giovedì 28 ottobre 2010

La girella

La girella è parte integrante della nostra attrezzatura da pesca ma spesso viene sottovalutata la sua importanza e ignorata la manutenzione che merita. Iniziamo con il dire che la girella viene usata per scaricare le torsiani del filo che in assenza della stessa ne provocherebbero la snervatura. Per fare un esempio pensiamo ad una canna da surf con mulo da 10000 e piombo da oltre 100 gr. In questa configurazione il lancio ci permette di pescare ad oltre 100 mt dalla riva, quindi ci sono oltre 100 mt (meglio dire 110) di filo fuori dal mulo. Ma il filo è di nylon, ha un minimo di memoria (infatti forma le spire) e nel recupero crea delle torsioni, ovvero il filo gira su se stesso. Se non avessimo una girella prima del piombo le torsioni danneggerebbero il filo e il piombo a fine recupero inizierebbe a girare su se stesso. Idem dicesi per i braccioli. Anche se è possibile pescare con il bracciolo legato al trave questo è sconsigliato per evitare che il filo risulti "attorcigliato". Le torsioni dovute a marea, esca e recupero infatti lo fanno girare dando al sottile filo un effetto brillatura. Qaundo siamo in pesca occorre quindo verificare che le girelle girino correttamente e che non vi siano impedimenti alla loro azione. Una volta a casa vanno lavate con acqua dolce e eliminati residui di alghe o esche. Al minimo cenno di resitenza al rotolamento occorre sostituire la girella onde evitare il blocco in pesca. Ovviamente se la girella risulta ossidata o peggio mostra segni di ruggine o danni va cambiata in quanto potrebbe cedere sotto il peso della trazione con danni gravi per le cose e le prsone.

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Paradisi della pesca: pescare in Corsica

Spesso in Italia pescare significa convivere con  sub che pescano in maniera devastante, reti a strascico, nasse, coffe, turbosoffianti. Tutte attività che distruggono il mare, prelevano i pesci ancora piccoli e danneggiano la maggior parte delle specie marine. Tutti noi  desidereremmo un mare pulito, ricco di pesce e rispettato e tutelato da tutti questi personaggi che, purtroppo, prendono solo dal mare senza considerare periodi, taglia e conseguenze delle loro azioni. Se queste considerazioni sono valide per la maggior parte dei paesi ad alta densità antropica occorre considerare , come sempre, le varie eccezioni che ci sono. A livello europeo una di queste  è rappresentata dalla Corsica. Questa bellissima isola, giuridicamente francese ma geograficamente italiana, è esposta ai quattro venti, caratterizzata da bassa densità abitativa ma sopratutto popolata da persone civili ed educate che hanno poco feeling con ila pesca distruttiva in mare. Storicamente i corsi sono stati un popolo che ha preferito l'entroterra alla costa, e piuttosto che pescare si sono dedicati alla coltivazione delle castagne, della vite e di altre colture di primaria importanza. La pesca industriale è poco o nulla sviluppata e i mari sono davvero popolati di tutte le specie ittiche che una volta si trovavano anche sulle nostre coste ed ora sono quasi sparite. Parliamo di corvine, ombrine, saraghi di tutte le specie ed orate da sogno. Proprio grazie a queste caratteristiche la Corsica è la meta preferita delle vacanze di pesca di tantissimi italiani che partendo da livorno raggiungono l'isola con poche ore di navigazione e poi partono alla carica sulle principali spiaggie dell'isola. In genere questo tipo di vacanza durano una settimana ed in bassa stagione pernottando in bungalow non si paga più di 300 euro a persona, insomma un ottimo prezzo. Per le spiagge queste vanno scelte in base al vento che genera le mareggiate ma in genere pescando in prossimità delle foci o delle principali spiagge si hanno semrpe belle sodisfazioni. Ricordate di portare dall'italia tutte le esche poichè in Corsica l'approvvigionamento è difficile e la qualità spesso misera, prezzi fuori mercato.

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lunedì 25 ottobre 2010

Terminali: Lo short

Lo short è un terminale da pesca molto utilizzato in situazione di alta turbolenza in quanto il suo attacco alto conferisce una grande mobilità all'esca, avendo questa la possibilità di disporsi in favore di corrente e quindi ingannare i pinnuti che risalgono la stassa, come la spigola. La sua realizzazione è analoga al long arm, solo che si caratterizza per avere lo snodo alto (per la realizzazione vedi qui). Altre parti costitutive sono l'occhiello per l'aggancio allo shock leader e l'aggancio per il piombo, al quale è sempre bene accoppiare una girella per scaricare le torsioni. Fermo restando che l'assetto a pesca è da scegliere in base alle condizioni del momento piombi da 150 gr del tipo ad alta tenuta, ami zerati, esche proteiche e braccioli del 0.30 0,40 sono la norma pescando a sur casting. A mare calmo potrebbe essere utilizzato con fili sottili e bracciolo flotterato per la ricerca dei pesci di galla. Innescato con sarda e munito di canetto in acciaio si usa per insidiare il pesce serra (vedi articolo).

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giovedì 21 ottobre 2010

Ricette: Orata al cartoccio

Ingredienti per ogni commensale: 1 orata, sale, pepe, 5 pomodorini, 5 capperi, 5 olive, timo e origano. Prendete le orate freschissime e possibilmente pescate da voi seguendo i nostro consigli, eliminatene le interiora, squamatele con cura e lavatele con acqua fresca. Adagiatele su di un pezzo abbondante di alluminio e mettete all'interno dell'orata i pomodorini a pezzetti, il prezzemolo, le olive ed i capperi. Salate e pepate a seconda del vostro gusto. Dopo aver cosparso leggermente di olio l'orata richiudetela nel foglio di alluminio molto bene, rigirando con attenzione gli angoli. Una volta fatta questa operazione per tutti i pesci mettete i cartocci in una terrina ed infornate a 175°C. La durata della cottura dipenderà dalla grandezza delel orate, ma in genere in circa 30 minuti dovrebbero essere pronte per la cena. Servite con tutto il cartoccio nel piatto dei commensali, sarà loro cura aprire e gustare il tutto. Si consigli adi accompagnare con vino bianco ed insalata.

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lunedì 18 ottobre 2010

Innescare il bibi

Questo video mostra come innescare correttamente il bibi a pesca. Occorre ricordare che la grande quantità di liquido contenuto da questo verme lo rende molto attirante ma ci da anche molti problemi quando dobbiamo innescarlo. Occorre procurarsi del filo per il finale (in genere 0,20 0,25 mm) ami del tipo a becco d'aquila con curva ampia e un ago da innesco specifico per il bibi caratterizzato da una estremità appuntita ed una munita di occhiello. Seguite le istruzioni del video e ricordate di essere delicati in tutte le fasi. Ricordate che il segreto per non far svuotare il bibi consiste nel far passare l'ago per i suoi orifizi naturali.

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sabato 16 ottobre 2010

Il rapporto di recupero dei mulinelli

Dopo avere esaminato tecniche e prede è ora di approfondire la parte tecnica della nostra attrezzatura per capire come funziona e potere quindi scegliere i pezzi da acquistare con maggiore consapevolezza. Iniziamo con analizzare il rapporto di recupero del mulinello, una delle caratteristiche troppo spesso trascurata ma decisiva sia nel combattimento che nel recupero di servizio. Tutti noi sappiamo che quando giriamo la manovella il rullino guidafilo che avvolge il filo lungo la bobbina non fa un solo giro (rapporto 1:1) ma ne compie di più. Ciò per rendere più veloce il recupero, ma sino a che punto possiamo spingerci? se rendiamo il rapporto troppo lungo corriamo il rischio di avere problemi nel recupero con la preda in canna o con zavorre (fisse o avventizie). In genere i mulinelli hanno rapporto di recupero di 5 a 1 (fatti salvi i decimali). Questo standard preferisce la velocità alla potenza, è ottimo con piccole zavorre e lunghe distanza ma penalizza con prede forzute, piombi consistenti, fondo aperto. In questi casi si preferisce un rapporto di 4 a 1, ovvero con un giro di manovella abbiamo 4 giri di filo sulla bobbina. Siamo quindi più lenti nel recupero ma abbiamo più "potenza", cosa che il sottoscritto preferisce nell'approccio alla pesca invernale dalla spiaggia. Questo discorso fatto per la pesca a surf è estensibile a tutte le discipline. In definitiva scegliere il mulinello in base anche al rapporto di recupero permette di avere sempre l'attrezzo giusto, avendo modo di scegliere la potenza giusta in base a spiaggie e zavorre. Una solo curiosità, in passato sono stati progettati e venduti mulinelli con rapporto di recupero variabile (tipo le marce) ma hanno avuto poca fortuna in quanto l'aumentato numero di ingranaggi (un vero e proprio cambio) aumentava costi e pesi, oltre alla rumorosità.

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giovedì 14 ottobre 2010

Esche: le cozze



Nel loro ambiente le cozze sono degli importanti organismi marini capaci di filtrare l'acqua del mare e da essa trarre nutrimento. Tra i principali antagonosti delle cozze in mare abbiamo le orate, pesci aiutati da un imponente apparato boccale capace di schiacciare la cozza e di mangiarne solo la parte edule schiacciando e sputando ripetutamente il tutto. Gli altri pesci non disdegnano la cozza, anzi la mangiano volentieri a patto di trovarle già rotte, aperte o più o meno lesionate. In virtù di queste considerazioni possiamo utilizzare la cozza come esca quando andiamo a pesca in mare, facendo le dovute distinzioni a seconda se peschiamo a fondo o a bolentino. A fondo abbiamo bisogno di una cozza soda, che tenga bene a lancio e che rimanga al suo posto. Prendiamo quindi tre cozze di medie dimensioni, apriamole aiutandoci con un coltellino e teniamole al sole per circa 10 minuti. Cosi facendo otterremo un indurimento delle carni. Dopo averle tenute al sole togliamole dalle valve e passiamole tutte con l'amo come se volessimo cucirle. Infine prendiamo un ago da innesco, poniamolo a supporto del salsicciotto che abbiamo creato e passiamo il tutto con del filo elastico per avere maggiore solidità. Lanciate senza forzare. A bolentino prendiamo sempre tre cozze di cui due sono da separare subito dalle valve. Passiamole una volta delicatamente con l'amo poi prendiamo quella intera e apriamola senza romperla. Passiamo l'amo nel frutto della cozza interafacendo in modo da avere una cozza formata da due valve e tre frutti passati con l'amo. Avviciniamo le valve lasciano un'apertura di 2 mm e diamo pochi giri di filo elastico. Caliamo sul fondo senza tenere troppo in tensione e attendiamo la toccata, a quel punto non ferriamo subito ma diamo all'orata il tempo di rompere il guscio. Ricordate che analogamente a quanto riportato per i cannolicchi anche le cozze si possono conservare in soluzione satura.

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lunedì 11 ottobre 2010

Insaporire i bigattini

Il vosto amico di pesca prende sempre più pesci di voi? Siete alla ricerca di un consiglio per rendere i bigattini ancora più adescanti?? Ecco il post che fa per voi. In un post precedente abbiamo visto come il bigattino sia un'esca micidiale grazie alla sua mobilità e all'effetto nuvola. Occorre però considerare che spesso si va a pescare tutti nello stesso spot e tutti col bigattino, motivo per cui alla fine questa esca perde di attrattiva. Per oviare a questo problema vi consiglio di mettere un aroma insieme ai bigattini per le 12-18 ore precedenti la pescata. Come "additivi" potrete usare della pastura in polvere, la quale col tempo si spargerà tipo farina uniformemente. Altra opzione è usare della sarda tritata finemente. Altri ancora usano dell'olio di sarda (usatene davvero un goccio), altri aggiungono degli spicchi di aglio, infine alcuni mischiano i bigattini a dei pellets da pasturazione. Insomma regole precise non ce ne sono ma sono riscontrate possibilità maggiori di successo in base ai vari spot e alle prede presenti. Provate e fateci sapere i risultati.

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giovedì 7 ottobre 2010

Pescare a bolognese: breve introduzione alla tecnica.

La pesca al colpo è una delle tecniche più nobili tra tutte quelle disponibili. Qui le insidie sono rappresentate da ami piccoli e fili sottilissimi, spesso al fluorocarbon. Esiste poi un tipo di pesca al colpo nata in italia per effettuare la passata e la trattenuta in fiume. Messa a punto in emilia romagna e per questo definita Bolognese. Questa tecnica prevede canne telescopiche sottilissime fatte in fibra di carbonio della lunghezza di 4 - 5 - 6 - 7 - 8 metri. Anelli piccoli e leggeri a ponte singolo legati con maestria e leggerezza. Placca portamulinello piccola e leggera. Mulinello 1000 o 2000, frizione anteriore o posteriore. Alla preparazione del finale occorre fare qualche premessa. La bolognese è una canna sensibile, ma oggi disponibile in molte grammature. Ricordate però che la pesca a bolognese è fatta sempre in grande sensibilità, quindi acquistate canne con grammature leggere. Acqistate set di galleggianti di varie grammature, generalmente da 1 a 3 grammi. Poi occorre una mascotte di piombi morbidi con pesi da 0,04 gr a salire, lenze 0,14, 0,12 e 0,10 e ami 20, 18 e 16. Imbobbinate le due bobbine del vostro mulinello con della lenza da 0,14 e da 0,16 e poi attendete i prossimi articoli dove parleremo delle montature.

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lunedì 4 ottobre 2010

Terminale per pescare il pesce serra

Se siete in vacanza ed avete avuto modo di assistere agli attacchi dei serra avrete bisogno del vodeotutorial che trovate di seguito. Ricordate di consultare la nostra monografia sul pesce serra per comprendere a caratteristiche e comportamenti di questo vorace pinnuto. Non scoraggiatevi se noterete degli attacchi a vuoto, molto spesso capite che questo poderoso pinnuto attacchi più per diletto che per necessità, e di certo se avrete la fortuna di allamare uno di questi pesci vi divertirete grazie alla sua forza ed ai salti morabolanti. Il terminale di cui si parla nel video prevede l'utilizzo di due ami di generose dimensioni montati su cavetto di acciaio. Come esca è consigliato il filetto si sarda, filetto di muggine o filetto di spigola di allevamento (il pesce più grasso che esista).

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sabato 2 ottobre 2010

Prede: Il pesce balestra

Tra le specie insidiabili nei nostri mari uno dei più paricolari è il pesce balestra. Chiunque lo abbia visto una volta non stenterà a riconoscerlo per la testa grande, le pinne grosse e speculari e i denti affilati. Una volta salpato il pesce balestra emette un suono simile al grugnito del maiale che gli vale il nome di pesce porco. La pelle è rugosa e al tatto da l'impressione della carta vetrata e per il passato è stata usata per l'accensione dei fiammiferi. Questo pesce è un grufolatore che mangia molluschi ed invertebrati sul fondo del mare, frequenta le zone di misto sabbia-roccia e spesso lo si pesca anche dalla spiaggia se usiamo esche proteiche (tipo il cannolicchio) poggiate sul fondo. I denti aguzzi possono provocare la rottura del finale per cui spesso se si presuppone la presenza del pesce balestar si una un finale in acciaio o del multifibra. Nonostante alcune specie tropicali del pesce balestra siano leggermente tossiche quelle mediterranee sono tutte commestibili ed ottime grazie alle carni delicate e sode apprezzate nella cucina regionale. In foto un pesce balestra pescato dal notro amico S.S. in sicilia. Qui il video del pesce balestra.

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