
domenica 29 giugno 2014
Catturare i granchi per pescare le orate

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venerdì 20 giugno 2014
Tonno a drifying
Passiamo l’inverno a preparare terminali, ad imbobinare e sbobinare mulinelli, ingrassare, pulire, mantenere attrezzature, leggere riviste che riportano gli ultimi ritrovati, le ultime tecniche e perché no, allenarci gambe braccia e schiena per poter essere pronti al fatidico appuntamento, all’incontro per eccellenza, al confronto con il “Rosso”. Ed ecco, per noi pescatori sportivi, più testardi di una roccia, più forti della crisi che ci condiziona ogni giorno della nostra attività, ligi a permessi, a taglie minime, a regolamenti e quant’altro, avverarsi l’incontro!! Sono le 11.00 circa di mattina, e dopo un paio di ore di costante pastura a base di sarde recuperate dalla pescheria di fiducia durante tutto l’inverno, lo scoppio di un palloncino che fino a pochi istanti prima manteneva una delle esche ad una trentina di metri dalla poppa della barca, segnala l’inizio del confronto. Il mulinello urla e l’apparente calma che fino a quel momento regnava a bordo, in un attimo sparisce. Romolo corre a recuperare le altre canne mentre io lascio correre il mulinello per qualche istante ancora prima di stringere la frizione e ferrare, è in questo momento che il tonno sente l’amo e comincia la sua furibonda fuga! Vedere sparire circa 400 metri di filo dal mulinello in pochi secondi è una sensazione da cardiopalma, l’adrenalina sale su prendendo il “freccia rossa”, mentre sulle mani cominciano a gonfiarsi le vene pronte a contrastare quella forza della natura! E tutto accade a ritmi velocissimi.
Neanche il tempo di indossare l’imbragatura che i motori della barca sono accesi, comincia l’inseguimento, il tonno non da cenni di cedimento, ha preso una rotta e non modifica di un grado ne di un nodo la sua andatura. Ho tutto il tempo per tarare bene la frizione in previsione del lungo combattimento, ecco rallenta, si ferma, posso recuperare, nel mulinello appaiono le prime spire, sono a metà della capienza quando riparte, il cicalino si trasforma in un urlo, lo accompagno con il mio, è più stonato ma Romolo non ci fa caso, è concentrato nel posizionare sempre la barca nella giusta direzione per permettermi di combattere sempre al meglio. Passano i minuti, a decine, passa la prima ora ma il tonno non cede, è un continuo alternarsi di fughe e pause, approfitto di ogni cedimento del Re del Mediterraneo per poter recuperare filo facendo lavorare ora di più la canna ora la frizione del mulinello. Siamo ormai a più di un’ora e mezza di serrata battaglia, i primi segnali di arresa, recupero ancora, do fondo a tutto quello che ho dentro, tocco anche l’anima, vedo il piombo a perdere legato ad un elastico è ancora li, anche lui non si è voluto perdere l’incontro, mi segnala che mancano ormai solo una ventina di metri quando un primo bagliore dal fondo mi fa percepire le dimensioni, è grosso urlo, lo vedo! rincara Romolo, ancora uno sforzo, il raffio è già a portata di mano e smania dalla voglia di essere usato, arriva la doppiatura, il tonno ormai si fa vedere in tutta la sua maestosa bellezza, affiora e prontamente viene raffiato al primo colpo, ma non è finita almeno fino a quando non è a bordo, gli lego una cima alla coda e lo accompagno fino alla porta d’ingresso la tuna door del Carfil che lo accoglie anche se di misura facendolo accomodare con tutti gli onori nel pozzetto di poppa….è fatta!!!! Angelo Pagano.
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Etichette: drifting, report di pesca, tonno
martedì 17 giugno 2014
Fluorocarbon e fluorocoated
Il fluorocarbon è sicuramente la più grossa novità che abbiamo avuto nel settore dei monofili negli ultimi anni. Anche l'idea stessa del fluorocarbon è suggestiva: Il filo invisibile per pescare in acque chiare. La domanda nasce spontanea: ma se esiste un materiale invisibile lo usavano in guerra per camuffare le navi e gli aerei (lo disse un mio conoscente ...).Purtroppo il fluorocarbon non è un materiale invisibile, ne tantomeno potrebbe esserlo, ma ha un indice di rifrazione molto simile a quello dell'acqua. Avete mai osservato come un prisma scinde la luce solare in tanti colori diversi, quasi come se fosse un arcobaleno? Ebbene il nylon nell'acqua ha lo stesso effetto, perciò in acqua chiare i pesci non vedono proprio il filo ma i riflessi che la luce genera sugli stessi. Il fluorocarbon evita questo problema poichè ha un indice di rifrazione simile all'acqua e riduce questo effetto. Prima di correre ad acquistare dei fili di questo tipo ricordate che il carico di rottura è sempre inferiore all'omologo diametro normale, la tenuta del nodo è minore, ha la tendenza ad arricciarsi ed ha maggiore rigidità. Come vantaggi si registrano resistenza alla salsedine e maggiore durata del filo. Il filo definito fluorocoated invece è un filo di nylon con una patina di fluorocarbon esterna che attenua la rifrazione della luce. Attualmente i fili al fluorocarbon di attuale generazione sono molto criticati in quanto in condizioni di elevata trasparenza in acqua sono alquanto visibili, problema che si risolverà con la prossima generazione di fili attesa per i prossimi anni. Nonostante questo per alcune prede tipo il muggine l'utilizzo del fluorocarbon al momento è l'arma vincente per incrementare le catture.
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Etichette: attrezzatura da pesca, fluorocarbon, tecnica
giovedì 12 giugno 2014
Pesci pericolosi parte prima
I pesci come tutti gli esseri viventi nel corso della loro storia evolutiva hanno messo a punto dei meccanismi di difesa più o meno pericolosi per gli altri organismi viventi. La comparsa di questi sistemi di difesa è alquanto banale. Tutte le popolazioni sono soggette a mutazioni e qualora queste siano in grado di dare un vantaggio per gli animali questi sopravvivono agli altri e quindi la mutazione si diffonde nella popolazione. Volendo fare un esempio possiamo ricordare che si sono cosi evoluti gli squali muniti di apparato boccale munito di denti piuttosto che i serpenti velenosi. Fermo restando questi fondamenti di biologia evolutiva per il pescatore la conoscenza di questi animali potenzialmente pericolosi è fondamentale per evitare di rimanere feriti durante la battuta di pesca o avere anche conseguenza più gravi. Basta ricordare il famoso video del pescatore che viene ferito alla mano dallo squalo che stava slamando per capire il potenziale dei nostri "amici pinnuti". So che state pensando che da noi mancano squali muniti di apparati boccali imponenti ma anche il morso di un pesce serra può portarci in ospedale sia per ferite da ricucire che per infezioni provocate dei microbi che albergano nella bocca di questi pesci. Inoltre un grongo può staccare agevolmente due dita di un uomo con un singolo morso. Inoltre tra le specie pericolose per il pescatore possiamo ricordare il grongo, la murena, il barracuda, la spigola, la tracina, le meduse, alcuni coralli, alcune conchiglie solo per citarne alcuni. Nel corso dei prossimi articoli andremo ad analizzari pericoli e rimedi per ogni specie.
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Etichette: grongo, murene, pericoli a pesca, pesci pericolosi, squali
martedì 10 giugno 2014
La nassa
La nassa è uno strumento di pesca vecchio come l'uomo ma quanto mai fruttuoso. Ricalca i primordi della caccia, ovvero la cattura dell'animale usando una trappola. A prescindere dai materiali o dalle foggie le nasse sono della gabbie con uno o due ingressi a forma di imbuto fatti con rete morbida che permettono allem prede (pesci, gamberi, granchi, cefalopodi, polpi) di entrare alla ricerca dell'esca e di non potere uscire, in quanto per la sua natura cerca l'uscita in alto o in basso, seguendo il bordo della trappola, e non prova a mezz'acqua. Tradizionalmente al nassa può essere fatta con i giunchi, con rete plastica o con la rete che si usa per la pesca, può avere la forma fissa ed essere dotata di struttura rigida o essere ripiegabile, la potete acquistare già fatta o assemblarla in base alle vostre necessità. Non potranno mai mancare le due entrate ad imbuto verso l'interno e un sacchetto che contiene le esche (in genere sarde, cozze, pesci morti ). La nassa va poi fatta scendere al fondo con l'ausilio di un piombo, ma poi occorre poterla ritrovare a fine pescata, quindi occorre un segnalatore. Io consiglio di usare un flaccone da detersivi parzialmente pieno di acqua per renerlo galleggiante e non troppo visibile, onde evitare furti, frequentissimi quando si parla di nasse. Un segrto quando si pesca con el nasse consiste nel tenerle in acqua una settimana senza mettere le esche, onde favorire la crescita delle alghe. In questo moo le prede le scambieranno per normali oggetti sommersi da tempo, provare per credere. Domani parleremo di come si pesca con le nasse, ora mettetevi al lavoro per costruire la vostra nassa, o in alternativa prendetene una già assemblata da uno dei tanti siti di pesca presenti su internet. In foto nassa ripiegabile a sezione circolare.
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Pubblicato da Segreti della Pesca alle 10:23 1 commenti
Etichette: attrezzatura da pesca, nassa
venerdì 6 giugno 2014
Spigole a spinning dalla scogliera



Pubblicato da Segreti della Pesca alle 11:02 1 commenti
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