mercoledì 30 novembre 2011

Test lampada frontale da 230 lumen

Eccoci qui a completare la saga sulla lampada da 230 lumen acquistata direttamente in cina insieme alle batterie e al caricabatteria spina europea da Dealextreme (qui tutta la storia pregressa). Puntuale come un orologio svizzero dopo circa un mese (29 giorni) il postino mi porta il pacchetto, appena apro vedo per prima cosa le batterie 18650 fornite con una comoda scatola di plastica a misura, segno che prendere batterie di marca è sinonimo di alta qualità anche a livello di packaging. Il caricabatterie esterno è fatto in materiale nero, normale e funzionale, ha caricato le batterie in poco tempo, essendo specifico per questa batteria spero le faccia durare a lungo. Le 18650 si presentano di colore blu, sono delle stilo molto molto grosse e, grazie alla grande potenza, sono sempre più utilizzate per alimentare attrezzatura che consuma molto. La scelta di prendere la coppia e il caricabatterie era dovuta anche alla previsione della iffusione di questa batteria, quindi è meglio avrene in casa visto che in italia la coppia costa 50 euro ... La lampada frontale si presenta bene, a differenza della replica della led lenser la scocca è di plastica ma fatta bene, il pacco batterie è piccolo e leggero, la cavetteria esterna bene organizzata, il tutto è assemblato con cura. Appena la si accende si nota subito la bella luce che fa. E' potente e illumina bene, inoltre la elevata potenza della lampada permette al costruttore di non dotarla di fascio luminoso regolabile in profondità, il che è un bel guadagno in termini di comodità. Ho effettuato la prova comparata tra la replica led lenser e questa, e devo ire che viste insieme si nota subito che le due lampade sono nettamente differenti. La luce è poco meno del doppio e illuminando in casa al buio la differenza è davvero sostanziale, senza dubbio è stato un otimo acquisto.

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sabato 26 novembre 2011

Come si pesca con la nassa

Dopo avere visto le basi sulla pesca con la nassa passiamo alla parte tecnica: abbiamo la nsota nassa e vogliamo sapere dove usarla e come per tirare fuori del pesce. Iniziamo con l'acquistare delle sarde e congeliamole, per averle sempre fresche. Individuiamo poi un punto promettente per la pesca, in genere si va sul misto per poter mirare ai polpi, le seppie, grossi granchi, gronchi, murene e pesci in genere. I porti e le dighe foranee sono spot d'eccellenza, ma anche scogliere sommerse, pareti di roccia, misto in genere, qualche secca per le seppie .raggiungiamo lo spot in barca, gommone, gozzo, mettiamo le nostre eshce, in genere congelate, nell'apposita sacca porta esche e caliamo la nassa dopo esserci assicurati che la boa segnalatrice sia affiorante e visibile. Caliamo più nasse, non troppo vicine ma nemmeno lontane, ed aspettiamo un tempo che va dai 30 minuti alle 12 ore. Dopo di che salpiamo le nasse e prendiamo il pescato, Occhio a lasciare le nasse incustodite se ci sono ladruncoli in giro. Se le nasse sono vuote potete anche rimetterle in mare, salpandole di nuovo sucessivamente. Un punto importante è l'apertura della nassa, non deve mai essere chiusa del tutto, perchè le prede non forzano la rete, ma si infilano negli anfratti. Lasciate minimo 2 cm di apertura, anche di più se presumete vi siano prede grosse. Non temete che possano poi uscire perchè in pratica è impossibile. Fateci sapere i risultati delle vostre pesche.
Metto qui nel testo il mesaggio di Remo ad integrazione del post: La pesca con le nasse è molto proficua anche in primavera per le seppie che vengono a depositare le uova. In questo caso non serve l'esca ,nelle nasse si inserisce di solito dei rami d'alloro oppure i nastri neri per legare i bancali. Se volete ottenere il massimo lasciate nella nassa una seppia femmina e vedrete che risultati. Non è semplice riconoscere la femmina, di solito è sempre più piccola dei esemplari maschi e ponendola sul dorso al suo interno si notano due sacche bianche, da noi le chiamano le "poccette". (almeno cosi è stato spiegato a me)In primavera i maschi fanno a gara per fecondare le uova delle seppie femmine quindi se lasciate una femmina nella nassa non è raro che il giorno dopo ci trovate 10 e più spasimanti in sua compagnia. Altra cosa importante è che per praticare la pesca con le nasse serve il permesso! Una volta lo rilasciava la capitaneria mentre adesso va richiesto in regione. Bisogna presentarsi l'anno prima in cui si vuole praticare questa disciplina e portarsi 2 foto , marca da bollo da € 14,62 e riempire un modulo con i dati della barca che si utilizza. Il permesso arriva l'anno successivo per posta sotto forma di un tesserino il quale va rinnovato di anno in anno. Non ha niente a che vedere con il censimento! Con questo permesso, solo cosi, si puo anche usare il parangale con massimo 200 ami. Sulla tessera è evidenziato il numero da apporre ai segnali che lasceremo in mare e che dovranno essere di colore giallo. Spero di essere stato utile, Remo.

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venerdì 25 novembre 2011

La nassa

La nassa  è uno strumento di pesca vecchio come l'uomo ma quanto mai fruttuoso. Ricalca i primordi della caccia, ovvero la cattura dell'animale usando una trappola. A prescindere dai materiali o dalle foggie le nasse sono della gabbie con uno o due ingressi a forma di imbuto fatti con rete morbida che permettono allem prede (pesci, gamberi, granchi, cefalopodi, polpi) di entrare alla ricerca dell'esca e di non potere uscire, in quanto per la sua natura cerca l'uscita in alto o in basso, seguendo il bordo della trappola, e non prova a mezz'acqua. Tradizionalmente al nassa può essere fatta con i giunchi, con rete plastica o con la rete che si usa per la pesca, può avere la forma fissa ed essere dotata di struttura rigida o essere ripiegabile, la potete acquistare già fatta o assemblarla in base alle vostre necessità. Non potranno mai mancare le due entrate ad imbuto verso l'interno e un sacchetto che contiene le esche (in genere sarde, cozze, pesci morti ). La nassa va poi fatta scendere al fondo con l'ausilio di un piombo, ma poi occorre poterla ritrovare a fine pescata, quindi occorre un segnalatore. Io consiglio di usare un flaccone da detersivi parzialmente pieno di acqua per renerlo galleggiante e non troppo visibile, onde evitare furti, frequentissimi quando si parla di nasse. Un segrto quando si pesca con el nasse consiste nel tenerle in acqua una settimana senza mettere le esche, onde favorire la crescita delle alghe. In questo moo le prede le scambieranno per normali oggetti sommersi da tempo, provare per credere. Domani parleremo di come si pesca con le nasse, ora mettetevi al lavoro per costruire la vostra nassa, o in alternativa prendetene una già assemblata da uno dei tanti siti di pesca presenti su internet. In foto nassa ripiegabile a sezione circolare.

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martedì 22 novembre 2011

Tutorial - Riparazione rapida anelli di una canna bolognese

L'altra sera sono andato a pesca ed all'arrivo sul molo il mio compagno di pesca apre la bolo e mi chiama ... c'era un anello senza la pietra, sintomo della rottura dell'anello a causa di un urto diretto. Gli dico di non preoccuparsi, apro la mia di bolo e zacchete ... a me mancano tre pietre degli anelli. In pratica un urto forte aveva lesionato la struttura di 3 anelli della canna da pesca obbligandomi ad usare la canna di riserva (ne porto sei con me, ma comunque mi sono incazzato). Oggi appena mi sono liberato mi sono organizzato per la riparazione e fatte due foto mi sono messo all'opera per scrivere questo tutorial. In pratica la canna da pesca del tipo bolognese presenta anelli a ponte singolo, o anelli scorrevoli. Il vantaggio dell'uso dell'anello a ponte singolo è tutto legato alla leggerezza ed alla facilità di montaggio, essendo necessaria una sola legatua anzicchè due. Avendo una sola legatura possiamo poi procedere alla sostituzione dell'anello senza rifare la legatura stessa ma estraendo l'anello e rimettendone uno nuovo. Preparate dello scotch gommato, una pinza, colla tipo uhu uhu (no attak in quano troppo veloce, quindi non permetterebbe di posizionare corretamente l'anello), cartoncino o carta. Prendete la canna con la mano sinistra e impugnate con la destra la pinza, quidi afferrate l'anello per la parte di stelo che esce dallalegatura e fate una forza costante verso la cima dell acanna, In uno o duse seconi l'anello uscirà dalla legatura come una spina dalla presa, lasciando la legatura integra sia all'esterno che all'interno. Prendete il vostro ormai ex anello ed andate da un negoziante di fiducia per acquistare un nuovo anello, specificando sempre che ne volete uno con pietra (mai plastica). Al ritorno prendete lo scotch gommato e icoprite la parte a valle dell'anello, poi mettete la carta o il cartoncino tra la sezione dove state lavorando e la successiva per avere il campo sgombro ed evitare urti. Quindi prendete l'anello con le mani, meteteci della colla sullo stelo e poi infilatelo nella legatura. Tiratelo subito fuori, metteteci un altro goccio di colla e rimettetelo a posto. Spingete l'anello sino in fondo ma senza forzare, quindi tenete la canna orizontale e ferma per 12 ore ma solo dopo avere rimosso la colla sueprflua. In questo modo avrete risparmiato un sacco di soldi (l'anello costa 2 euri, la riparazione dal negozziante 10 euri ad anello) e avrete evitato di rifare le legature, con evidenti cambi di colore, colature e similia. A seguire tutte le foto della riparazione.

 
 
 

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lunedì 21 novembre 2011

Pescare con i bigattini morti

Nella pesca al colpo il bigattino è un'esca micidiale in quanto è possibile pasturare in maniera costante e nascondere nella pastura il nostro bigattino armato di amo. Occorre però considerare che in spot ad alta densità di pesca i pinnuti hanno imparato a diffidare del bigattino in generale, e sopratutto di quelli vivi e vegeti che si muovono come forsennati. In effetti i pesci sottoposti a forte pressione selettiva imparano dai propri errori e da quelli degli altri. Quindi imparano a diffidare del bigattino vivo e tendono ad attaccare quelli morti presenti sul fondo. Questo piccolo stratagemma da molti risultati in ambienti confinati e soggeti a grossa presione di pesca. Tipo pensate ad un lahetto di pesca sportiva dove le care sono pescate e rimese in acqua tantissime volte. Imparano presto a diffidare del bigattino, sopratutto se vivo e vegeto e molto vivace (quindi appena messo in acqua). Partendo da questo presupposto molti agonisti quindi hanno imparato ad utilizzare a pesca i bigattini morti, ovvero tenuti per pochi secondi in acqua bollente in modo da ucciderli ma rimanerli sodi e comaptti. Dopo la "cottura" è opportuno mettelri in poca segatura e lasciarli asciugare al fresco. Quindi portateli a pesca e teneteli prontio per l'innesco. Usate l'amo singolo e abbiate cura di pescare con pochi centimetri di lenza poggiata a terra e di certo i risultati non mancheranno.

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venerdì 18 novembre 2011

Esche: L'oloturia

L'oloturia o cetriolo di mare è un animale dalla forma a cilindro che popola i nostri mari vivendo sulle scogliere o sulle zone di misto. si trova in genere tutto l'anno ed conosciuta a livello biologico per una relazione simbiotica con un piccolo pesce. A livello alieutico i primi a comprenderne le potenzialità furono i pescatori di palamito che iniziarono ad innescarla per pecare i sarghi. In effetti col tempo si è diffuso il suo uso, anche se la complesstità della preparazione scoragga i pescatori meno esperti. Una volta presa l'oloturia sulla scogliera o sulla spiaggia dopo una mareggiata occorre munirsi di un coltello appuntito e di una base di appoggio dove tagliare l'animale. Dobbiamo praticare due tagli aagli estremi per eliminarne le parti distali e poi tagliarla nel senso della lunghezza. A questo punto gettiamo via gli organi interni e ci troviamo di fronte un rettangolo formato dalla pelle esterna e da "carne" o meglio tessuto connettivo interno che sarà la nostr esca. Muniamoci quindi di coltello e tanta pazienza e separiamo la pella dalla parte bianca. Questa operazione è lunga e difficoltosa e spesso alcuni si siutano anche con un cucchiaio ineserendolo tra i due tessuti. Una volta finito occorre tagliare la parte ottenuta a pezzi e metterla sull'amo con del filo elastico. Molto usata a surfasting, bolentino e palamito attira grazie al suo odore forte e pungente, micidiale con i saraghi ma efficiante a mare mosso con tutti i grossi predatori. Provare per credere.

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mercoledì 16 novembre 2011

La baiatura

Molti di noi sicuramente sono degli abili pescatori e ad ogni uscita prendono buone prede. Di certo però dobbiamo ricordare che se non pratichiamo il catch and release dobbiamo conservare il pescato per diverse ore, spesso sotto il sole a temperature superiori a 40°C. Conservare il pescato in queste condizioni ne degrada il sapore, elimina il profumo e modifica le qualità organolettiche. Come possiamo fare per portare a casa del pesca fresco come appena pescato?? Occorre praticare la baiatura. Ovvero occorre immergere il pesce apena pescato in acqua fredda, molto fredda, di modo che tutte i processi biologici e chimici siano rallentati. Ricordiamo di portare a pesca un box di quelli coibentati e delle bottiglie di plastica riempite con acqua e poste nel congelatore, di modo che il contenuto sarà tutto ghiaccio. Appena iniziano le catture riempite il cassone coibentato con acqua d mare e poneteci dentro le bottiglie congelate. Immergetevi subito il pescato ed avrete le vostre prede bellissime nei colori, profumate come appena pescate e sopratutto con un sapore eccezionale. Grosso modo il rapporto acqua ghiaccio dele essere di 3 litri di ghiaccio (2 bottiglie da 1,5 lt) per 10 litri di acqua di mare.

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domenica 13 novembre 2011

Ricette: Calamari alla brace

Per la preparazione dei calamari alla brace vi consigliamo di utilizzare sempre i calamari pescati da voi in quanto risulteranno più morbidi e di sicuro più saporiti. Predisponete un calamaro per ogni commensale, poi un limone da premere, un bicchiere di olio extravergine d'oliva, aglio senza brattee e del prezzemolo da tagliare finemente. Pulite i calamari eliminando gli occhi, l'organo con l'inchiostro e la parte coriacea interna oltre agli organi che si trovano nella testa. Mettiamo in una ciotola il succo del limone e l'olio ed agitiamo con la forchetta sino ad ottenere una emulsione omogenea. Quindi spennelliamo i nostri calamari e lasciamli riposare cinque minuti. Fate concumare la brace e quando risulta omogenea mettete i calamari sulla griglia ben calda, avendo cura di far cuocere per pochi minuti i calamari da ambio le parti. Intanto unite all'emulsione il prezzemolo tritato, l'aglio a spicchi e del sale e continuiamo a sbattere. Una volta pronti i calamari mettiamoli in un piatto da portata unendoli all'emulsione. Portiamo a tavola il tutto ancora caldo.

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giovedì 10 novembre 2011

Pescare il calamaro

Abbiamo visto come il calamaro sia apprezzato e ricercato a tavola ma ora occorre vedere come pescare i nostri calamari. Le tecniche utilizzate in autunno sono princpalmente la pesca dalla barca e la pesca a spinning dalle scogliere, ma in entrambi i casi è una pesca da effettuare in autinno ed inverno di notte su fondali medio profondi ed armati di appositi artificiali. Questi sono chiamati totanare ed hanno la forma di un grosso gambero con alla coda due corone di ami. Il corpo dell'artificiale è in genere ricoperto di seta e presenta colorazioni in giallo-rosso- orsa.verde-azzurro screziate di bienco e nero. Il colore va scelto in base al momento, allo spot ed alla profondità ricordandoci che il successo di un colore spesso varia in base allo spot. Dalla barca occorre portarci su distese di poseidonia o di semplice sabbia ma sempre in prossimità di nette scadute del fondale poichè in queste zone si raggruppano i calamari. Pescando con la canna ricordatevi di sceglierne una con cima sensibile per avere un migliore movimento dell'artificiale e ricordatevi di evitare movimenti violenti nel recupero per non slamare la preda. potete anche pescare con la lenza in mano ma vi stancherete presto, quindi conviene attrezzarsi. Se volete pecare da riva andate su di una scogliere ch edegrad velocemente con una canna da spinning e lanciate e recuperate dolcemente il vosto artificiale. Se non avete catture spostatevi lungo la scogliera cercando un punto redditizio. Cambiate ciclicamente artificiale e ricordatevi di sondare le zone con maggiore profondità. Qui video di pesca al calamaro dalla barca.

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lunedì 7 novembre 2011

Catturare le corbole e conservarle sino alla prossima pescata

Abbiamo visto come le corbole siano un'esca molto attrattiva poichè i pesci la cercano ma in genere riesce a nascondersi sotto uno spesso strato di fango, e si è parlato anche dei metodi di innesco di questa esca potente e delicata (qui articolo. Oggi, su richiesta di molti pescatori, ci occuperemo di come procurarci da soli questa esca e di come conservarla, poichè quando la si compra viva muore dopo poco e se presa da congelata siamo obbligati ad innescarla congelata per evitare il suo disfacimento al momento dell'innesco. Poichè le corbole vivono nel fango ad una profondità variabile in base alle caratteristiche del substrato (in genere circa 40 cm) hanno bisogno di scavare in prossimità del bagnasciuga delle galerie "di areazione" che portano acqua e/o aria al loro sistema di gallerie (ricordate questo dettaglio perchè sarà la base di uno dei sistemi di cattura). Rechiamoci quindi in una zona lagunare o di foce o cmq in una zona naturalmente ricca di fango e cerchiamo un punto ricco di fori che ci indica la presenza delle corbole sotto la supeficie. Muniamoci quindi di una pala e rimestiamo il fango con una pala per una zona di circa 1 mq per smuovere il substrato e far allontanare le corbole, poi con un retino a maglia larga passiamo nell'area attorno al foro e magicamente troveremo nel fango smosso le corbole. Analogamente possiamo anche costruire un crivello e setacciare il fango che scaviamo, questo metodo è più faticoso e poco raccomandato perchè feriremo molte esche, ma se volete potete procedere. Terzo metodo, usiamo l'aria compressa. Le corbole cotruiscono le gallerie e le abitano, quindi noi identifichiamo i fori, mettiamo dentro di uno di questi una bottiglia di plastica morbida e poi premiamo al bottiglia per insufflare aria nel foro, vedremo uscire acqua da un altro foro e, nella maggior parte dei casi, uscirà anche qualche corbola, pronta da mettere nel secchio. Una volta catturate con i metodi appena illustrati mettete le corbole in un contenitore con coperchio con un poco di fango e delle alghe e ponete tutto in frigo nella zona a temperatura media, certi di conservarle anche dieci giorni. Non mettete troppa acqua per evitare che muoiano e vadano in putrefazione (l'acqua serve solo a saturare l'aria al 100% ed evitare disidratazioni). Nonostante le numerose prove di tenere le corbole in acquario non si registrano casi di resistenza al di sopra dei due giorni. Poichè sulle corbole si sa poco fateci partecipi delle vostre esperienze.

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domenica 6 novembre 2011

Surfcasting: cosa fare in presenza di alghe?

Andare a pesca durante le ultime fasi di una mareggiata e cercare la scaduta è molto importante in quanto abbiamo la possibilità di incontrare belle prede. Le onde si generano a causa del vento che bate sull'acqua e la spinge verso riva. Qui al diminuire del fondale si verifica la formazione dell'onda. Questo moto prende a largo le alghe, la spazzatura, i sacchetti, gli assorbenti, il legno ed altro e le porta in prossimità della battigia. Tutte queste cose in sospensione se incontrano i nostri calamenti vi si appoggiano appesantendoli e portando anche alla rottura del filo in bobina. Contro questo problema possiamo attuare varie misure, tra queste certamente la ricerca di uno spot dove la corrente spazza via le alghe è la scelta principe. Se le alghe sono presenti solo nel sottoriva ricordiamoci di mettere la cime della canna più alta possibile per evitare che tocchi l'acqua nella zona dove sono presenti le alghe. Usiamo filo galleggiante e recuperiamo molto velocemente per far staccare il piombo dal fondo e quindi evitare di prendere zozzerie dal fondo. Inoltre evitiamo le prime due mareggiate dell'anno in quanto sono quelle che portano a riva tutte le alghe e le zozzerie che i diportisti scostumati lasciano a mare o i villeggianti lasciano nei fiumi.

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mercoledì 2 novembre 2011

Esche: Il bibi

Il bibi è una delle esche più attiranti in assoluto. Si presenta con una forma a salsicciotto, lungo da 8 a 25 cm e di diametro da 1 a 3 cm. Viene venduto in scatolette di plastica in 10 15 pezzi accompagnati da spugna sintetica per mantenerne l'umidità. A pesca è molto efficace per insidiare le grosse orate, ma spigole e grosse mormore non si tirano indietro di fronte a questo verme molto attirante. Il suo corpo grosso e quasi traslucido contiene al suo interno grosse quantità di liquido, che poi è la parte che attira i pinnuti. In frigo si conserca per lunghi periodi a temperature medio basse per cui per la pesca estiva occorre munirsi di un frigo portatile o di un box coibentato. Gli ami a becco d'aquila sono la scelta migliore per questa esca. Occorre ricordare che a parte i bibi che si acquistano in negozio in alcune regioni d'Italia (tipo il veneto) è possibile acquistare del bibi nostrano detto bibi di coffa. Questo si presenta di colore scuro e molto grande di dimenzioni, tanto da richiedere a volte di essere innescato rivoltato e legato col filo elastico.

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