sabato 3 gennaio 2015

Il surfcasting

Il surfcasting è definito tecnicamente come la pesca dalla spiaggia in presenza di moto ondoso. Va da se che le attrezzature dovranno essere in grado di lanciare zavorre pesanti, utilizzate sia per vincere la forza del mare che per lanciare lontano le nostre esche. A questo punto occorre chiedersi: perché vado in spiaggia in inverno, col mal tempo, vento ed onda?? Il motivo è da ricercare nella biologia marina e nelle abitudini dei predatori e grufolatori. Quando l’onda si frange sulla spiaggia rivolta lo strato superficiale della sabbia, portando in superficie una moltitudine di crostacei, anellidi ed similia che attirano i piccoli pesci i quali attirano i predatori. In poche parole tutta la catena alimentare si trova li, a pochi metri dalla battigia a portata di canna del surfcaster capace di interpetrare la perturbazione. Infatti se andiamo in spiaggia nel bel mezzo di una mareggiata avremo seri problemi a stare in pesca, ed i risultati lasceranno a desiderare. Occorre andare in spiaggia quando il mare inizia a calmarsi, nel momento definito scaduta. Come tutti i fenomeni naturali non esiste una legge matematica per riconoscere la scaduta, ma si intende con questo termine il momento il cui il mare inizia a calmarsi, cala il vento che ha generato la mareggiata e il mare scarica la sua energia residua. Il punto dove si genera l’onda dovrebbe essere il più fruttuoso in quanto li si vengono a creare delle formazioni dove si accumula il materiale detritico, crostacei e anellidi, e si crea l’impianto da surf. Se avete problemi a raggiungere tale zona state a cuor tranquillo, lanciano nella schiuma potrete allamare dei bellissima saraghi, e a scaduta avanzata anche la spigola non mancherà di farvi visita. Mentre nella pesca a fondo c’è un largo uso di anellidi in condisurf c’è bisogno di esche proteiche, capaci di attirare grossi predatori, alla ricerca di un pranzo lauto. Quindi largo a fasolare, sarda, filetto di muggine, cannolicchi, seppia. Ricordate di usare ami generosi, lenze per i finali e i muli belli grossi e piombi dal peso e le dimensioni adeguate. Anche se sono dell’idea che le configurazioni sono personali e legate al momento vi riporto quella che ritengo una configurazione media, da adattare al momento.

Filo in bobina 0,35 mm
Shock leader 0,60
Bracciolo 0,26 – 0,30 – 0,40
Ami zerati di dimensioni appropriate all’esca
Piombo a piramide, sfera, cono da 5 oz – 150 gr.

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mercoledì 3 dicembre 2014

Innescare il coreano

Innescare il coreano sicuramente non è una cosa difficile, ma a volte meglio vedere direttamente le immagini. Occorre procurarsi un ago da innesco, possibilmente di quelli a due fori. Inserire l'ago nel corpo del coreano partendo dalla testa, facendo atenzione a mantenerlo vivo e vegeto. Una volta arrivati alla coda io preferisco lasciare almeno due centimetri di coda non forati, di modo che in acqua il verme la muova ed attiri i pesci. Una volta finito passatela sull'amo mettendo la punta di questo nel foro che si trova in prossimità della coda ... ed il gioco è fatto.
A seguire video esplicativo.

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martedì 4 novembre 2014

Esche: il murice

Tutti noi conosciamo il colore porpora, rosso intenso e legato a vecchie tradizioni legate alla tintura delle stoffe. I porporati attualmente sono i cardinali come risultato di un retaggio culturale vecchio di millenni che voleva color porpora le tuniche dei sacerdoti dei vari templi. All'epoca il colore non veniva dato da sostanze di sintesi ma si otteneva da alcuni molluschi che venivano pescati in grande quantità nel mediterraneo. Una volte portati a terra le donne rompevano la conchiglia, portavano a nudo il corpo del mollusco e ne prendevano la sola sacca che conteneva il pigmento. Questa veniva essiccata e solo a processo terminato si otteneva una polvere che era in grado di donare un colore rosso scuro alle stoffe. Oggi il murice (chiamato spesso rancione per il colore che può donare) è un mollusco che spesso i pescatori trovano nelle reti e al quale non viene riconosciuto un grande valore economico o gastronomico. Noi pescatori però possiamo utilizzare questo mollusco a pesca per attirare belle prede ghiotte del boccone saporito. Qualsiasi pesca fate ricordate che la sacca di colore giallo contenente il liquido colorante è la parte più pregiata del mollusco in quanto attira i pinnuti si stazza. Quindi non rompetela o pungetela con l'ago ma fate in modo che la sacca resti integra. Una volta sul fondo i piccoli pesci attaccheranno il murice rompendone la sacca ed il liquido attirerà i pesci grossi. In pratica state pasturando proprio vicino all'esca: il sogno di ogni pescatore. Che voi siate in spiaggia, suglio scogli o in barca ricordate che potete rompere la conchiglia con un martello, ma esiste un trucco per stanare velocemente il murice (se lo avete conservato vivo) senza danneggiarlo. Prendete un accendino e scaldate leggermente la parte finale della conchiglia. Il mollusco uscirà di pochi centimetri per sfuggire al caldo e voi lo avrete a tiro agevolmente senza dovelo prendere a martellate. Ricordate di innescarlo ad un amo non troppo grande e di salvaguardare la sua vitalità, ma rimuovete l'opercolo coriaceo che ne ricopre il piede. Se ne prendete una bella quantità di quelli vivi potete tenerli in una nassa sotto la vostra barca per diversi mesi avendo l'accortezza di lasciar enella nassa una sarda a settimana. Il murice è fenomenale a bolentino e a surf casting, anche se si riscontrano ottime catture anche a pesca a fondo in spot con fondo misto.

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venerdì 17 ottobre 2014

Esche: Il trancio di spigola

Abbiamo visto come il trancio del cefalo possa essere efficaci nella pesca a predatori affamati quali spigole e serra, oltre a tutti i pesci di grosse dimensioni in cerca di cibo. Occorre però ricordare che oltre alla sarda o al miggine vi è una specie dalla carne deliziosa che attira molto ma molto i pesci, in particolare il pesce serra: il filetto di spigola. In questo caso avremo cura di prendere una spigola di allevamento, di quelle che il supermercato vende a 4-5 euro al kg, nella pezzatura più piccola. Le ragioni che stanno dietro la scelta delle spigole di allevamento è banalle: uesti pesci sono allevati con mangimi ad alto tenore proteico e calorico, il che unito al ridotto movimento le rende utilisime per la pesca al serra in quanto gli oli si sciolgono e lasciano in acua una scia odorosa. Inoltre il serra si ciba quotidianamente di piccole spigole, quindi ne riconosce il sapore e la consistenza delle carni.

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giovedì 14 agosto 2014

Come attirare i grossi pinnuti: La sarda

Sardina pilchardus La sardina è da sempre l'esca d'elezione per la pesca professionale. Basta pensare che le coffe, lenze con centinaia di ami, sono state da sempre innescate con le sarde, cosi come si sono usate le sarde come esca nelle nasse. La sarda è definito un pesce povero in quanto sul mercato spunta sempre prezzi molto bassi (max 2 euro al chilo) anche se occorre ricordare che in cucina esistono piatti di grandissimo pregio creati con questo pesce (come non pensare alla paste con la sarda tipica della sicilia). Questo pesce è molto diffuso nel mare mediterraneo dove si sposta in branchi numerosi e compatti, tanto che i pescatori professionisti usano prenderle con le reti a circuizione. Il segreto della sua attrattiva nei confronti dei pinnuti è legato alla ricchezza di olio nelle sue carni.
Una volta in mare crea una scia odorosa che richiama i pesci proprio nella sua direzione. La sarda può essere innescata sia tal quale che eviscerata e rivoltata. Nel primo caso durerà più a lungo in mare, nel secondo diffonderà più velocemente il suo olio nel mare, quindi attirerà prima i pinnuti. Il suo innesco prevede sempre l'utilizzo di ami zerati di grosse dimensioni, al fine di garantire una precisa allamata e evitare le mangiate a vuoto. E' sempre consigliato l'utilizzo di due ami nel filetto di sarda, sempre disassati di almeno 90 gradi, per aumentare le possibilità di allamata nella bocca del pinnuto. Per innescare la sarda occorre sempre del filo elastico, ovvero del filo che si acquista in comodi rocchetti nei negozi di pesca e che ha una elevata elasticità, e che quindi usiamo per dare compattezza ai filetti di sarda. Spigole, pesci serra, gronchi sono di sicuro le specie che sono più attirate dalla sarda, quindi di seguito riportiamo brevemente la tecnica da utilizzare per ognuna di queste.
Spigola: nei mesi da novembre a gennaio la spigola è sempre alla ricerca di cibo poichè si avvicina il periodo riproduttivo e necessita di proteine per portare avanti le uova. In questo contesto possiamo utilizzare un long arm o uno short (preferibile) con terminale di circa 1 metro con innesco di sarda con polistirolo all'interno per dargli mobilità. Se occorre fare grosse distanze è opportuno munire il terminale di bait clip.
Pesce Serra: pesce molto diffuso sulle coste italiane, presente principalmente nei mesi estivi e molto ma molto aggressivo. Attacca voracemente le prede, spesso nel recupero di piccoli grufolatori attaccati ai nostri calamenti si registrano attacchi ed al pescatore non arriva che la testa del pinnuto. Per i calamenti vale quanto detto per la spigola salvo inserire almeno 30 cm di cavetto di acciaio resistente ai denti del pesca serra. Per insidiare il serra occorre sempre inserire polistirolo nell'innesco.
Gronco: Pesce di forma allungata, molto vorace ed attivo solo alla notte. Per la pesca si utilizza generalmente un long arm con finale in cavetto di acciaio e sarda. Per aumentare l'attrattiva dell'esca si può inseirre uno starlight sulla sarda.

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lunedì 28 luglio 2014

Innescare il bibi

Questo video mostra come innescare correttamente il bibi a pesca. Occorre ricordare che la grande quantità di liquido contenuto da questo verme lo rende molto attirante ma ci da anche molti problemi quando dobbiamo innescarlo. Occorre procurarsi del filo per il finale (in genere 0,20 0,25 mm) ami del tipo a becco d'aquila con curva ampia e un ago da innesco specifico per il bibi caratterizzato da una estremità appuntita ed una munita di occhiello. Seguite le istruzioni del video e ricordate di essere delicati in tutte le fasi. Ricordate che il segreto per non far svuotare il bibi consiste nel far passare l'ago per i suoi orifizi naturali.

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domenica 29 giugno 2014

Catturare i granchi per pescare le orate

Abbiamo già visto la pesca dell'orata utilizzando il granchio in particolare come si prepara una montaturae come si devono inserire gli ami nel corpo del granchio. Viene ora spontanea una domanda: come mi procuro un granchio per la mia pesca? Se siete sulla scogliera non avete altra scelta che mettervi alla ricerca dei granchi nella zona bassa della stessa, avendo cura di prenderli con un retino e di riporli delicatamente in secchio con pochi centimetri di acqua. Se invece siete sulla spiaggia dovete munirvi di una sarda e di un bastoncino di legno. Legate la sarda verticalmente al bastoncino usando del filo di nylon, e poi conficcatelo per almeno 10 cm nel bagnasciuga, di modo che le onde lambiscano leggermente la sarda ma nn sela portino via. Attendete e in pochi minuti vedrete arrivare i primi granchi.

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giovedì 8 maggio 2014

Catturare le corbole e conservarle sino alla prossima pescata

Abbiamo visto come le corbole siano un'esca molto attrattiva poichè i pesci la cercano ma in genere riesce a nascondersi sotto uno spesso strato di fango, e si è parlato anche dei metodi di innesco di questa esca potente e delicata (qui articolo. Oggi, su richiesta di molti pescatori, ci occuperemo di come procurarci da soli questa esca e di come conservarla, poichè quando la si compra viva muore dopo poco e se presa da congelata siamo obbligati ad innescarla congelata per evitare il suo disfacimento al momento dell'innesco. Poichè le corbole vivono nel fango ad una profondità variabile in base alle caratteristiche del substrato (in genere circa 40 cm) hanno bisogno di scavare in prossimità del bagnasciuga delle galerie "di areazione" che portano acqua e/o aria al loro sistema di gallerie (ricordate questo dettaglio perchè sarà la base di uno dei sistemi di cattura). Rechiamoci quindi in una zona lagunare o di foce o cmq in una zona naturalmente ricca di fango e cerchiamo un punto ricco di fori che ci indica la presenza delle corbole sotto la supeficie. Muniamoci quindi di una pala e rimestiamo il fango con una pala per una zona di circa 1 mq per smuovere il substrato e far allontanare le corbole, poi con un retino a maglia larga passiamo nell'area attorno al foro e magicamente troveremo nel fango smosso le corbole. Analogamente possiamo anche costruire un crivello e setacciare il fango che scaviamo, questo metodo è più faticoso e poco raccomandato perchè feriremo molte esche, ma se volete potete procedere. Terzo metodo, usiamo l'aria compressa. Le corbole cotruiscono le gallerie e le abitano, quindi noi identifichiamo i fori, mettiamo dentro di uno di questi una bottiglia di plastica morbida e poi premiamo al bottiglia per insufflare aria nel foro, vedremo uscire acqua da un altro foro e, nella maggior parte dei casi, uscirà anche qualche corbola, pronta da mettere nel secchio. Una volta catturate con i metodi appena illustrati mettete le corbole in un contenitore con coperchio con un poco di fango e delle alghe e ponete tutto in frigo nella zona a temperatura media, certi di conservarle anche dieci giorni. Non mettete troppa acqua per evitare che muoiano e vadano in putrefazione (l'acqua serve solo a saturare l'aria al 100% ed evitare disidratazioni). Nonostante le numerose prove di tenere le corbole in acquario non si registrano casi di resistenza al di sopra dei due giorni. Poichè sulle corbole si sa poco fateci partecipi delle vostre esperienze.

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lunedì 14 aprile 2014

L'arenicola o esca rossa

L’arenicola o esca rossa è la principale esca che si utilizza a PAF (pesca a fondo). È un verme di colore rosso bruno e riflessi di colore viola acceso, tipico delle coste campane dove vive in pochi centimetri di sabbia. Tra tutte le esche utilizzate è molto popolare in quanto è l’unica ad avere a mio avviso una marcia in più. In estate attira le mormore e le orate, in inverno utilissima per le spigole. Occorre però ricordare che questo anellide non è utile per allamare il pesce della vita, ma risulta utilissimo per prede di media-piccola pezzatura. Molto conosciuta col nome di esca napoletana in quanto in questi territori è molto diffusa, tanto da essere esportata da qui a tutte le principali zone di pesca italiane. Questo anellide teme il caldo, tanto da essere sempre conservato in frigo. È venduto in vaschette di polistirolo dalle dimensioni di 10x20 cm nelle quali si trovano in genere 6 vermi immersi in della sabbia scura (origine vulcanica). Veniamo ai prezzi: in Campania il prezzo oscilla tra i 5 ed i 6 euro alla scatola, in giro per l’Italia si trova a circa 8 euri. Questo anellide è però anche famoso perché se maneggiato in maniera impropria si fraziona in numerosi pezzi rendendone impossibile l’innesco. Il trucco per evitare questo problema è di passare l’anellide intero nella sabbia per pochi istanti per renderlo meno scivoloso e poi innescarlo, partendo dalla testa, su di un ago apposito lungo almeno 25 cm. Innescata intera con la testa sull’amo attira grosse prede, se poi preferite inneschi più piccoli tagliatela sempre dopo averla messa sull’amo. Visto il costo elevato spesso il pescatore + smaliziato la utilizza x gli inneschi misti.

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mercoledì 2 aprile 2014

Esche: Americano o blood worm

Verme molto sanguinolento, si presenta di colore rosa chiaro. Ha la testa a proboscide di colore rosso scuro che il verme estroflette per almeno 2 cm, molto ricco di sangue, e per questo motivo attira i vari predatori presenti nel mare. Saraghi, spigole ed orate non si tirano indietro di fronte ad un buon boccone sanguinolento, ma non sono escluse altre prede forse meno blasonate ma comunque di alto valore alieutico e gastronomico. Si vende in piccole scatole di polistirolo che contengono 4 vermi e della torba al costo di 4 o 5 euro per confezione. Se siete in cerca di grossi predatori consiglio di innescarlo intero, se poi volete far durare più a lungo le vostre esche dividetelo a metà. Qui esiste un trucco per evitare il dissanguamento del verme e la sua relativa perdita di attrattiva per i pinnuti. Prendete l’americano dalla scatola e massaggiatelo con indice e pollice a metà della sua lunghezza. Vedrete il verme assottigliarsi, a quel punto aumentate la pressione e lo vedrete separarsi in due pezzi, magicamente senza perdita di sangue. In questo modo avrete 2 inneschi belli grossi e sanguinolenti. Nel caso fosse necessario conservare dei capi di americano avanzati in una battuta di pesca occorre controllare l’umidità nella scatola, eventualmente versare dell’acqua distillata per ripristinale l’habitat ottimale della specie. Necessita di essere conservato in frigo. Qui il video per imparare ad innescare l'americano.

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giovedì 27 febbraio 2014

Surfcasting: Innescare il cannolicchio


Il surfcasting è la pesca invernale per eccellenza, tecnica apprezzata solo dai veri pescatori che non temono il vento e la pioggia. Una delle esche tipiche del surfcasting è il cannolicchio, mollusco bivalve utilizzato sempre a pesca in inverno e capace di attirere tutte le specie che battono le spiaggie invernali, ovvero spigole, saraghi, gronghi, ombrine. Il problema sorge nella preparazione dell'innesco, poichè le onde e la corrente riducono la tenuta del cannolicchio all'amo. Già parlammo del filo elastico utilizzato per rassodare le esche ma ora vedremo nello specifico come innescare il cannolicchio e tenerlo moto tempo in acqua senza risentire del tempo ed evitando che nel lancio diventi una massa informe e poco ferrante a causa della sua risalita sull'amo. Prendete il cannolicchio e separatene il corpo dalle valve, passatelo sull'ago da innesco e di li all'amo (generoso) di modo che dalla lingua bianca sbuchi la punta dell'amo. Dopo accostate l'ago all'innesco e poiiniziate a passare il filo elastico per rassodare l'innesco. Fate molti giri di filo ma ricordate che il segreto è passarlo anche sul cannolicchio nella parte dopo la punta del'amo. Stringendo bene, facendo un bel nodo alla fine e rassodando tutta la lunghezza del cannolicchio non avrete problemi di sorta e la punta dell'amo sarà sempre scoperta e ferrante, pronta a pungere la spigola di turno.

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lunedì 24 febbraio 2014

Segreto per conservare le esche a lungo

Può capitare di decidere improvvisamente di andare a pesca e di non avere la possibilità di acquistare esche. A questo fine è bene comprare una bella quantità di cannolicchi e porli in un barattolo immersi in una soluzione satura composta da acqua e sale da cucina (circa 300 gr di sale per ogni litro di acqua). Chiudiamo il barattolo col suo tappo e mettiamolo in freezer. Una volta scongelati avrete dei cannolicchi in ottime condizioni ed appetiti da tutte le specie insidiate nella pesca dalla spiaggia e dalla scogliera. Nella soluzione satura potete porre anche delle fasolare, della sappia o degli occhi di canna. Al momento giusto mi ringrazierete. Vi state domandando cosa succede se congelate le esche tal quali?? Allo scongelamento i tessuti si saranno rovinati ed a causa della rottura della membrana cellulare avrete una grande perdita di liquido, in pratica saranno meno appetite e molto più dure.

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venerdì 21 febbraio 2014

Esche: Il bibi

Il bibi è una delle esche più attiranti in assoluto. Si presenta con una forma a salsicciotto, lungo da 8 a 25 cm e di diametro da 1 a 3 cm. Viene venduto in scatolette di plastica in 10 15 pezzi accompagnati da spugna sintetica per mantenerne l'umidità. A pesca è molto efficace per insidiare le grosse orate, ma spigole e grosse mormore non si tirano indietro di fronte a questo verme molto attirante. Il suo corpo grosso e quasi traslucido contiene al suo interno grosse quantità di liquido, che poi è la parte che attira i pinnuti. In frigo si conserca per lunghi periodi a temperature medio basse per cui per la pesca estiva occorre munirsi di un frigo portatile o di un box coibentato. Gli ami a becco d'aquila sono la scelta migliore per questa esca. Occorre ricordare che a parte i bibi che si acquistano in negozio in alcune regioni d'Italia (tipo il veneto) è possibile acquistare del bibi nostrano detto bibi di coffa. Questo si presenta di colore scuro e molto grande di dimenzioni, tanto da richiedere a volte di essere innescato rivoltato e legato col filo elastico.

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venerdì 13 dicembre 2013

Esche: L'oloturia

L'oloturia o cetriolo di mare è un animale dalla forma a cilindro che popola i nostri mari vivendo sulle scogliere o sulle zone di misto. si trova in genere tutto l'anno ed conosciuta a livello biologico per una relazione simbiotica con un piccolo pesce. A livello alieutico i primi a comprenderne le potenzialità furono i pescatori di palamito che iniziarono ad innescarla per pecare i sarghi. In effetti col tempo si è diffuso il suo uso, anche se la complesstità della preparazione scoragga i pescatori meno esperti. Una volta presa l'oloturia sulla scogliera o sulla spiaggia dopo una mareggiata occorre munirsi di un coltello appuntito e di una base di appoggio dove tagliare l'animale. Dobbiamo praticare due tagli aagli estremi per eliminarne le parti distali e poi tagliarla nel senso della lunghezza. A questo punto gettiamo via gli organi interni e ci troviamo di fronte un rettangolo formato dalla pelle esterna e da "carne" o meglio tessuto connettivo interno che sarà la nostr esca. Muniamoci quindi di coltello e tanta pazienza e separiamo la pella dalla parte bianca. Questa operazione è lunga e difficoltosa e spesso alcuni si siutano anche con un cucchiaio ineserendolo tra i due tessuti. Una volta finito occorre tagliare la parte ottenuta a pezzi e metterla sull'amo con del filo elastico. Molto usata a surfasting, bolentino e palamito attira grazie al suo odore forte e pungente, micidiale con i saraghi ma efficiante a mare mosso con tutti i grossi predatori. Provare per credere.

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lunedì 4 novembre 2013

Esche: Il bibi di coffa

Il bibi di coffa è un bibi da utilizzare a pesca per insidiare grosse spigole, saraghi, ombrine. La differenza con quelli che ci vendono i negozi di articoli da pesca è evidente: questi sono grossi e rigidi, non vengono dagli allevamenti ma sono pescati a mare. Viste le dimensioni non possono essere innescati tal quali ma vanno aperti e poi innescati girati con abbondante filo elastico. Amo del tipo 1/0 e lancio commisurato alla zona di pascolo dove vogliamo insidiare i pesci. Ricordate che questa esca è selettivo come l'oloturia, e quindi le prede che si presenteranno al vostro cospetto saranno commisurate all'esca. In natura i pesci non sempre trovano a portata di pinne i bibi ( i nostrani) e quindi quando li trovano, semmai aperti con la parte odorosa esposta che rilascia sostanze attiranti, non ci pensano due volte ad attaccare. Usateli solo in presenza di mareggiate o scadur ee le sodisfazioni non mancheranno. Quasi dimenticavo che non sono in vendita nei negozi di pesca ma li trovate al mercato del pesce, in pescheria o dai negozi che forniscono di esche i pescatori professionisti, i quali sono soliti usare questi bibi per innescare le coffe.

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domenica 13 ottobre 2013

Esche: le Corbole

Le corbole sono una di quelle esche poco usate e poco pubblicizzate, un segreto direi, ma molto promettente a pesca. ' molto usata nelle zone del nord est Italia dove i pescatori se le procurano da soli e le innescano epr la ricerca di orate, spigole ed ombrine. Si presenta come un incrocio tra un gamberetto e un paguro fuori dal guscio ( per sommi capi ) ed è un crostaceo tipico delle zone lagunari, predilige il fango e le acque medio ferme. Spesso la si trova la dove le vongole si riproducono e crescono alla grande. Non si vedono spesso in giro ma con la basa marea lasciano la tana scavata nel substrato per piccoli spostamenti. Si nutrono di alghe, resti di organismi in decomposizione e quant'altro si trovi nel fango che contenga proteine ( in questo è simile al muriddu e all'arenicola). La sua potenza attrattiva è data dal suo innesco intero che inganna il predatore che si trova di fronte una preda molto ambita ma che raramente riesce a catturare. Ovviamente il massimo effetto catturante si ha con l'innesco vivo con amo pasato nel mezzo della coda o in alternativa (per i pesci che attaccano dalla testa) con una lieve puntura nella zona del carapace subito dopo la testa. Innescando la corbola possiamo insidiare le orate, le spigole e le ombrine, ma non sono rari i casi di saraghi catturati con le grosse corbole innescate per la testa. Spesso le corbole si trovano anche nei negozi, ma in questo caso le esche in genere sono congelate hanno il grosso difetto di sfaldarsi una volta scongelate. La loro difusione è certamente nazionale, anche se spesso al sud italia occorre prenotarle poichè ne arrivano davvero poche. Quelle grosse si usano dalla spiaggia o a bolentino mentre le piccole sono ottime a bolognese, usate come se fosse un gamberetto vivo. Attualemte non mi risultano utilizzi in cucina, ma in merito a questo aspetto mi farebbe piacere ricevere segnalazioni da parte di voi lettori. Nel prossimo articolo parleremo di come catturare le corbole e come conservarle sino alla prima battuta di pesca.

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mercoledì 25 settembre 2013

Esche: Il coreano, esca delle mille risorse

Tra le esche che si torvano in commercio costantemente in tutta la penisola il coreano è di sicuro una delle più versatili. Questo verme non viene allevato in cattività ma prelevato in natura in alcuni paesi asiatici, viene confezionato in grandi pacchi (circa 1 kg) e spedito. Qui viene lavorato, confezionato e venduto. E' appetita dalla maggior parte delle specie, si conserva a lungo in frigo, costa in media tra i 3 ed i 4 euro (sempre più di 20 capi) nei negozi specializzati e si trova costantemente tutto l'anno. Una delle sue caratteristiche più note sono la vitalità e la resistenza al lancio. Spesso infatti al recupero dell'esca questa si presenta ancora viva e vegeta, con grande mobilità e vivacità. Come tutte le esche per presentarle al menglio occorre scegliere ami e filo bilanciati, ma comunque per un coreano medio un filo di circa 0,20 e ami del 6 - 8 dovrebbero andare bene. Il mio consiglio è di innescarlo sempre intero, con la testa sull'amo. Lo possiamo utilizzare sia a fondo che sgallato con un popup alla riceca di occhiate, aguglie e leccie stella. Dopo una mareggiata si può innescare intero a bolognese per insidiare la grande spigola. Utile anche attaccato alla bombarda per i pesci di galla nei mesi autunnali. Molto spesso in presenza di acqua torbida inganna le spigole di medie dimensioni regalando ottimi carnieri. Micidiale per le mormore in alcuni spot. Molto spesso viene utilizzato insieme all'esca rossa, altre volte vengono utilizzati diversi vermi contemporaneamente mettendone uno innescato in maniera classica e gli altri avvolti affianco a questo con del filo elastico.

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venerdì 13 settembre 2013

Innescare il granchio alla ricerca delle grosse orate

Il granchio è un abitante del mare molto diffuso su tutte le coste, e noi pescatori lo conosciamo soprattutto perchè ama mangiare le nostre esche lasciando i fili tutti "segnati" e molto spesso tagliati all'altezza dell'amo. In natura i granchi hanno diversi predatori naturali, tra cui le spigole e le mormore che si nutrono spesso dei piccoli granchi. Esiste però una specie che preda sempre i granchi, aiutata dal possente apparato boccale che le ha fornito la natura che le rende possibile triturarlo in pochi secondi: l'orata. Noi pescatori possiamo utilizzare quindi il granchio come esca per questo sparide, ovvamente sfruttando l'attrattiva del gambero vivo avremo maggiori opportunità. Una volta catturato un granchio vivo occorre preparare un finale con 2 ami, in genere del numero 8, ed innescarli nello spazio della zampe posteriori. Dopo occorre appoggiare il lancio per evitare di uccidere l'esca, posizionare la canna su un reggicanna resitente ed attendere. Se la grossa orata sarà tratta in inganno dalla vostra esca vi renderete conto presto delle dimensioni dell'ospite.
A seguire un video esplicativo molti chiaro e ben fatto, eseguito da un famosissimo pescatore toscano. Qui i video sull'innesco del granchio.

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domenica 21 luglio 2013

Esche: A pesca con la patella

La patella è un mollusco marino molto diffuso in italia che vive attaccato agli scogli. Ha forma ovale ed è caratterizzato dalla conchiglia concava che vediamo dall'esterno e dal corpo molle dell'animale all'interno a contatto con la roccia. Spesso capita di vedere persone di buona volonta e armate di santa pazienza che procedono sugli scogli battendo la zona a ridosso del limite delle acque e armati di un piccolo coltellino raccolgono le patelle una alla volta per poi rivenderle ai pescivendoli (prezzo all'utente 60 euri il kilo ..., 30 ai raccoglitori). In genere viene preparata con gli spaghetti, o in altri paesi si usa per una zuppa titpica greca, cosa che però confesso a cuor leggero non ho mai provato. Comunque l 'ultima volta che però ho incontrato uno di questi raccoglitori mi sono fermato a fare due chiacchiere e ho scoperto che ... le usava come esca. Alla luce di questo breve preambolo vi riporto quanto scoperto, in attesa comunque delle vostre esperienze. Le patelle sono raccolte e messe subito in una busta, evitate di tenerle al sole perche se si disidratano muoiono. Una volta a casa mettetele in un panno umido e tenetele al fresco in frigo, di modo che saranno pronte per la bisogna. Portatele a pesca in un pozzetto refrigerato di modo da tenerle vive e vegete, ma lontano dai polaretti. Al momento dell'innesco staccatele dal guscio, innescatene una all'amo e aggiungetene una seconda con il filo elastico. Questa esca è molto amata dai saraghi, ma le altre specie non la snobbano affatto. Usatissima a bolentino, sopratutto nelle zone dove la pesca non è sviluppatissima, potrebbe risollevare le sorti di pescate nefaste o giornate piatte pure a surfcasting. Fateci sapere le vostre esperienze.

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venerdì 24 maggio 2013

La Cordella

Come abbiamo avuto modo di ricordare diverse volte gli anellidi a pesca sono utilissimi nella stagione estiva quando i pesci tendono ad essere più scettici nei confronti delle esche di pescheria e si avventano più facilmente sulle esche tipo vermi. La cordella è un verme da pesca molto utilizzato in alcune regioni. Si presenta come un verme lungo 40 - 60 cm, dal diametro di massimo un centimetro e di colore rosso. La sua più grande qualità è la possibilità di conservazione a temperatura ambiente, cosa che lo rende idoneo a pescate lontano da casa in assenza di frigorifero. D'altro canto se andiamo a pesca e ci avanzano diversi capi possiamo metterli con la loro scatoletta di plastica all'ombra e dureranno di sicuro almeno una settimana, avendo cura di ripristinare la corretta umidità tramite acqua distillata. Il veme abbiamo visto che si presenta molto lungo, motivo per cui per innescarlo dovremo tagliarne una parte partendo sempre dalla coda. Un breve passaggio sull'ago da innesco e poi via sull'amo alla ricerca della grossa preda. Dato il costo contenuto e la grande quantità di vermi per scatola (in genere 4) sono sempre consigliati inneschi abbondanti, in caso di pinnuti poco reattivi a questa esca occorre solo aggiungere sulla punta dell'amo pochi centimetri di esca rossa. Vi ricordo che la cordella è reperibile nei negozio di pesca solo in primavera ed estate a causa delle sue esigenze climatiche. Tra i pesci attratti da questa esca ricordiamo le mormore e le orate, oltre a tutti i pesci di fondo in generale.

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