle sponde e le percorre nella loro lunghezza. Nel periodo freddo dell'anno si rifugia sul fondo e vi rimane quasi immobile sommerso nella melma. Per aboccata e esche lo posiamo accostare all'anguilla, fatte le dovute proporzioni di dimensioni e peso. Presenta delle note di pericolosità poiche la pinna dorsale è munita di un lungo aculeo che può causare profonde ferite mentre le pinne pettorali presentano anche loro un aculeo ma meno sviluppato.Nei prossimi articolo tutti i dettagli sulle tecnice di pesca al pescegatto. Qui il video del pescegatto.

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lunedì 28 giugno 2010

La cura della canna

Tra gli attrezzi che ci fanno sempre compagnia a pesca non possono di certo mancare le canne. Oggi tutti gli attrezzi sono realizzati in materiali compositi, quasi sempre carbonio ad alto modulo e di ottima qualità. Tutti abbiamo poi nella nostra sacca molte canne da pesca per utilizzare quella che al momento si adatta meglio alla situazione. La canna però nn va usata e poi abbandonata nel portacanne ma va curata per tenerla sempre in perfetta efficienza. I problemi più frequenti che possiamo riscontare sono le ossidazioni degli anelli e la scollatura della resina che tiene i supporti degli anelli sulle sezioni della canna. La causa di questi problemi è la salsedine, infatti anche se la nostra canna non viene mai immersa nell'acqua (ad esclusione delle inglesi ad innesti) il filo dirante il recupero porta cons e dell'acqua di mare che si deposita necessariamente sugli anelli. Problemi minori sono la presenza di sabbia all'interno delle sezioni delle canne telescopiche e l'ossidazione del tappo del pedone, nel caso in cui questo non fosse di gomma. Per ovviare a tutti questi problemi ad intervalli regolari occorre lavare le canne con attenzione. Portate le canne nel vano doccia di casa vostra, posizionate le canne in verticale e sciacquate con molta cura la canna sezione per sezione. Dopo prendete un vecchio spazzolino da denti e strofinate gli anelli uno alal volta, avendo cura di eliminare resti di alghe, esca, sabbia. Finita questa operazione Mettete le canne a testa in sotto (col pedone rivolto verso l'alto), rimuovete il tappo ed armati di un imbuto fare passare molta acqua all'interno delle sezioni. Questa operazione è necessaria per rimuovere sabbia e salsedine dall'interno delel sezioni, in zone difficilmente ispezionabili. Una volte terminata questa operazione ponete le canne in un secchio con i pedoni verso il fondo dello stesso e fate gocciolare per bene, dopo mettete le stesse al sole per far asciugare l'acqua dalla parte interna. Badate bene che questa operazione può richiedere molte ore. Se non asciugherete tutta l'acqua alla prossima pescata le sezioni potrebbero incastrarsi più del dovuto e poi avrete problemi a richiudere le vostre telescopiche. Per salvagauardare gli anelli dallìossidazione vi consiglio di spruzzarli con dello spray al silicone. Va da se che canne ripartite ed ad innesti si possono sciacquare solo all'esterno.

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sabato 26 giugno 2010

Legare un amo a paletta

L'amo a paletta è una ottima soluzione per innescare anellidi e altre piccole esche (tipo il bigattino) in quando per misure piccole degli ami, ad esempio dal numero 20 in su, l'occhiello dell'amo sarebbe troppo piccolo per essere usato agevolmente. Inoltre la paletta con il suo nodo occupano meno spazio rispetto all'anello e quindi deteriorano meno gli anellidi che si innescano interi a salire sull'amo. Ovviamente se per l'amo ad occhiello usiamo un nodo palomar qui occore un tipo di legatura che stringa il gambo con forza e tenga chiuse le spire a ridosso della paletta. Di seguito un video esplicativo.


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mercoledì 23 giugno 2010

Raccogliere l'esca rossa da soli

L'esca rossa è un anellide utilissimo a pesca che nasce e cresce in poche zone della penisola (leggi articolo). Per tutto l'anno ma in particolare nei mesi estivi è l'unico modo per attirare all'amo i nostri amati pinnuti, tanto è vero che mormora fa rima quasi esclusivamente con arenicola. L'unico problema che presenta questo verme è il costo, visto che in italia ci vengono chiesti dai 5 agli 8 euro per una vaschetta contenente circa 6 capi (a volte 8) di esca rossa a volte manco troppo grande. Ecco quindi che vi riporto le parole di un sub pescatore di esca rossa che ci ha scritto il metodo per raccogliere da soli l'esca rossa, e quindi ridurre drasticamente il costo delle nostre pescate. Occorre munirsi di bombole e muta, in estate la muta pare non sia necessaria, e immergersi in una spiaggia di sabbia vulcanica e ricca di residui organici, che poi sono il cibo delle nostre arenicole. Queste zone in genere si trovano in prossimità delle scogliere o in zone di misto dove si crea molta sostanza organica e la sabbia è ricca di materiale in decomposizione. Portate con voi una paletta di plastica rigida con la quale smuovere la sabbia del fondo. Improvvisamente vedrete qualcosa guizzare nella sabbia e scappare via, avete visto la vostra prima esca rossa. Raccoglietela e mettetela in una retina a maglie strettissime o un sacchetto di stoffa ed attenti che nel corso dell'immersione non vi scappi. Una volta a riva metettela in un contenitore di polistirolo o comunque isolante con pochi centimetri di sabbia e molta acqua. Potrete conservarla cosi a lungo se ciclicamente avrete cura di cambiare l'acqua e se la temperatura interna al contenitore sarà di circa 20°C. Se siete pratici di immersioni in apnea potrete anche fare a meno delle bombole, ma la vostra ricerca potrebbe essere faticosa se trovate le arenicole a profondità maggiori di 2 metri.

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lunedì 21 giugno 2010

Ombrine dalle marche


Ciao sono Gennaro C. e sono presente nel vostro gruppo e profilo di facebook. Vi invio le foto di ombrine catturate su di un relitto a largo di Fano ( MARCHE ) tecnica usata bolentino, con paguro cannolicchio e sardoncino. Il relitto di cui parlo si trova a circa 13 mlg dalla costa alla profondita di 45 metri. Scusate ma nn avevo la digtale a bordo quindi le ho fatte al momento del rientro a casa un saluto a voi a presto con nuove catture..... le ombrine sono da 300g a 900gr oltre altro pesce catturato diviso in modo equo di cui fragolini ,gronco,suri e sgombri.


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venerdì 18 giugno 2010

Cristian e le spigole


Ancora un amico di facebook ci invia le foto delle sue catture. Questa volta ospitiamo le spigole di Cristian, grande pescatore sardo che con queste immagini ci mostra la sua bravura nel catturare spigole (e mi pare anche qualche orata) di tutto rispetto. In attesa di maggiori dettagli sulle catture non ci resta che fargli i complimenti.


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martedì 15 giugno 2010

Segreti: innescare il riccio per catturare l'orata dei sogni

Vista la stagione estiva, il caldo e la grande voglia di noi pescatori di catturare la preda della vita, quella che mai si dimentica e che faremo vedere gioiosi a tutto il mondo, abbiamo deciso di pubblicare una notizia segnalataci da un assiduo lettore spagnolo. Già abbiamo parlato in un articolo precedente della possibilità di catturare la grossa orata con un innesco particolarmente attirante per la grossa orata: il granchio. Già in quel caso mettemmo in luce come le orate siano sempre alla ricerca dei granchi (pare che questi ultimi siano grandi mangiatori delle loro uova). Grazie al potente apparato boccale bastano pochi attimi a questi schiaccianoci per triturare il granchio e poi buttarne giù le parti molli. In spagna invece pare sia molto diffusa la pesca dele grosse orate con un'esca parimenti attrattiva: il riccio. Questo animale vive nelle zone di misto sabbia - scogli ed è conosciuto dai bagnanti perchè se inavvertitamente calpestato i frammenti dei suoi aculei danno origine a non pochi problemi dermatologici. La femmina del riccio è sempre stata utilizzata in cucina per le sue gonadi ricche di sapore e profumi particolarissimi. Proprio questa caratteristica attira le grosse orate (ma anche i saraghi) al nostro cospetto. Per vedere di persona il potenziale attrattivo del riccio basta immergersi e poi schiacciare un riccio, in pochi attimi vedrete decine di pinnuti accorrere al banchetto. Per sfruttare le potenzialità alieutiche del riccio occorre procurarsene uno femmina, tagliarne gli aculei con le forbici, inserire un teminale a due ami nel suo corpo e avvolgere con filo elastica. A questo punto dovete solo lanciare il nostro finale scorevole e sistemare il segnalatore di abboccata. Se la canna si muoverà state sicuri che avrete cattorato un'orata da sogno.
A seguire un video dimostrativo, e se siete scettici guardate che orate prende il ragazzo.

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domenica 13 giugno 2010

La mormora: sinonimo di pesca estiva.


Pagellus mormyrus
La mormora è il preda simbolo della pesca estiva. E' sempre una emozione quando al recupero si scorge la prima mormora della stagione. Significa che il divertimento nelle ore notturne è assicurato grazie alla presenza di questi pinnuto sportivissimo e sempre presente in branchi. La mormora si presenta di colore grigio con una serie di striature verticali di colore nero, capo allungato e labbra prominenti. Come lunghezza raggiunge anche i 40 cm, mentre per il peso sono stati catturati esempleri di circa 1 kg. Vive e si sposta in branco, quindi le catture sono spesso multiple se usate terminali biamo. Questo pesce è il rappresentante tipico della classe dei grufolatori, ovvero al momento di cibarsi mette il muso nella sabbia alla ricerca si anellidi o altro cibo di facile reperibilità. Ha la capacità di insabbabbirsi, per cui raramente finisce preda delle reti. Spesso le mormore presentano dei parassiti all'interno dell'apparato boccale (volgarmente chiamati zecche), essendo questo fenomeno molto diffuso non dovete spaventarvi ma semplicemente rimuovere il parassita che si presenta lungo 1-2 cm. In genere le catture avvengono in estate ed autunno dopo il tramonto, anche se in inverno dopo le mareggiate è possibbile fare delle bellissime catture.  L'esca principe per la cattura delle mormore è l'esca rossa, l'unica che assicura carnieri ricchi e catture frequenti, in alternativa potete usare del coreano vivissimo, ma non attendetevi gli stessi risultati. Se usate bibi o cannolicchio o americano potrebbe capitarvi di prendere il big one, del peso di circa un kg. Come terminale o utilizzate un long arm con attacco basso o n paternoster, finale di 1,5 mt massimo 0,18, amo da 4 a 8. Di giorno è consigliato il fluorocarbon.


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giovedì 10 giugno 2010

Prede: l'orata

Tra i pesci ricercati a mare e in tavola per il sapore delle carni abbiamo l'orata, preda più ambita dei mesi estivi quando si avvicina alla costa attratta dalle emperature più alte rispetto agli alti fondali. Questo pesce vive nei pressi della costa e si muove generalmente da solo. Si nutre di crostacei e molluschi di cui è ghiotto e che cerca anche nei pressi dei porti o delle dighe frangiflutto. Nonostane sia un pesce che rifugge le acque fredde si avventura spesso nelle foci e nelle lagune tanto da avere dei comportamenti da specie euralina più evidenti nel periodo estivo. L'orata è poi una specie ermafrodita nel senso che nasce maschio e poi diviene femmina verso i due anni di vita, questo è uno dei motivi per cui quando vengono pescati piccoli esemplari occorre rimetterli in libertà, rirdando anche che gli esemplari adulti raggiungono i 10 kg di peso e circa un metro di lunghezza. Morfologicamente la parte del corpo dell'orta che colpisce di più è l'apparato boccale munito di palato osseo e denti capace di schiacciare cozza e altri molluschi in un attimo. Per questo motivo al momento dell'abboccata vedremo muoversi diverse volte la canna o il galleggiante. Poichè l'orata schiaccia e poi sputa il boccone è in quest afase che in genere avviene l'allamata dello sparide ma è sempre in questa fase che può accorgersi ella presenza del finale o dell'amo. Come consigli vi ricordo di usare amo beck e terminale scorrevole al fine di aumenare le chances di successo.

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mercoledì 9 giugno 2010

Pesca con il coreano in foce

Questo articolo ci è stato chiesto da un amico di facebook che nello specifico ci chiedeva come utilizzare il coreano in foce e se e perchè questa esca era attrattiva. Iniziamo con il ricordare che il coreano è un verme importato dal vietnam in grosse confezioni che una volta giunto in italia viene selezionato e confezionato nelle scatolette che poi aquistiamo. Questo verme è molto utilizato per tutti i tipi di pesca in mare in quanto il costo basso lo rende una tipica esca da tentativo. Il meglio di se viene però espresso nella pesca in foce dove i pesci lo confondono facilmente con vermi che abitano le acque dolci e salmastre o anche con le anguilline (di cui sono ghiotte le spigole). L'innesco più attirante è sicuramente quello che prevede l'amo circa un centimentro sotto la testa del verme e poi tutto il corpo libero di muoversi. In questo modo il coreano no viene nemmeno ucciso e quindi muovendosi emette vibrazioni che attirano i pesci. Ricordate che in queste conizioni può fare come o meglio del coreano il salterello o tunisino, verme di dimensioni leggermente minori ma molto più mobile, e quindi maggiormente adescante. Qui il video per vedere l'innesco del coreano con l'ago.

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Segreto per salvaguardare i mulinelli da pesca

Dopo ogni uscita sciacquiamo i mulinelli con acqua corrente, evitando che l’acqua penetri nei meccanismi interni, negli ingranaggi e si mischi al grasso, rendendolo poco funzionale. Dopo smontare la bobina dal corpo del mulinello e immergerla per poche ore in acqua, possibilmente distillata. Così il sale che si trova sul filo e nel filo si scioglierà, allungando la vita dello stesso. Se ponete attenzione nel confrontale un filo mai lavato in questo modo ed un filo curato noterete che il primo già dopo poche uscite si presenterà rugoso, e dopo mesi attaccaticcio, oltre a perdere parte del suo carico di rottura. Le parti in metallo e plastica del mulinello dureranno di più e non avranno i classici sintomi di salsedine, ovvero cromature e pittura che saltano via a pezzi.Se avrete cura anche di oliare i cuscinetti esposti e le parti da attrito sicuramente il mulinello durerà a lungo ed avrà performances migliori. Provare per credere.

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lunedì 7 giugno 2010

Il nodo palomar

Legare una girella od un amo ad occhiello non è cosa facile se non si conoscono bene i nodi e le perdite di carico del nylon che segue sempre un nodo. Per evitare tutti questi problemi consiglio sempre un nodo palomar, capace di tenere intatto il carico di rottura per almeno il 95%.

A seguire un video esplicativo per realizzare il nodo.

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sabato 5 giugno 2010

La Cordella

Come abbiamo avuto modo di ricordare diverse volte gli anellidi a pesca sono utilissimi nella stagione estiva quando i pesci tendono ad essere più scettici nei confronti delle esche di pescheria e si avventano più facilmente sulle esche tipo vermi. La cordella è un verme da pesca molto utilizzato in alcune regioni. Si presenta come un verme lungo 40 - 60 cm, dal diametro di massimo un centimetro e di colore rosso. La sua più grande qualità è la possibilità di conservazione a temperatura ambiente, cosa che lo rende idoneo a pescate lontano da casa in assenza di frigorifero. D'altro canto se andiamo a pesca e ci avanzano diversi capi possiamo metterli con la loro scatoletta di plastica all'ombra e dureranno di sicuro almeno una settimana, avendo cura di ripristinare la corretta umidità tramite acqua distillata. Il veme abbiamo visto che si presenta molto lungo, motivo per cui per innescarlo dovremo tagliarne una parte partendo sempre dalla coda. Un breve passaggio sull'ago da innesco e poi via sull'amo alla ricerca della grossa preda. Dato il costo contenuto e la grande quantità di vermi per scatola (in genere 4) sono sempre consigliati inneschi abbondanti, in caso di pinnuti poco reattivi a questa esca occorre solo aggiungere sulla punta dell'amo pochi centimetri di esca rossa. Vi ricordo che la cordella è reperibile nei negozio di pesca solo in primavera ed estate a causa delle sue esigenze climatiche. Tra i pesci attratti da questa esca ricordiamo le mormore e le orate, oltre a tutti i pesci di fondo in generale.

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mercoledì 2 giugno 2010

Cosa fare se il granchio disturba

Spesso a PAF capita che i granchi si avventano sulle nostre esche molto voracemente, mangiandole e tagliando il pezzo finale del bracciolo con l’amo attaccato. Ciò si traduce in una doppia perdita: esca + amo. Per evitare ciò utilizzate come finale un long arm al quale legate un finale di 1,5 metri al quale prima dell’amo mettete un popup, uguale a quello che si utilizza per insidiare i pesci di galla. Per evitare poi che il vostro amo lavori troppo in alto ponete a 50 e 70 cm due pallini di piombo di quelli che si usano a bolognese, scegliendone il peso in base alla corrente (circa 0,1 grammi cadauno). Ricordate che i granchi a mare esplorano leggermente la colonna di acqua, quindi la parte libera deve essere di almeno 50 cm. Sarete sorpresi dei risultati. Esche consigliate: esca rossa e coreano.

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martedì 1 giugno 2010

Prede: le occhiate

Tra le prede da insidiare a pesca non possiamo tralasciare la trattazione delle occhiate, specie sportiva e divertente che con la sua presenza rende liete le giornate dedicate alla nostra passione. Questi pesci sono piccoli sparidi di superficie o mezz'acqua che si muovono in branco e attaccano tutto ciò che rilevano come commestibile. La pasturazione, il bigattino e la loro prenza in branco li rende una specie molto sportiva e divertente in quanto le catture sono numerose e repentine e, a dispetto delle loro dimensioni, combattono con tutte le loro forze sino a quando non le portiamo a guadino. Dal punto di vista morfologico si presentano con un colore grigio argenteo di fondo e una macchia nera rotonda all'attaccatura della coda, da qui il nome occhiata. Le dimensioni vanno dai pochi centimetri ai 30, con esemplari dal peso di anche mezzo chilo. Sono pesci di branco che spesso si fanno trasportare dalla corrente piuttosto che risalirla, quindi popolano le zone a ridosso di scogliere, frangiflutti e moli dove cercano cibo e competono per lo stesso. Nell'azione di pesca è molto importante la pastura in quanto attira le occhiate e le tiene in zona, permettendoci di catturarle agevolmente. Nella preparazione della stessa occorre usare poca acqua per facilitare il disgregarsi della stessa nella zona alta della colonna d'acqua. La pesca alle occhiate si può fare con tecnica inglese o bolognese, o in alternativa con il natello dalla barca. A fondo possiamo catturare delle occhiate con tutte le esche avendo cura di utilizzare dei popup per sollevare l'esca dal fondo. Se pescate dei piccoli esemplari abbiate cura di slamarli e rimetterli in acqua. Qui qualche video sulle orate.

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