venerdì 27 agosto 2010

Amur a spinning

Pubblico interamente un articolo scritto da Alex Noise, pescatore di spigole a spinning ed ora inventore della pesca all 'Amur a spinning. Non so il vero motivo e mai lo saprò, posso solo dirvi che il rotante lo aveva perfettamente in bocca e l'attacco sull'esca è stato molto aggressivo, infatti dal momento che ero a trote è stata così brava ad ingannarmi, che pensavo fosse una trotona da record, invece appena sotto la riva ho realizzato che era una amur (per chi non lo sapesse, l'amur è una carpa erbivora che per quanto io ne sappia non ha ragioni ne stimoli di attaccare una preda che si muove più veloce del flusso dell'acqua). Il peso del pesce in questione l'ho stimato intorno ai 6 chili ma sono quasi certo che pesava anche di più. Il laghetto dove l'ho presa era ed è un laghetto fantastico immerso nella "giungla umbra", in umbria appunto. Non voglio essere troppo preciso sul posto in questione perchè nel lago c'era e c'è il divieto di accesso, nonnchè divieto di pesca, quindi nessuno potrebbe pescarci e sarebbe inutile dirvi dov'è. Io personalmente non ho resistito, l'acqua era come quella di una piscina, pesci che saltavano fuori dall'acqua in tutte le zone, alberi, rami, foglie, insetti a non finire, sembrava il laghetto perfetto da trota (e infatti lo era) e mi ha riservato anche questa bella sorpresa.
Attrezzatura usata:
canna: awa-shima 15-40 gr | 2.70 mt
mulinello: 4000 imbobinato con 0.28
esca: rotante senza marca (dove rotante non intende cucchiaino ma un rotante un pò particolare) ... lo uso moltissimo perchè funziona molto bene ma dal momento che non c'è la marca non so come fare a spiegarvelo.
orario: intorno alle 19:30 / 20:00 ... classico orario in cui le amur vengono a galla a banchettare.

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lunedì 23 agosto 2010

Caricare il filo in bobina

Dopo avere acquistato un nuovo mulinello è d'obbligo riempire le bobbine con il filo da pesca. Per procedere correttamente occorre per prima cosa leggere sulle bobbine quanto filo possono contenere in base al diametro (ci sono scritte tipo 220 m 0,20 ecc ecc) e fare le nostre scelte in base al numero di bobbine, alla pesca che faremo, alle necessità che avremo e se vogliamo metterci del nylon o del multifibre. Una volta fatta la scelta del diametro avremo chiaro quanto filo ci serve epotremo andare dal nostro negoziante di fiducia ad aquistare del filo progettato apposta per lavorare in bobbina (quindi resistente, con poca memoria e ricoperto di silicone se crediamo di andare incontro a problemi di abbrasione. Se non lo avete è necessario acquistare un imbobinatore a ventosa, costa pochi euro ma vi permette di caricare con tensione costante il filo in bobbina e quindi evita problemi che potrebbero sorgere durante il lancio. Una volta a casa non vi resta altro da fare che agganciare la ventosa dello strumento su di una superficie verticale, agganciarvi la bobbina di nylon e regolarne la frizione, legare la lenza alla bobbina dle mulinello e con tanto olio di gomito avvolgere il tutto. Ricordate di non riempire il mulinello sino al limite superiore ma di rimanere almeno 2 mm liberi per evitare parruche durante il lancio. Alcuni pescatori sono soliti mettere l'imbobinatore la bobbina di filo in una bacinella con l'acqua perchè ritengono che il filo bagnato dia un risultato migliore nell'avvolgimento dul mulinello.

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sabato 21 agosto 2010

Conservare l'esca rossa


Siete andati a pesca e vi sono avanzati dei capi di esca rossa??
Se vi sono avanzati dei capi di esca rossa e, visto il prezzo che la paghiamo, non vi va di buttarla via abbiamo il segreto della pesca che vi può aiutare. Mettete il coperchio sulla confezione di polistirolo che vi ha dato il negoziante e riporate il tutto a casa. Intanto procuratevi una bottiglia di plastica (cosi aiutiamo anche il riciclaggio), riempitela di acqua di mare e portatela casa. Una volta li eliminate dalla vaschetta la sola acqua e rimpiazzatela con un solo dito di acqua di mare presa dalla bottiglia. Riponete la vaschetta in una zona fresca, tipo una cantina, e cambiate l'acqua ogni due giorni. Io cosi l'ho conservata anche per 2 settimane e rimane viva e vegeta. Provate e risparmierete tanti soldi.

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mercoledì 11 agosto 2010

Costruire i terminali da pesca: lo snodo


Fondamentale per costruire i nostri terminali da pesca è lo snodo, unità fondamentale capace di scaricare le tensioni create dal terminale senza trasmetterle al trave in quanto rende possibile la trazione attorno all'asse della girella e attorno all'asse del trave. La sua presenza inoltre permette di muovere la posizione della girella sul trave. In questo modo possiamo variare l'assetto di pesca rapidamente, passando per esempio da un long arm con attacco basso ad uno con attacco alto. Idem dicesi nel caso di terminali a due ami, dove variando la disposizione degli snodi possiamo passare da un paternoster a 2 ami (idoneo a pescare nella schiuma) ad un terminale a due ami, di cui quello superiore dedicato ai pesci di galla e quello basso ai pesci di fondo.
Realizzazione: per realizzare uno snodo occorre una busta di girelle piccole, una confezione di stopper in silicone, una confezione di perline, la lenza che farà da trave scelta in base alle zavorre da lanciare. Aprite la confezione degli stopper in silicone e passate uno stopper sul trave, avendo cura di usare abbastanza saliva per lubrificare. Passate sul trave una perlian, poi la girella e poi una nuova perlina. Infine passate l'ultimo stopper. Se avete seguito le istruzioni avrete ottenuto uno snodo come quello rappresentato in foto. Complimenti.



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domenica 8 agosto 2010

Il trecciato a pesca

Dyneema, dacron o trecciato, questi sono i nomi per un prodotto che ha rivoluzionato il mondo della pesca. Tutti sappiamo che il nylon è il filo da pesca per eccellenza. Il nylon con i suoi mille additivi segreti nel corso degli anni ha variato le proprie caratteristiche di elasticità, memoria, allungamento, tenuta al nodo, reistenza alla salsedine, impermeabilità. I monofili nel corso degli ultimi 20 anni si sono rivoluzionati. Il fluorocarbon di prima generazione riflette meno la luce, i fili da bobbina sono spesso ricoperti di una guaina di silicone per scorrere meglio e resistere al sale, i fili sottili ora spesso sono resitenti come non mai. Ma esiste un nuovo prodotto ha rivoluzionato il mondo della pesca: il trecciato. Come dice il nome steso questo prodotto non è un monofilo ma il risultato dell'intrecciamento di numerosi fili (inizialmente di dacron, polimero brevettato a basa di poliestere). Il risultato iniziale è stato sbalorditivo. Altissima resistenza del silo intesa come carico di rottura dovuta ad una ottima intuizione: il carico di rottura non è funzione del diametro del filo ma delle sommedei diametri di tutti i fili che compongono la treccia. Un po come il cavo di acciaio che si usa in indstria, anche li è una treccia. Altre caratteristiche sono allungamento nullo, quindi zero elasticità, scarsa resitenza all'abrasione, resistenza al sale, media tenuta al nodo. Grazie alle sue caratteristiche il trecciato si è subito imposto come base per tutte le tecniche di pesca a spinning poichè i fili sottili e resitenti aiutano a lanciare lontano, con l'unica pecca delle rotture dovute allo sfregamento contro gli ostacoli sommersi.Un'altra disciplina che si è giovata del trecciato è stato il bolentino. Qui si pesca anche a 200 - 300 metri di profondità e il nylon con la sua elasticidà da un forte ritardo nella ferrata e scarsa sensibilità alla canna. Con il trecciato invece si ottiene ferrata pronta e massima sensibilità. Anche nel surf casting il trecciato ha avuto un qualche utilizzo. Infatti nella preparazione dello shock leader si utilizza spesso del trecciato in quanto fornisce la stessa resistenza di un monofilo di 0,5 0,6 mm con un quarto del diametro, con l'evidente vantaggio di fare il nodo di giunzione tra due fili di diametro simile. Inoltre anche il caricamento della cana in fase di lancio è più veloce essendo nulla l'elasticità (in confronto allo SL in nylon). Alcuni pescatori poi hanno provato ad imbobbinare il trecciato per i muli da surf ma con scarsi risultati essendo alta la probabilità di groviglio. Quando vi apprestate ad utilizzare del multifibra su una canna ricordatevi di controllare che gli anelli siano in pietra sic in quanto il trecciato ha la capacità di tagliare gli anelli se sono di materiale morbido. Inoltre nel lancio proteggete il dito che tiene il filo con un salvadito in quanto una falsa partenza o un impedimento possono rpovocare ferite anche profonde la vostro polpastrello.

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martedì 3 agosto 2010

Prede: La salpa

La salpa è un pesce dal colore argenteo e strisce gialle molto diffuso nel mediterraneo. Si nutre preminentemente di alghe che crescono lungo moli e scogliere quindi è naturale cercarle in spot dove trovano il loro principale nutrimento. Amano anche cacciare i bigattini quando formano una nuvola omogenea, ed è per questo motivo che quando sono presenti le salpe occorre pasturare poco ma spesso. Tra tutti i pesci insidiabili a bolognese questo è sicuo indice di diverttimento e combattività. Ha denti aguzzi che possono tranciare il filo e carettere deciso che le permette di combattere a lungo prima di lasciarsi inguadinare. Spesso se si vede spraffatta nuota in direzione del molo o della scogliera e strofina il muso contro gli scogli, rendendo la vita del nylon molto più breve. Nutrendosi quasi esclusivamente di alghe le sue carni possono assumere in poche ora un sapore poco piacevole dovuto alla fermentazione delle alghe nell'apparato digernete. Onde evitare questo inconveniete è opportuno tenere iu pesci in acqua in una nassa o eliminarne le interiosa poco dopo la cattura. In alternativa procedete alla baiatura come riportato in questo articolo. Dal punto di vista culinario la salpa è considerata un pesce povero ma ben cucinata e consevata a dovere può dare grosse sodisfazioni al cuoco esperto o alle prime armi. Per la pesca usate bolognese di sei metri, galleggiante da 1 gr e spallinatura con svolazzo di 1 metro. Se allamate un asalpa il divertimento sarà assicurato.

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lunedì 2 agosto 2010

La Pesca a Fondo (PAF)

Tra le tecniche di pesca più praticate di sicuro c’è quella che si effettua dalla spiaggia. I pescatori poco evoluti (senza volere per nulla sminuire coloro che vivono una passione in maniera poco tecnica) tendono a praticare un tipo di pesca “universale” applicando poche variazioni. Tecnicamente invece occorre considerare che gli attrezzi, le montature, i piombi, tutto va adeguato alle condizioni meteomarine che sono presenti nel nostro spot e alle prede che lo frequentano in quel momento. Nasce quindi la differenza tra la Pesca a Fondo (PAF) e il Surf Casting. La PAF si effettua quando il mare è calmo, non sono presenti onde e forti correnti laterali. Va da se che utilizzeremo dei calamenti leggeri, fili sottili e i piombi saranno scelti in base alla distanza che cerchiamo, piuttosto che alla tenuta del moto ondoso. In condizioni da PAF le canne da utilizzare saranno leggere ed idonee a segnalare le abboccate delle principali prede estive, tra le quali la principale è la mormora. Le esche da utilizzare saranno soprattutto anellidi da innescare su fili sottili e ami medio piccoli, tutto ciò per trarre in inganno i pinnuti che in condizione di mare calmo e deboli correnti possono scorgere l’inganno dell’amo e del filo in maniera molto agevole. A tal proposito se pescate di giorno possono tornare utili i monofili in fluorocarbon, un nylon che nell’acqua non crea riflessi, per creare il finale, ovvero quello spezzone di lenza che va dal trave all’amo. Il fluorocarbon è leggermente più rigido del nylon normale, e per questo motivo può tornare utile nella presentazione degli anellidi. In condizioni di PAF notturna il fluorocarbon risulta inutile, in quanto le possibilità da parte dei pesci di scorgere il filo sono ridotte. Anche se sono dell’idea che le configurazioni sono personali e legate al momento vi riporto quella che ritengo una configurazione media, da adattare al momento: Filo in bobina 0,20, Shock leader 0,40, Trave 0,40, Bracciolo 0,18, Piombo 60-100.

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