giovedì 17 settembre 2015

Pescare le orate in foce

La foce è la zona in cui il fiume si incontra con il mare. Le acque dolci si mischiano con quelle salate e si creano gradienti di salinità e stratificosmotici e termici. Siamo abituati ad associare la pesca in foce alle spigole o al cefalo, specie di certo diffuse in tutte le foci, ma spesso tralasciamo la ricerca dell'orata, bellissimo pesce di mare che si addentra nella foce solo in determinati periodi. L'orata frequenta scogliere, porti e spiagge nel periodo più caldo dell'anno e va alla ricerca di cibo. In presenza della foce tende a risalirla alla ricerca di cibo facile ma sopratutto di acque leggermente più fredde. Nello specifico le zone sotto sponda, riche di anellidi e gamberetti, spesso ospitano molte orate di tutte le taglie. In condizioni di bassa pressione le orate diventano poi più attive, rendendo più fruttuosa la pesca. Per portare a paiolo una bella quantità di orate occore unirsi di barca o andare a pesca da una sponda accessibile. Muniamoci di canna all'inglese, galleggiante scorrevole da montare fisso con il classico atacco, pallini per la pesca all'inglese, ami a gambo corto da 8 a 14, filo del 16 x il finale, 18 in bobina. Realiziamo la montatura in modo da avere a terra circa 50 cm di filo. Lanciamo a monte e facciamo una piccola passata sfruttando la corrente del fiume tendendo a trattenere per pochi minuti alla fine del passaggio del galleggiante. Come esca usiamo della tremolina o del tunisino bello vivo innescato a centro del corpo e lasciato bello mobile. Pasturiamo a bigattino calcolando bene la corrente. Nello specifico in funzione della velocità dell'acqua pasturiamo a monte verificando la dicesa del bigattino in funzione della velocità dell'acqua. A questo punto non vi resta che attendere l'arrivo delle orate che di certo vi faranno divertire. Se volete vedere le fasi salienti di questa pesca cliccate qui, vi aspettano 4 video interessanti.

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sabato 24 maggio 2014

Pescare con i bigattini morti

Nella pesca al colpo il bigattino è un'esca micidiale in quanto è possibile pasturare in maniera costante e nascondere nella pastura il nostro bigattino armato di amo. Occorre però considerare che in spot ad alta densità di pesca i pinnuti hanno imparato a diffidare del bigattino in generale, e sopratutto di quelli vivi e vegeti che si muovono come forsennati. In effetti i pesci sottoposti a forte pressione selettiva imparano dai propri errori e da quelli degli altri. Quindi imparano a diffidare del bigattino vivo e tendono ad attaccare quelli morti presenti sul fondo. Questo piccolo stratagemma da molti risultati in ambienti confinati e soggeti a grossa presione di pesca. Tipo pensate ad un lahetto di pesca sportiva dove le care sono pescate e rimese in acqua tantissime volte. Imparano presto a diffidare del bigattino, sopratutto se vivo e vegeto e molto vivace (quindi appena messo in acqua). Partendo da questo presupposto molti agonisti quindi hanno imparato ad utilizzare a pesca i bigattini morti, ovvero tenuti per pochi secondi in acqua bollente in modo da ucciderli ma rimanerli sodi e comaptti. Dopo la "cottura" è opportuno mettelri in poca segatura e lasciarli asciugare al fresco. Quindi portateli a pesca e teneteli prontio per l'innesco. Usate l'amo singolo e abbiate cura di pescare con pochi centimetri di lenza poggiata a terra e di certo i risultati non mancheranno.

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mercoledì 3 luglio 2013

Innesco del bigattino a calzetta

Il bigattino è un'esca molto catturante. Il segreto della sua efficacia risiede sia nella sua mobilità che nella possibilità di pasturare abbondantemente attirando i pinnuti in una nuvola di larve. Nella preparazione dell'innesco occorre però cosiderare che spesso anche ami del 22 o 24 risultano molto visibili in acqua a causa delle ridotte dimensioni della larva. Sopratutto per innescare il bigattino sul dorso occorrerebbe un amo davvero minuscolo per coprirne la maggior parte. Per ovviare a questo inconveniente i pescatori di spigole hanno un espediente davvero redditizio: l'innesco a calzetta. Il suo utilizzo è consigliato epr spigola e pesci molto diffidenti poichè maschera completamente l'amo. Per fare questo innesco occorre munirsi di due bigattini. Uno lo innescheremo tutto sull'amo facendo in modo che questo si trovi nel corpo della larva dalla curva sino alla paletta. Il secondo bigattino lo metteremo per la cosina sulla punta dell'amo. In questo modo avremo ricoperto l'insidia con la prima larva e con la seconda otterremo la mobilità dell'innesco che attira il predatore. Provate e fateci sapere.

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martedì 6 novembre 2012

Aromatizzare i bigattini con il curry


Il curry è una spezia molto utilizzata in cucina nei paesi asiatici ed in particolare in india. Dire che è una spezia in effetti è un errore poichè il curry è composto da una miscela di spezie, tra le quali è sempre presente curcuma, cumino, pepe, cannella, zenzero, coriandolo. Il suo colore è un giallo intenso mente il sapore è piccante e penetrante, ottimo con le carni e col pesce. A livello alieutico il curry risulta importante come insaporitore di bigattini. Infatti bastano 4 cucchiai di curry per kg di bigattini per ottenere un aumento di catture dovuto a diversi fattori. Tra tutti pare che sia determinate il colore giallo che la curcuma dona al tutto e che lascia anche una scia giallastra al momento della caduta in acqua. Tale colore rimane comunque anche ai bigattini, rendendoli diversi e aromatizzati. Benchè il curry sia utilizzato da molto tempo nelle acque interne quale aromatizzante nella pesca a barbi e cavedani nella pesca in mare stà prendendo piede da poco. La sua efficace pare massima in foce. Occorre poi ricordare che unire il curry alla pastura vi può dare qualche chances in più in zone a grande pressione di pesca o in presenza di pesci apatici. Infatti il cumino e il coriandolo paiono avere propietà eccitanti e quindi potrebbero aiutarvi a spingere i pesci in frenesia alimentare. Il mio consiglio è di aromatizzare solo una parte della pastura e dei bigattini e di verificare l'effetto di questo aroma in base ai giorni e agli spot.

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giovedì 25 ottobre 2012

Esche: Il bigattino artificiale

Ultimamente mi sono trovato a parlare con alcuni amici pescatori delle presunte novità nel mondo della pesca e vi posso dire di avere trovato un articolo di cui parlarvi. Premetto che non sono sicuro della sua utilità ma di certo potrebbe esere una variante nella presentazione dell'esca: il bigattino artificiale. Queste larve sono in gomma morbida e riproducono fedelmente un bigattino vero nella forma e nella dimensione. Sono prodotti con materiali morbidi e leggermente galleggianti e possono essere utilizzati per produrre inneschi leggeri e particolarmente flottanti. Danno il meglio se utilizati in congiunzione con vermi reali in quanto il bigattino reale si muove ed emette vibrazioni mentre quello in silicone stà sull'amo a calzetta fisso (overo non si cambia mai) e sgalla leggermete l'esca rendendola leggera e flottante. Sono anche molto utili se la minutaglia da fastidio e danneggia le nostre esche. Tra i tanti modelli presenti sul mercato ve ne sono anche alcuni aromatizzati (non so se sia un pro o un contro) e comunque sempre potete usare anche gli aromi che più vi aggradano. Sono disponibili nei colori bianco, rosso e color bronzo da scegliere in base alla giornata e allo spot. Se li provate fateci sapere che risultati vi danno e come li utilizzate. Solo una precisazione. Visto che costano circa 10 €cent cadauno pasturate con bigattini veri.
Da Segreti della Pesca

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lunedì 24 settembre 2012

Utilizzo dei pellets a pesca

Noi tutti sappiamo che non tutto il pesce che ci viene presentato al banco del pescivendolo è pescato in mare aperto ma molto di questo deriva da allevamenti di pesce. L'itticoltura non è una invenzione dei nostri tempi ma risale ad almeno 2000 anni fa poichè già i romani avevano vasche di allevamento per le spigole e le murene. Attutalmente il mondo industriale ha dato un grande supporto all'itticoltura studiando mangimi specifici per i pesci allevati (specialmente spigole ed orate). Ovviamente questi mangimi sono molto appetiti dai pesci e qualcuno ha iniziato ad usarli come pastura per attirare i pesci a tiro di amo durante le battute di pesca. Poichè i mangimi sono confezionati in pellets si è chiamato impropriamente pellets il mangime usato come pastura. Questo si presenta molto consistente, generalmente di colore scuro ed estruso in varie dimensioni. Quella maggiore (circa 1 cm2) va usato solo a bolentino su medie profondità in quanto la dimensione grande favorisce la discesa del pellet in verticale. Le misure medie sono per il bolentino a piccole profondità mentre le piccole sono ideali per la bolognese e la pesca a ledgering. In entrambi i casi il pellets va miscelato in piccole quantità (50 gr per kg di bigattini) alle larve e lasciato li per almeno 12 ore. Successivamente a bolognese e inglese va fatta una fiondata abbondante ad inizio pescata e poi vanno lanciati i bigattini miscelati ai pellets. A ledgering invece conviene mettere alcuni pellets nel pasturatore e poi ricaricare solo con i bigattini. Ricordate che il pellet non deve saziare il pesce ma attirarlo e mandarlo in fernesia nei confronti del bigattino (che poi sarà presente anche sui nostri ami). Ricordate che a ledgrening sfrutteremo il richiamo olfattivo del pellet che si scioglie (dura anche diverse ora) poichè è impossibile fiondare sulla zona di pesca. I negozi specializzati propongono miriadi di prodotti ma ricordate che i più efficaci sono quelli che utilizzano gli allevamenti.

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venerdì 14 settembre 2012

Legare un amo a paletta

L'amo a paletta è una ottima soluzione per innescare anellidi e altre piccole esche (tipo il bigattino) in quando per misure piccole degli ami, ad esempio dal numero 20 in su, l'occhiello dell'amo sarebbe troppo piccolo per essere usato agevolmente. Inoltre la paletta con il suo nodo occupano meno spazio rispetto all'anello e quindi deteriorano meno gli anellidi che si innescano interi a salire sull'amo. Ovviamente se per l'amo ad occhiello usiamo un nodo palomar qui occore un tipo di legatura che stringa il gambo con forza e tenga chiuse le spire a ridosso della paletta. Di seguito un video esplicativo.


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sabato 25 agosto 2012

Bolognese: pescare in caduta

La pesca con la bolognese è una tecnica nobile che grazie a canne e montature legere permette di insidiare pesci anche di grossa taglia ingannandoli con il bigattino. La determinante della pesca alla bolognese è la montatura, ovvero la disposizione dei pallini di piombo. La zavorra, in base a dove è posizionata e come è distribuita va ad influire sul lavoro in acqua del bigattino e sulla segnalazione del complesso pescante al galleggiante.
Generalmente si usa distribuire il peso della zavorra a decrescere verso il basso, ovvero i pallini più pesanti sopra e più leggeri sotto. Se abbiamo la piombatura concentrata verso il galleggiante andiamo velocemente in pesca e facciamo muovere leggermente il nostro finale in corrente, avendo i pallini più pesanti nella parte alta del finale che sarà più stabile. Ad inizio pescata avremo però la parte del fondo poco pasturata e i pesci saranno alla ricerca delle larve verso gli strati medio alti della colonna d'acqua. In questa fase forse è meglio cercare li i pinnuti, che poi saranno anche più affamati. Per fare questo possiamo pescare in calata, ovvero ideare una montatura con peso distribuito uniformemente nella sua lunghezza. Avremo bisogno di un solo tipo di pallino disposto lungo il finale alla medesima distanza gli uni dagli altri. In questo modo il finale poggerà sull'acqua e scenderà lentamente dando grande naturalità alla larva di bigattino. Per completare il lavoro occorre un galleggiante leggero (max 1 gr) e un bigattino vivo e vispo appuntato leggermente sul dorso.

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domenica 19 agosto 2012

I bigattini galleggianti

A volte capita che pescando al colpo dalla scogliera o nel porto i pesci si buttino sui bigattini appena caduti in mare, mangiando praticamente sul pelo dell'acqua. In questi momenti l'asso nella manica potrebbe essere saper pescare sul pelo dell'acqua e sapere il sistema per rendere il bigattino galleggiante. Per la tecnica di pesca occorre un galleggiante piombato per tutto il suo peso, di modo da potre tenere le lenza libera dalla zavorra. I fili dovranno essere necessariamente al fluorcarbon e gli ami piccoli, tipo del 22.
Per il bigattino occorre una preparazione specifica. Ovvero acquistate le larve al magazzino ben conservate. Prendetele solo se hanno la macchia nera sul dorso, segno che si alimentano ancora. Portatele a casa e mettetele in un recipiente con poca acqua. In questo modo le larve "berranno" l'acqua riducendo il loro peso specifico, ovvero diverranno galleggianti. Durante la pesca lasciate andare il galleggiante in corrente insiame ai bigattini che usate per la pastura e non preoccupatevi troppo della direzione che prende, saranno i pesci a trovare ne nostre insidie. Per fare galleggiare meglio il bigattino potete anche "ungere" il filo con prodotti specifici per il galleggiamento a base di silicone o usare del comunissimo burro di cacao.

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lunedì 13 agosto 2012

Pescare con la camola del miele a mare

Scriviamo questo articolo su richiesta di Rocco S. che tramite facebook ci ha scritto: volevo chiedervi se puo' funzionare ? ho un'amico che pesca le orate con il pasturatore ...come esca usa bigattini ed associa ai bigattini una camola del miele , dice che e' micidiale per la regina ...voi che dite ?

Subito mi è venuto di storcere il naso poichè l'argomento mi pareva troppo sopra le righe, poi ripensandoci ho ritenuto il tutto abbastanza interessante per scriverci quattro righe e cercare di capire se e come utilizzare la camola del miele a mare. Iniziamo con il dire che la camola del miele viene usata nella pesca alla trota in quanto resitente all'innesco e sopratutto dal sapore dolce ed invitante per le trote. A mare si preferisce usare le larve del bigattino in quanto sono più a buon mercato e consentono di effettuare una buona pasturazione mandando il pesce in frenesia. Ovvio che la pasturazione con le camole a mare non avrebbe senso in quanto il costo e le dimensioni sarebbero un elemento limitante. Innescare invece la camola e poi mettere nel pasturatore i bigattini potrebbe essere una scelta vincente per poter attirare i pesci con i bigattini e poi spingerli a mangiare il bigattino cicciotto posato li sul fondo e per il quale i pinnuti doverebbero comunque competere. Sin qui tutto ottimo ma occorre considerare che la resitenza la lancio della camola è ridotta, quindi per i lanci occorrerebbe solo appoggiarli e mai forzare nella ricerca della distanza. Io non ho mai usato questo innesco (inizio però ad essere curioso) ma ricordo di alcuni amici che tagliarono una palma attacata dal famoso punteruolo rosso e usarono le enormi larve di questo coleottero per la pesca. Dabba barca non dettero risultati ma tutit noi sappiamo che un solo tentativo non è decisivo. Vista la novità dell'argomento e la mancanza di report a riguardo vi invito tutti a commentare e ad aiutarci a dipanare la matassa.

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lunedì 16 luglio 2012

Esche: I bigattini

Il bigattino è un'esca eccezionale a pesca sia nelle acque interne che a mare. La sua capacità di attirare i pesci è data dalla sua grande mobilità e dall'effetto che le larve creano nell'acqua. Una miriade di vermetti bianchi che si muovono insieme e creano una nuvole di cibo "gratis" manda i pesci in frenesia alimentare, spingendoli a mangiarli senza remore. Biologicamente il bigattino è la larva della mosca carnaria, una delle mosche più grandi che si vedono dalle nostre parti, caratterizzata da riflessi metallici sul suo esoscheletro di colore nero. La mosca carnaria depone le sue uova nella carne in putrefazione, e dopo pochi giorni queste si schiudono ed escono le larve, di colore bianco. Il ciclo consta di diverse fasi larvali, ognuna delle quali caratterizzata da aumento di dimensioni e peso rispetto a quella precedente. Alla fine si ha la trasformazione in mosca e il ciclo ricomincia. A pesca siamo soliti utilizzare larve appartenenti all'ultimo stadio larvale, grandi e molto mobili, caratterizzate da una evidente macchia nera. Queste larve non si alimentani più poichè cercano solo del terreno in cui impuparsi e divenire mosche (la fase di pupa definita dai pescatori claster viene usata comunque per la pesca) . I bigattini che si utilizzano a pesca sono di allevamento, ovvero vi sono delle grosse fabbriche in prossimità degli allevamenti di polli create come serre all'interno delle quali vi sono dei bancali che ospitano migliaia di carcasse di questi pinnuti nelle quali vivono e crescono le larve. Ciclicamente vengono raccolte le larve mature ed avviate alla commercializzazione. Generalmente queste fabbriche si trovano in luoghi isolati a causa dei miasmi di carne putrida che si generano. Per utilizzarle come esche le larve della mosca carnaria devono essere conservate a bassa temperatura. Una volta tirate fuori dal frigo vanno tenute in un sacchetto di stoffa (sacca porta bigattini) in un luogo areato. A pesca per valorizzare questa potente esca occorre utilizzare ami piccoli, in genere dal 20 a salire, e lenze sottili, tipo 0,10. Di giorno è consigliabile il fluorocarbon. Questa esca da il meglio di se quando si insidiano i pinnuti dalle scogliere, venendosi a creare una scia di bigattini che i pesci inseguono. Molto utile anche per la pesca all'inglese con e senza pasturatore e nel beach ledgering nella pesca col feeder o pasturatore. L'inesco classico prevede due bigattini sull'amo, uno a calzetta ed uno sulla punta, ma anche la larva singola appuntata sottopelle sul dorso regala belle soddisfazioni. L'uso del bigattino come esca è determinato da specifici regolamenti, con sanzioni molto salate sia in acque interne che a mare. Prima di pescare con questa esca informati in merito allo spot dove sei diretto. Aggiornamento di novembre 2011: ci viene richiesto come riconoscere facilmente un bigattino fresco, e quindi resistente e duraturo. ovete cercare sulla parte stretta del corpo una macchia nera. Se c'è indica un pasto recente, quindi un arrivo in negozio recente che comporta più energia e mobilità.

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martedì 5 giugno 2012

Incollare i bigattini

Spesso in acque interne capita di pasturare ma la corrente ci porta i bigattini a valle. Se peschiamo in presenza di debole corrente ciò non rappresenta un problema, anzi attira i pesi al nostro amo in quanto questi risalgono la corrente seguendo la scia di bigattini. Se invece la corrente è sostenuta i bigattini vanno via veloci e la nostra pasturazione ha un effetto deleterio, portando i pesci molto lontano dalla nostra postazione. Un piccolo escamotage per evitare questo problema consiste nell'incollare i bigattini. In questo modo avremo la possibilità di pasturare con una "palla" di bigattini che arriverà sul fondo e terra li i pesci. Se il bigattino che abbiamo all'amo sarà in prossimità della pastura i pesci lo troveranno subito e lo attaccheranno. Per incollare i bigattini occorre acquistar l'apposita colla nei negozi specializzati, poi uno spruzzino ed una vascetta. Mettete i bigattini nella vaschetta e spolverateli di colla, poi dopo alcuni secondi in cui i bigattini muovendosi si mischiano alla colla aggiungete un poco di acqua che renderà il tutto saldo. Ora non vi resta che fare delle palle di pastura e lanciarle in prossimità del nostro gallleggiante.

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domenica 30 gennaio 2011

Le esche a bolognese in mare

Come sempre quando si parla di pesca la domanda cade sempre sulle esche. A bolognese, contrariamente ad altre tecniche, la scelta forse è meno ampia in quanto il bigattino (o cagnotto) la fa da padrone. Infatti questa larva introdotta nella pesca alle acque interne circa trenta anni fa ha preso il predominio su tutte le altre disponibili grazie alle sue caratteristiche. In primis è economica costando tra i 4 e i 6 euro al chilo. Poi occorre ricordare che è viva, e lo rimane anche dopo essere stata innescata all'amo, per cui si muove in maniera naturale anche se cela l'insidia del nostro amo. Poi a mare crea una scia di pastura che se fatta con cura porta i pesci sino al nostro amo, e questo è un aiuto certo se paragonato ad esche tipo il coreano. Insomma il bigattino è l'esca principe per la pesca a bolognese, ma se siamo in uno spot dove il bigattino non è ammesso? Tipo un laghetto artificiale o un'area portuale con specifico diieto? Una valida alternativa è il coreano innescato intero per la testa o a pezzi. Poi abbiamo l'esca di palo, utilissima per i saraghi a mare mosso o scadura, la sarda a tocchetti buona un poco per tutti i pesci, il pane eccezionale per il cefalo, la pastura per cefalo, occhiate e orate. Insomma se potete scegliere utilizzate il bigattino per andare sul sicuro ma ricordate che avete delle validissime alternative. Tra le esche di cui si vocifera a bassa voce sui moli ma di cui non vi sono evidenze reali sulla loro efficacia posso ricordarvi il peto di pollo, il sangue e addirittura il topo vivo.

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lunedì 17 gennaio 2011

Pasturare a bolognese: i bigattini

Più volte abbiamo parlato di come affrontare una pescata a bolognese, ora è il momento di concentrarsi sulla pasturazione. Pasturare significa liberare nel mare dell'esca attirante per far si che il pesce si avvicini alla nostra postazione e vinto dalla fame inizi a mangiare la nostra pastura. Ovviamente tra la pastura saranno prsenti le nostra insidie, alle quali vorrenno il pesce rimanesse allamato. Consci della funzione della pastura iniziamo ad analizzare il problema bigattini. La grande fortuna del pescatore che usa i bigattini è che può pasturare direttamente con questi, senza andare a fare altre operazioni tipiche delle pasture a pasta. Col bigattino occorre però stare attenti alla corrente ed al vento, che li spostano con grande faciltà e portano i pesci lontano dalla nostra postazione, Come regola ricordate di pasturare sempre sul vostro galleggiante ma verso rive, poiche la corrente porta i bigattini verso il mare. Poi se c'è corrente laterale spostate la pasturazione a monte delle corrente per far si che i bigattini si trovino in prossimità di quello innescato, quindi verso il fondo. Infatti in questo caso mirare al galleggiante sarebbe solo dannoso. Appena arrivati sullo spot con canna pronta e montatura finita lanciate il vostro calamento in acqua, poi fate due fiondate abbondanti di bigattini per attirare i pesci in zona. Dopo se pescate sul fondo fiondate 20 bigattini ogni 5-6 minuti, mentre se siete sollevati dal fondo 10 bigattini. Ciò per evitare che i pesci a mezz'acqua mangino tutta la pastura e sul fondo non ne arrivi. Ricordate anche che se pasturate troppo abbondantemente sazierete i pesci, i quali difficilmente poi arriveranno ad attaccare quello all'amo. I pesci devono competere per mangiare i bigattini che scendono, e ovviamente si devono trovare in prossimità di quello innescato.

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martedì 23 novembre 2010

Conservare a lungo i bigattini

Spesso capita di dover andare a pesca in giorni particolari, o di organizzarsi all'ultimo minuto e di non avere esche a disposizione. A me è capitato spesso e mi sono davvero arrabbiato. Per ovviare a questo problema vi posso svelare un trucco sulla conservazione dei bigattini. I bigattini sono una esca caratterizzata da grande mobilità, la quale genera calore e provoca la traformazione della larva in pupa (caster) utile essa stessa a pesca. Se andiamo a pesca possiamo conservare le larve nella loro sacchettina di tela ma se vogliamo una conservazione di alcune settimane occorre un sistema che abbassi molto il metabolismo delle larve: serve il congelatore. Procuratevi un baratolo di vetro munito di tappo a chiusura ermetica. Prendete i bigattini e metteteli nel barattolo, quando questo sembra pieno premete con forza e stipate quanti più bigattini è posibile. Ripetendo questa operazione numerose volte vedrete diminuire vistosamente gli spazi liberi nel barattolo. Quando questo sarà tutto pieno uniformemente chiudete il tappo a pressione e mettete in freezer. Avrete così una bella scorta di bigattini pronti all'uso. Pera evitare che la puzza di bigattino permei il vostro congelatore è consigliato porre il barattolo in una o più buste di plastica.

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lunedì 11 ottobre 2010

Insaporire i bigattini

Il vosto amico di pesca prende sempre più pesci di voi? Siete alla ricerca di un consiglio per rendere i bigattini ancora più adescanti?? Ecco il post che fa per voi. In un post precedente abbiamo visto come il bigattino sia un'esca micidiale grazie alla sua mobilità e all'effetto nuvola. Occorre però considerare che spesso si va a pescare tutti nello stesso spot e tutti col bigattino, motivo per cui alla fine questa esca perde di attrattiva. Per oviare a questo problema vi consiglio di mettere un aroma insieme ai bigattini per le 12-18 ore precedenti la pescata. Come "additivi" potrete usare della pastura in polvere, la quale col tempo si spargerà tipo farina uniformemente. Altra opzione è usare della sarda tritata finemente. Altri ancora usano dell'olio di sarda (usatene davvero un goccio), altri aggiungono degli spicchi di aglio, infine alcuni mischiano i bigattini a dei pellets da pasturazione. Insomma regole precise non ce ne sono ma sono riscontrate possibilità maggiori di successo in base ai vari spot e alle prede presenti. Provate e fateci sapere i risultati.

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