mercoledì 31 agosto 2011

Pesci pericolosi parte seconda - tracine e scorfani

Pesci più o meno pericolosi per l'uomo sono diffusi in tutto il mondo, spesso sono anche sui banchi della pescheria o nel piatto ma li non corriamo rischi in quanto da morti possono fare pochi danni (o da cucinati in presenza di tossine termolabili). Uno dei pesci più famosi per i problemi creati ai pescatori è la tracina, classificato come il pesce più velenoso delle nostre coste e reponsabile di alcuni decessi l'anno. Questo pesce presenta sul dorso degli aculei che iniettano un veleno molto doloroso. Spesso il contatto con l'aculeo avviene in mare (tipo camminando a piedi nudi) o a pesca tentando di slamare il pinnuto. Dopo pochi secondi dalla puntura il veleno (una neurotossina) si diffonde nei tessuti rendendoli leggermente ipertrofici e provocando arrossamento. A seconda della quantità di veleno iniettato i sintomi possono perdurare sino a 7-10 giorni, con reazioni tossiche registarte a seguito di shock anafilattico. La tossina della tracina è fortunatamente termolabile, oltre che degradabile con ammoniaca. Per questo motivo dopo la puntura potete tenere la mano al caldo (lo so che a pesca è difficile) o urinanrci sopra se nn avete dell'ammoniaca nello zaino. Analogamente alla tracina anche lo scorfano è munito di aculei velenosi che però danno roigine a dolori meno intensi, anche se i tessuti interessati alla puntura vanno incntro più facilmente alla cancrena. Il trttamento della ferita è analogo a quello che si adotta per le punture delle tracine, avendo solo cura di assumere antibiotici in casi di particolare gravità.

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sabato 27 agosto 2011

Pesci pericolosi parte prima

I pesci come tutti gli esseri viventi nel corso della loro storia evolutiva hanno messo a punto dei meccanismi di difesa più o meno pericolosi per gli altri organismi viventi. La comparsa di questi sistemi di difesa è alquanto banale. Tutte le popolazioni sono soggette a mutazioni e qualora queste siano in grado di dare un vantaggio per gli animali questi sopravvivono agli altri e quindi la mutazione si diffonde nella popolazione. Volendo fare un esempio possiamo ricordare che si sono cosi evoluti gli squali muniti di apparato boccale munito di denti piuttosto che i serpenti velenosi. Fermo restando questi fondamenti di biologia evolutiva per il pescatore la conoscenza di questi animali potenzialmente pericolosi è fondamentale per evitare di rimanere feriti durante la battuta di pesca o avere anche conseguenza più gravi. Basta ricordare il famoso video del pescatore che viene ferito alla mano dallo squalo che stava slamando per capire il potenziale dei nostri "amici pinnuti". So che state pensando che da noi mancano squali muniti di apparati boccali imponenti ma anche il morso di un pesce serra può portarci in ospedale sia per ferite da ricucire che per infezioni provocate dei microbi che albergano nella bocca di questi pesci. Inoltre un grongo può staccare agevolmente due dita di un uomo con un singolo morso. Inoltre tra le specie pericolose per il pescatore possiamo ricordare il grongo, la murena, il barracuda, la spigola, la tracina, le meduse, alcuni coralli, alcune conchiglie solo per citarne alcuni. Nel corso dei prossimi articoli andremo ad analizzari pericoli e rimedi per ogni specie.

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giovedì 25 agosto 2011

Andiamo a pesca con il kayak

Tra le tecniche di pesca ibride di certo non può mancare la pesca cn il kayak. I puristi ribadiscono spesso che non si tratta di una tcnica di pesca ma di na tecnica di traina, il che filosoficamente cambia tutto. A noi però interessa capire di cosa si tratta e che risultati può dare. la pesca con il kayak consiste fondamentalmente nella traina di un artificiale mentre si va in giro pagaiando. I kayak ovviamente sono studiati apposta e montano potacanne, ecoscandaglio e tutti gli altri aggeggi utili per l apesca. Si va in uno spot promettente, si mette il kayak a mare e ci si allontana. A questo punto si mette la canna in pesca e pagaiando si percorrono le zone più promettenti, canaloni, degradi, secche. Poi si prova paralleli alla costa e poi perpendicolari, poi in diagonale sperando nel predatore che si sposta alla ricerca delle prede. Inoltre data la dinamicità del kayal si va anhe a provare con attrezature da vertical jiging o si prova sotto le scogliere a spinning lancianodo a ridosso degli scogli. Ovviamente ricordate che una pesca molto faticoosa, dovendo voi penare lla pesca e alla traina. Inoltre se non siete provetti pescatori non potete lanciarvi in qesta avventura. Ricordate di mettere sempre il giubbotto di salvataggio e di consultare il meteo prima di parire in quanto forti mareggiate o sostenuti venti di terra possono rovinare la vostra impresa.

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domenica 21 agosto 2011

L'arenicola o esca rossa

L’arenicola o esca rossa è la principale esca che si utilizza a PAF (pesca a fondo). È un verme di colore rosso bruno e riflessi di colore viola acceso, tipico delle coste campane dove vive in pochi centimetri di sabbia. Tra tutte le esche utilizzate è molto popolare in quanto è l’unica ad avere a mio avviso una marcia in più. In estate attira le mormore e le orate, in inverno utilissima per le spigole. Occorre però ricordare che questo anellide non è utile per allamare il pesce della vita, ma risulta utilissimo per prede di media-piccola pezzatura. Molto conosciuta col nome di esca napoletana in quanto in questi territori è molto diffusa, tanto da essere esportata da qui a tutte le principali zone di pesca italiane. Questo anellide teme il caldo, tanto da essere sempre conservato in frigo. È venduto in vaschette di polistirolo dalle dimensioni di 10x20 cm nelle quali si trovano in genere 6 vermi immersi in della sabbia scura (origine vulcanica). Veniamo ai prezzi: in Campania il prezzo oscilla tra i 5 ed i 6 euro alla scatola, in giro per l’Italia si trova a circa 8 euri. Questo anellide è però anche famoso perché se maneggiato in maniera impropria si fraziona in numerosi pezzi rendendone impossibile l’innesco. Il trucco per evitare questo problema è di passare l’anellide intero nella sabbia per pochi istanti per renderlo meno scivoloso e poi innescarlo, partendo dalla testa, su di un ago apposito lungo almeno 25 cm. Innescata intera con la testa sull’amo attira grosse prede, se poi preferite inneschi più piccoli tagliatela sempre dopo averla messa sull’amo. Visto il costo elevato spesso il pescatore + smaliziato la utilizza x gli inneschi misti.

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giovedì 18 agosto 2011

Pesca del barracuda a spinning

Abbiamo visto le caratteristiche generali del barracuda e la sua pericolosità per il pescatore ed il bagnante, ora passiamo a come si pesca il barracuda a spinning. Diciamo che essendo un predatore munito di un forte istinto occorre beccarlo nei momento di maggiore attivita e poi metterlo sotto stress con continui lanci e recuperi. La zona dove insidiarlo deve presentare sempre molto pesce foraggio, quindi i porti sono l'ideale sopratutto a ridosso delle scogliere o ostacoli sommersi. Le ore in cui cercarli sono tassativamente alba e tramonto in primis o notte fonda, dove grazie all'oscurità i nostri artificiali risultano maggiormente adescanti. Data la sua gregarietà in presenza di inseguimenti o lisci conviene insistere nella speranza che si scateni competizione nel branco e si abbia l'attacco giusto. Per canna e mulinello non è opportuno discostarsi molto da quelli usati per le altre specie principali, mentre per l'artificiale occorre ricordare che il serra attacca dal basso verso l'alto, occorre quindi usare minnow di superficie (con e senza paletta) che si prestano al gioco . Discreti risultati anche con i popper ma non consigliati per la scarsa regolarità delle catture. Mai usare wtd che distraggono questo predatore, buoni risultati anche con i modelli con le sfere che emettono vibrazioni. Per i colori occorre usare modelli "credibili" per acque chiare o alba e tramonto, mentre alla notte possiamo usare dei modelli a colori sgargianti per stimolare l'attacco. Dopo l'allamata e lo sportivissimo combattimento occorre prendere il barracuda con la pinza da muso e slamarlo con grande accortezza poichè il morso potrebbe causare danni davvero seri. Vi consiglio semrpe il catch and release perchè le carni non sono eccezionali ma se volete provare  per curiosità vi conviene mettere l0animale in un recipiente di plastica per evitare morsicature accidentali.

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mercoledì 17 agosto 2011

Pescare le grosse orate con la cozza

Ecco a voi il report di un amico di facebook che cogliamo con piacere per attirare la vostra attenzione su un'esca molto valida ma purtroppo spesso trascurata: La Cozza. Ecco a voi la descrizione della pescata di questa bella orata di 2.5kg. La bestia è stata pescata a bolentino con canna triana invader da 3mt, mulinello shimano navi8000pg. La cattura è avvenuta usando come esca cozza nera sgusciata legata con filo elastico e innescata su amo tubertini n.6 serie 10670 blackcrome. L'amo era montato su un bracciolo di circa 80cm di filo tubertini highquality fluorine/fluorcarbon dello 0.28.5. Il fondale era 43 metri composto da roccia e posidonia ed è un hot spot famoso per le orate che lo frequentano. Il combattimento è durato circa 15 minuti. Complimenti ad Antonio B. per la cattura e ... mi raccomando, innescate la cozza.

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martedì 16 agosto 2011

La bombarda

La pesca rivolte alle prede che stazionano a galla o a mezz'acqua si può effettuare sia con sistemi di pesca a galleggiante (pesca statica) o utilizzando una pesca dinamica e capace di sondare diversi strati della colonna d'acqua, che definiamo genericamente pesca con la bombarda. Quest'ultima è un'attrezzatura molto utile in quanto permette al pescatore di lanciare un peso e di avere poi l'affondabilità di un altro. Nello specifico possiamo utilizzare una bombarda 10 g3 per insidiare le trote al laghetto. Questa bombarda ci da la possibilità di lanciare un peso di 10 grammi che affonda come un 3 grammi. Ovviamente è possibile scegliere tra numerose bombare che differiscono per peso ed affondabilità e solo con l'esperienza si può scegliere quella giusta in base alla distanza di epsca e profondità di pesca. Per la pesca in mare a distanza in genere si usano el bombarde da 30 gr che percorrono buone distanze. Le specie insidiabili in acqua dolce per eccellenza sono le trote, in mare possiamo insidiare leccie stella, aguglie, occhiate. Per la montatura occorre mettere la bombarda a battere sul una girella avendo cura di proteggere il nodo con un aperlina di gomma. Il teminale, in genere lungo circa un metro va annodato all'occhiello libero della girella. Ami e diametri del terminale saranno commisurati alle perde (dimensione e furbizia).

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sabato 13 agosto 2011

Il barchino divergente

Oggi mentre ero su facebook alla ricerca di nuovi spunti per articoli mi sono imbattuto nella gallery di un utente che aveva delle foto molto belle del suo barchino divergente. Sono rimasto talmente colpito dalla chiarezza delle immagini che non ho saputo resitere alla tentazione e gli ho chiesto di potere utilizzare le immagini per questo blog. Il barchino divergente è una tecnica di pesca molto fruttuosa che si basa su di un piccolo catamarano di legno che grazie alle sue caratteristiche costruttive se tirato da riva tende ad andare verso il largo. Per megli dire se camminiamo lungo la riva e tiriamo il barchino questo diverge verso il largo viaggiando parallelo alla battigia. Al "trave" di nylon doppio vengono attaccati, opportunamente distanziati, piccoli artificiali siliconici che per effetto della trazione nuoteranno distanziati tra di loro e tutti paralleli. La pesca quindi consiste in lunghe passeggiate lungo la spiaggia con soste solo per slamare le prede (molte spigole) o per iniziare il viaggio di ritorno. Con il tempo si imparano sia gli spot più fruttosi che le distanze di pesca idonee allo spot. Insomma si diventa specialisti di uan pesca molto faticosa ma davvero redditizia che potremmo classificare come una traina da riva. Provate rimarrete estasiati alla prima cattura. Clicca qui per vedere un video di pesca con il barchino divergente.



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mercoledì 10 agosto 2011

Mormore a Capaci

Era una calda serata a Capaci, il mare era abbastanza calmo ma qualcosa si muoveva. Con me avevo portato una scatola di ottima arenicola e una di coreano e due canne di cui l’ultima arrivata una CP Surf 150 dell’Alcido. Monto l’ultima arrivata con terminale scorrevole ad arenicola, mentre all’altra monto un terminale longarm con coreano. Inizialmente decido di non utilizzare gli utilissimi flotterini salva esca contro i granchi. Quasi subito si fa viva un’occhiatella minuscola ke mangia all’arenicola. Il coreano nemmeno lo toccano o cmq finisce nella bocca dei piccoli pesci che non lo disgustano affatto. La mia attenzione era rivolta a qualla montata ad arenicola, posiziono la canna nel consueto tripode e lascio la frizione del mulinello piuttosto aperta. Scambiavo due parole con il mio amico che aveva solo coreano come esca e tutto ad un tratto sento azionare la frizione del mulinello, mi volto velocemente e vedo la canna piegata e il mulinello ancora che cigolava. Afferro la canna, faccio fare mezzo giro alla frizione del mulinello e mi preparo al recupero. Capisco subito che non si tratta di un pesciolino dalla ferrata del pinnuto, cerco di recuperarlo senza perdere la minima trazione con esso ma non si dava proprio per vinto. Ero ormai a un buon punto, riuscivo a vedere il filo che si andava sempre più avvicinando. Arrivato sulla battigia si intravede la bellissima sagoma di una mormora e faccio correre il mio amico a recuperare il pesce per paura che, essendoci abbastanza risacca, l’amo Aberdeen del n°10 si apra o che ceda il nodo sulla girella. Stiamo a contemplarlo per 10 minuti pieno di gioia. Faccio scattare subito qualche foto al mio amico. Il pesce misura 27 cm per 280 grammi. Dopo nessun’altra abboccata ma l’emozione l’avevo già provata. Pietro Calì.

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lunedì 8 agosto 2011

Cos'è Inchiku e quali sono le sue potenzialità a vertical?

Scriviamo questo articolo per un caro amico che su facebook ci ha chiesto cos'è l'inchiku e quali sono le sue potenzialità nelle pesca dalla barca a vertical jigging. Occorre ricordare che il vertical jigging si è diffuso molto negli ultimi anni imitando ed importando molto materiale dal giappone, vera patria del vertical dove dopo lunghi studi nascono e sono commercializzati jig ed attrezzi di tutto rispetto. Nel corso degli anni abbiamo assistito all'evoluzione dei jig da semplici pesciolini di piombo a veri e propri mostri marini, capaci di incuriosire ed istigare all'attacco anche i principali pesci presenti nel mediterraneo. Una di queste tipologie ha dato ottimi risultati sui pesci di fondo, dai pagelli alle orate passndo per dentici e cernie, grazie alla presenza di una parte fissa (in genee con forma ad ogiva) e di un aparte mobile (simile ad una seppiolina) Ovviamente i colori sono i più disparati e gli sssist hook sono nascosti tra i tentacoli. La tecnica di pesca prevede l'inchiku fermo sul fondo, la barca che scarroccia e lenti movimenti che fanno saltellare l'artificiale sul fondo. A seguito di questo movimento la parte che mima la seppiolina o l'octopus si muove a ritmo di corrente, incuriosendo il pesce. Questo in genere si avvicina e "assaggia" i tentacoli, nel contempo il movimento anima il tutto ed il pesce attacca, restando allamato. Per questo motivo la tecnica giapponese non prevede la ferrata alla prima tocca, ma consiglia di assecondare il pesce per farlo poi incazzare. La fonte della fortuna dell'inchiku è legata ai suoi molteplici utilizzi. Infatti rispetto al kabura funziona anche nel recupero velocce, nel lento e nelle jerkate lunga e corte. Spesso il pesce segue la risalita dell'artificiale e lo attacca nelle ripartenza. Tutto ciò grazie ai due pezzi che compongono l'inchiku di cui uno va in corrente ed uno segue il richiamo della canna. I fili da utilizare sono multifibre da massimo 20 libre, le canne leggere e i muli rotanti, utili anche per incuriosire il pesce nella discesa dell'esca. Qui il video per montare gli assist hook con tutti gli accessori per il nostro inchiku.

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mercoledì 3 agosto 2011

Prede: la ricciola

La ricciola è un bellissimo pesce frequente lungo le coste itaiane e molto cecato si aper le carni pregiate sia per il divertimento che offre a pesca. Questo epsce vive da giovane lungo le coste epr poi migrare da adulto lungo cigliate, secche e margini delle isole dove preda solo il vivo. Il suo peso è funzione di quanto mangia, ed è facile catturare prede di oltre 30 kg. Non è un pesce stanziale, anzi ha l'abitudine di spostarsi molto alla ricerca di zone di pesca ricche in prossimità di variazioni batimetriche. Non sono riportate catture dalla spiaggia ma l'unico modo di prenderla è la traina con il vivo lungo le secche o presso le cigliate e gli sbalzi di fondale. Le prede raccomandate sono le aguglie, occhiate, muggini da usare prettamente a stertto fondale con il fondo, di modo che la ricciola possa percepire la presenza e predarlo senza allontanarsi troppo dai ripari. La ricciola è di certo il pesce più potente che possiamo allamare nei notri mari. A parità di peso anche il tonno impallidisce, essendo molto minore la forza poseduta, ma sopratutto la resistenza che oppone al pescatore. Le ore migliori per il numero di catture è l'alba, ma le pede più importanti si incrociano sulle secche con il sole a picco.

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martedì 2 agosto 2011

Pesca sub: aspetto ed agguato

Adesso esaminiamo le tecniche di pesca più affascinanti: l’aspetto e l’agguato. L’aspetto è una tecnica che richiede una buona apnea e una conoscenza delle abitudini delle prede. L’aspetto si basa essenzialmente sul fatto che i pesci non vedono da lontano,ma percepiscono le vibrazioni dell’acqua tramite la linea laterale,piena di recettori. Quando un predatore percepisce una vibrazione il suo istinto lo porta ad avvicinarsi alla sorgente di vibrazioni per capire cosa ha invaso il suo territorio. In questa tecnica è importante l’esperienza perché è importantissimo non far insospettire la preda con movimenti bruschi,rumori dati da strisciamento ecc. Proprio perché è la preda ad avvicinarsi a noi la maggior parte delle volte si scende alla cieca nel punto secondo noi ci può essere qualche predatore ed è per questo motivo che è importante conoscere le abitudini delle nostre prede. Il mio consiglio è di non sparare se non si è sicuri di insagolare la preda perché questo comporterebbe solo l’allontanamento definitivo del/i pesce/i. Buona norma è non pescare sempre negli stessi punti poiché i branchi conservano per molto tempo il ricordo del subacqueo e il rischio di far allontanare definitivamente il branco. L’agguato è una tecnica che si basa sul fattore sorpresa. La tecnica sta proprio nel arrivare vicino alla preda senza che questa avverta la nostra presenza,per fare questo è necessario avvicinarsi senza provocare rumori. Ci si avvicina alla preda a piccoli spostamenti.E’ importante non pinneggiare, ma ci si sposta usando principalmente la mano sinistra per darci una leggera spinta. Poiché i pesci avvertono le vibrazioni tramite la linea laterale è importantissimo muoversi al riparo degli scogli. Il nostro torace dovrà essere nascosto da uno scoglio per non far avvertire alla preda il rumore del miocardio. Spesso nell’ultima parte dell’agguato si rischia di scoprirsi per avvicinarsi alla preda,a quel punto il mio consiglio è di rimanere dietro lo scoglio e provare un aspetto facendo avvicinare la preda a noi. L’agguato è molto più efficace in condizioni di mare mosso in quanto il rumore delle onde sugli scogli servirà a mascherare i nostri rumori permettendoci di avvicinare il pesce più velocemente. Queste tecniche richiedono molta esperienza e devono sempre essere attuate in sicurezza, per questo motivo io ritengo consigliabile un corso di apnea. Per approfondire tecniche, conoscere le prede e le ricette per gustosi piatti a base del pescato, comprare e vendere attrezzature, o semplicemente condividere esperienze, foto e video venite a trovarci sul nostro forum AmoPescaSub.

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