venerdì 30 settembre 2011

Come e perchè pulire il pesce


Il pesce, lo sappiamo tutti, va pulito prima di cucinarlo e mangiarlo ma pochi di noi sanno il perchè. Il motivo risiede nei batteri presenti nell'apparato digerente del pesce che insieme al cibo danno inizio ad una repentina fermentazione a livello degli organi interni. I prodotti della fermentazione sono metaboliti che si riconoscono per il cattivo odore e che danno un cattivo sapore alle carni. E' per questo motivo che i pescivendoli hanno sempre il pescato sul ghiaccio, ovvero per evitare fermentazioni ed alterazioni del pesce, ed è per questo che si raccomanda ai pescatori di effettuare la baiatura del pesce se si pesca in estate sotto il sole. Onde evitare questi problemi appena si porta il pesce a casa occorre pulirlo, ovvero eviscerarlo con cura rimuovendo gli organi interni ed eventuali sostanze organiche. Per fare questa operazione occorre effettuare uin taglio alla pancia del pesce partendo dalla parte bassa dell'addome sino alla testa. Per questa operazione è consigliato un paio di forbici taglienti. Poi occorre inserire le forbici nell'addome del pesce e fare due tagli trasversali per recidere i tessuti che attaccano gli organi inteni alla parte alta e bassa dell'addome. Una volta fatta questa operazione inseriamo due dita nel pesce e tiriamo via tutti gli organi interni ed il gioco è fatto. Laviamo la parte interna del pesce con acqua abbondante e prendiamo un coltello. Passiamolo sulla parte esterna del pesce per togliere le squame, effettuando questa operazione sotto l'acqua per evitare che le squame volino per tutta la cucina. Per tutte queste operazioni vi consiglio di munirvi di guanti di lattice per non avere le mani puzzolenti.

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martedì 27 settembre 2011

Prede: il pesce serra


Il pesce serra è uno dei più forti predatori del nostro mare. Pare che la sua diffusione sia aumentata negli anni a causa del riscaldamento delle acque, anche se più di 20 anni fa nel lazio già si pescava a traina questo bellissimo pesce. La presenza di questo pinnuto si averte in maniera inequivocabile. Se siete a pesca e vedete il mare ribollire di pesci, alcuni saltano fuori dall'acqua e si lanciano anche contro gli scogli, poi per ore non si vede la pinna di un pesce ci sono in giro i serra. Il nome pesce serra deriva dal suo apparato boccale dotato di denti aguzzi e molto taglienti, talmente ben architettato da tagliare le lenze ordinarie dei pescatori, tanto da imporre per la sua pesca lenze fatte con la parte finale in acciaio. Il suo corpo è piuttosto allungato, presenta due pinne dorsali di diversa dimensione, colorazione scura al dorso e chiara sulla pancia, raggiunge anche il metro di lunghezza con peso di 6/8 kg. Attualmente sono riportate cature di questo predatore in quasi tutta italia, con particolare frequenza nel lazio, zona che da sempre è stata ricca di catture. Questo predatore pare animato da particolare cattiveria ni confronti delle sue prede, tando da dare a volte l'impressione di attaccare solo per il gusto di uccidere. Predilige i piccoli pesci e quindi lo si trova con molta frequenza in prossimità dei porti e delle foci, dove la presenza dei muggini attira i serra. Altra preda di elezione del serra sono le mormore, infatti spesso se pescate a paf potreste recuperare solo la testa della mormora. Le pesca a questo eccellente predatore viene fatta dala barca, dalla spiaggia e dalla scogliera con le tecniche della traina, paf, pesca col vivo e spinning. L'esca che pare dare le maggiori sodisfazioni è l'innesco del pesce vivo ed in seconda battuta l'innesco della sarda con del polistirolo all'interno per renderla galleggiante. La pesca a serra è sempre divertente e ricca di sorprese e colpi di scenza grazie alla sua capacità di fare lunghi salti fuori dall'acqua e alla possibilità che riesca a tegliare il trave o il terminale con i denti. Anche con la pesca in apnea si riscontrano numerose catture soprattutto in presenza di scogliere e porti. Nei prossimi articoli si parlerà approfonditamente della pesca al serra con le varie discipline.

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venerdì 23 settembre 2011

Fluorocarbon e fluorocoated

Il fluorocarbon è sicuramente la più grossa novità che abbiamo avuto nel settore dei monofili negli ultimi anni. Anche l'idea stessa del fluorocarbon è suggestiva: Il filo invisibile per pescare in acque chiare. La domanda nasce spontanea: ma se esiste un materiale invisibile lo usavano in guerra per camuffare le navi e gli aerei (lo disse un mio conoscente ...).Purtroppo il fluorocarbon non è un materiale invisibile, ne tantomeno potrebbe esserlo, ma ha un indice di rifrazione molto simile a quello dell'acqua. Avete mai osservato come un prisma scinde la luce solare in tanti colori diversi, quasi come se fosse un arcobaleno? Ebbene il nylon nell'acqua ha lo stesso effetto, perciò in acqua chiare i pesci non vedono proprio il filo ma i riflessi che la luce genera sugli stessi. Il fluorocarbon evita questo problema poichè ha un indice di rifrazione simile all'acqua e riduce questo effetto. Prima di correre ad acquistare dei fili di questo tipo ricordate che il carico di rottura è sempre inferiore all'omologo diametro normale, la tenuta del nodo è minore, ha la tendenza ad arricciarsi ed ha maggiore rigidità. Come vantaggi si registrano resistenza alla salsedine e maggiore durata del filo. Il filo definito fluorocoated invece è un filo di nylon con una patina di fluorocarbon esterna che attenua la rifrazione della luce. Attualmente i fili al fluorocarbon di attuale generazione sono molto criticati in quanto in condizioni di elevata trasparenza in acqua sono alquanto visibili, problema che si risolverà con la prossima generazione di fili attesa per i prossimi anni. Nonostante questo per alcune prede tipo il muggine l'utilizzo del fluorocarbon al momento è l'arma vincente per incrementare le catture.

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mercoledì 21 settembre 2011

Come attirare i grossi pinnuti: La sarda

Sardina pilchardus La sardina è da sempre l'esca d'elezione per la pesca professionale. Basta pensare che le coffe, lenze con centinaia di ami, sono state da sempre innescate con le sarde, cosi come si sono usate le sarde come esca nelle nasse. La sarda è definito un pesce povero in quanto sul mercato spunta sempre prezzi molto bassi (max 2 euro al chilo) anche se occorre ricordare che in cucina esistono piatti di grandissimo pregio creati con questo pesce (come non pensare alla paste con la sarda tipica della sicilia). Questo pesce è molto diffuso nel mare mediterraneo dove si sposta in branchi numerosi e compatti, tanto che i pescatori professionisti usano prenderle con le reti a circuizione. Il segreto della sua attrattiva nei confronti dei pinnuti è legato alla ricchezza di olio nelle sue carni.
Una volta in mare crea una scia odorosa che richiama i pesci proprio nella sua direzione. La sarda può essere innescata sia tal quale che eviscerata e rivoltata. Nel primo caso durerà più a lungo in mare, nel secondo diffonderà più velocemente il suo olio nel mare, quindi attirerà prima i pinnuti. Il suo innesco prevede sempre l'utilizzo di ami zerati di grosse dimensioni, al fine di garantire una precisa allamata e evitare le mangiate a vuoto. E' sempre consigliato l'utilizzo di due ami nel filetto di sarda, sempre disassati di almeno 90 gradi, per aumentare le possibilità di allamata nella bocca del pinnuto. Per innescare la sarda occorre sempre del filo elastico, ovvero del filo che si acquista in comodi rocchetti nei negozi di pesca e che ha una elevata elasticità, e che quindi usiamo per dare compattezza ai filetti di sarda. Spigole, pesci serra, gronchi sono di sicuro le specie che sono più attirate dalla sarda, quindi di seguito riportiamo brevemente la tecnica da utilizzare per ognuna di queste.
Spigola: nei mesi da novembre a gennaio la spigola è sempre alla ricerca di cibo poichè si avvicina il periodo riproduttivo e necessita di proteine per portare avanti le uova. In questo contesto possiamo utilizzare un long arm o uno short (preferibile) con terminale di circa 1 metro con innesco di sarda con polistirolo all'interno per dargli mobilità. Se occorre fare grosse distanze è opportuno munire il terminale di bait clip.
Pesce Serra: pesce molto diffuso sulle coste italiane, presente principalmente nei mesi estivi e molto ma molto aggressivo. Attacca voracemente le prede, spesso nel recupero di piccoli grufolatori attaccati ai nostri calamenti si registrano attacchi ed al pescatore non arriva che la testa del pinnuto. Per i calamenti vale quanto detto per la spigola salvo inserire almeno 30 cm di cavetto di acciaio resistente ai denti del pesca serra. Per insidiare il serra occorre sempre inserire polistirolo nell'innesco.
Gronco: Pesce di forma allungata, molto vorace ed attivo solo alla notte. Per la pesca si utilizza generalmente un long arm con finale in cavetto di acciaio e sarda. Per aumentare l'attrattiva dell'esca si può inseirre uno starlight sulla sarda.

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domenica 18 settembre 2011

Pesci pericolosi parte quarta - le meduse

Tra gli aniamli pericolosi a mare non possiamo non ricordare le meduse. Questi animali dalle caratteristiche sembianze gelatiniformi popolano i mari caldi e con alta salinità, quindi si avvicinano alla costa nei mesi estivi. Sino a pochi anni fa il picco di presenza era nel mese di settembre, quindi i bagnanti erano poco interessati dagli ncontri con questi animali. Attualmente a causa delle temperature più calde si hanno molti più incontri nel periodo di luglio agosto, con relativi ferimenti. Il contatto con la medusa crea ferite solo se si viene a contatto con i tentacoli in quanto p su questo organo che si trovano delle cellule a forma di ago che iniettano sotto pelle il veleno. Le ferite si mostrano da subito arrossate e infiammate, e a seconda della sensibilità del paziente e della specie della medusa variano anche nel tempo di cura. In genere basta rimuovere il tentacolo e sciacuare con acqua di mare per trovare giovamento. Ricordate di non usare acqua dolce o alcool perchè aumentano i disagi. Al massimo per ferite molto infiammate usare creme al cortisone per ridurre il dolore. Ricordate sempre che dati ti disagi e le ferite, anche estese, che le meduse provocano l'unico modo per essere tranquilli e non fare il bagno in presenza di questi animali.

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giovedì 15 settembre 2011

Finali incollati

Tra gli argomenti davvero nuovi nel settore pesca sportiva abbiamo di certo l'utilizzo dei terminali incollati. Questo modo di preparare i finali si è diffuso inizialmente tra i garisti per poi prendere piede anche tra pescatori più o meno evoluti, ma sempre ha avuto sostenitori e detrattori. Compito di questo articolo è analizzare tutti i fattori in maniera imparziale lasciando al lettore il compito di decidere sull'utilizzo del finale senza nodi.
Avete letto bene, l'incollaggio del finale ha il solo scopo di evitare i nodi, punti dove la lenza viene strozzata e quindi perde parte della sua resistenza. E' ormai un fenomeno noto che in presenza di un nodo la lenza perda parte del suo carico di rottura, e sono anche conosciuti i coeficienti di correzione per i vari nodi (ad es il nodo palomar ben eseguito da perdite minime). L'incollaggio del filo prevede di doppiare il filo e di incollarne le pari accoppiate. Inizialmente i pescatori utilizzavano delle colle cianoacriliche generiche, poi le evidenze di danni causati ai fili hanno spostato l'attenzione dei pescatori verso la Loctide 406, prodotto specifico per plastica e gomma che, a differenza dell'attak, non cristallizza la plastica e quindi arreca meno danni. Resta da capire se l'incollaggio deteriora il filo, da problemi con l'acqua o altro. In effetti i pescatori che utilizzano questo metodo non riportano rotture o problemi vari, ma poi alle prove di carico effettuate con dinamomento non sono emerse differenze tra incolaggio e nodi. Resta però da ricordare che il finle incollato (sopratutto se incolliamo le perline sul trave da surf) è più leggero e meno visibile, quindi in alcune situazioni potrebbe essere avvantaggiato. Però dal punto di vista della sicurezza nel lancio a pesca eventuli rotture potrebbero ferire noi o i nostri amici a pesca, e vi assicuro che un piombo da 100 gr lanciato uccide facilmente una persona, quindi è da starci attenti. Ricapitolando in condisurf o paf potrebbe risultare pericoloso fare asole con l'incollaggio a causa delle forti sollecitazioni in fase di lancio. In pesca leggera, bolognese, inglese, trota laghetto non avere nodi, pescare leggero ed invisibile potrebbe essere un vantaggio sugli altri pescatori se si riesce a fare incollaggi efficienti e puliti. Tutti gli utilizzi di atttak o similia a base cianoacrilica su nylon non sono affatto consigliati a causa della cristallizzazione dei polimeri. Infine alcuni pescatori incollano il terminale all'amo, pratica sulla quale non mi sento di consigliarvi.

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lunedì 12 settembre 2011

Pescare a settembre

Ormai è settembre e tutti abbiamo sotto gli occhi il cambio della stagione che si avvicina. Se con il solstizio abbiamo avuto la giornata più lunga dell'anno il 21 di giugno il 22 di settembre avremo l'equinozio d'autunno, ovvero il giorno avrà lunghezza uguale alla notte. Cio si traduce in una evidente diminuzione delle ore di luce e della temperatura, una maggiore ventosità dai settori occidentali e (cosa importantissima) minore affluenza di bagnanti sulle spiagge unito al decadimento delle ordinanza di divieto di pesca nelle ore diurne. I pesci saranno meno stressati dalla prenza di uomini e barche nel sottocosta e finalmente si avvicineranno a riva: Inizia la stagione di pesca. I pescatori più navigati sanno che con l'inizio di settembre a pesca si aprono scenari nuovi fatti di serate fresche, condimeteo ottimali e possibili prede. Con le varie tecniche di pesca da terra potremo insidiare salpe, occhiate, cefali, aguglie, saraghi, serra, lecce stella e lecce amia. Dalla barca è presto per inziare col bolentino ma a traina si hanno belle soddisfazioni con serra, tonnetti, lampughe, lecce. Insomma settembre è un mese da passare a pesca godendosi gli amici, lo spot e le catture. Ricordate di preparare con cura i vostri calamenti e di acquistare le esche adatte allo spot ed alle prede. Inoltre passata la foga estiva dei pescatori vacanzieri e avvicinandosi l'inverno i negozianti saranno più propensi a scontare attrezzatire che hanno in magazzino. Iniziate quindi a girare per negozi alla ricerca di canne da pesca e mulinelli, ma anche barche e gommoni gioveranno dei suddetti sconti.

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giovedì 8 settembre 2011

Pesci pericolosi parte terza - serra, barracuda, grongo, murena

A parte i pesci muniti di aculei e sostanze velenose vi sono poi dei pesci dall'apparato boccale munito di denti che con un solo morso sono capaci di creare gravi danni ai tessuti. Tra questi pesci citiamo il pesce serra, il barracuda, lo squalo, il grongo, la murena. Tutti questi pesci con un solo morso sono capaci di asportare anche notevoli quantita di tessuto quindi fino a che sono vivi è assolutamente da evitare il contatto con il loro apparato boccale. Il grongo quando morde è poi portato a girare su se stesso, aumentando i danni ai tessuti nel tentativo di strapparli. La murena invece ha dei denti ad uncino per cui in caso di morso è ancha difficile staccarsi i denti dalle carni. Inoltre entrambi i pesci possono causare delle gravi infiammazioni e/o infezioni a causa dei batteri che albergano le loro fauci e che a seguito del morso penetrano nei tessuti, attaccandoli. In questi casi è sempre necessario recarsi al pronto soccorso e farsi tutte le cure del caso onde evitare setticemia e/o altre infezioni che possono portare alla necrosi e seguente amptrazione dei tessuti. Per il barracuda sono solo riportati morsi importanti che diventanoi pericolosi solo nei mari trpicali in presenza di specie più aggressive che attaccano in gruppo come i piranha.

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domenica 4 settembre 2011

Esche: A pesca con la patella

La patella è un mollusco marino molto diffuso in italia che vive attaccato agli scogli. Ha forma ovale ed è caratterizzato dalla conchiglia concava che vediamo dall'esterno e dal corpo molle dell'animale all'interno a contatto con la roccia. Spesso capita di vedere persone di buona volonta e armate di santa pazienza che procedono sugli scogli battendo la zona a ridosso del limite delle acque e armati di un piccolo coltellino raccolgono le patelle una alla volta per poi rivenderle ai pescivendoli (prezzo all'utente 60 euri il kilo ..., 30 ai raccoglitori). In genere viene preparata con gli spaghetti, o in altri paesi si usa per una zuppa titpica greca, cosa che però confesso a cuor leggero non ho mai provato. Comunque l 'ultima volta che però ho incontrato uno di questi raccoglitori mi sono fermato a fare due chiacchiere e ho scoperto che ... le usava come esca. Alla luce di questo breve preambolo vi riporto quanto scoperto, in attesa comunque delle vostre esperienze. Le patelle sono raccolte e messe subito in una busta, evitate di tenerle al sole perche se si disidratano muoiono. Una volta a casa mettetele in un panno umido e tenetele al fresco in frigo, di modo che saranno pronte per la bisogna. Portatele a pesca in un pozzetto refrigerato di modo da tenerle vive e vegete, ma lontano dai polaretti. Al momento dell'innesco staccatele dal guscio, innescatene una all'amo e aggiungetene una seconda con il filo elastico. Questa esca è molto amata dai saraghi, ma le altre specie non la snobbano affatto. Usatissima a bolentino, sopratutto nelle zone dove la pesca non è sviluppatissima, potrebbe risollevare le sorti di pescate nefaste o giornate piatte pure a surfcasting. Fateci sapere le vostre esperienze.

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