lunedì 4 maggio 2015

La Pesca a Fondo (PAF)

Tra le tecniche di pesca più praticate di sicuro c’è quella che si effettua dalla spiaggia. I pescatori poco evoluti (senza volere per nulla sminuire coloro che vivono una passione in maniera poco tecnica) tendono a praticare un tipo di pesca “universale” applicando poche variazioni. Tecnicamente invece occorre considerare che gli attrezzi, le montature, i piombi, tutto va adeguato alle condizioni meteomarine che sono presenti nel nostro spot e alle prede che lo frequentano in quel momento. Nasce quindi la differenza tra la Pesca a Fondo (PAF) e il Surf Casting. La PAF si effettua quando il mare è calmo, non sono presenti onde e forti correnti laterali. Va da se che utilizzeremo dei calamenti leggeri, fili sottili e i piombi saranno scelti in base alla distanza che cerchiamo, piuttosto che alla tenuta del moto ondoso. In condizioni da PAF le canne da utilizzare saranno leggere ed idonee a segnalare le abboccate delle principali prede estive, tra le quali la principale è la mormora. Le esche da utilizzare saranno soprattutto anellidi da innescare su fili sottili e ami medio piccoli, tutto ciò per trarre in inganno i pinnuti che in condizione di mare calmo e deboli correnti possono scorgere l’inganno dell’amo e del filo in maniera molto agevole. A tal proposito se pescate di giorno possono tornare utili i monofili in fluorocarbon, un nylon che nell’acqua non crea riflessi, per creare il finale, ovvero quello spezzone di lenza che va dal trave all’amo. Il fluorocarbon è leggermente più rigido del nylon normale, e per questo motivo può tornare utile nella presentazione degli anellidi. In condizioni di PAF notturna il fluorocarbon risulta inutile, in quanto le possibilità da parte dei pesci di scorgere il filo sono ridotte. Anche se sono dell’idea che le configurazioni sono personali e legate al momento vi riporto quella che ritengo una configurazione media, da adattare al momento: Filo in bobina 0,20, Shock leader 0,40, Trave 0,40, Bracciolo 0,18, Piombo 60-100.

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sabato 3 gennaio 2015

Il surfcasting

Il surfcasting è definito tecnicamente come la pesca dalla spiaggia in presenza di moto ondoso. Va da se che le attrezzature dovranno essere in grado di lanciare zavorre pesanti, utilizzate sia per vincere la forza del mare che per lanciare lontano le nostre esche. A questo punto occorre chiedersi: perché vado in spiaggia in inverno, col mal tempo, vento ed onda?? Il motivo è da ricercare nella biologia marina e nelle abitudini dei predatori e grufolatori. Quando l’onda si frange sulla spiaggia rivolta lo strato superficiale della sabbia, portando in superficie una moltitudine di crostacei, anellidi ed similia che attirano i piccoli pesci i quali attirano i predatori. In poche parole tutta la catena alimentare si trova li, a pochi metri dalla battigia a portata di canna del surfcaster capace di interpetrare la perturbazione. Infatti se andiamo in spiaggia nel bel mezzo di una mareggiata avremo seri problemi a stare in pesca, ed i risultati lasceranno a desiderare. Occorre andare in spiaggia quando il mare inizia a calmarsi, nel momento definito scaduta. Come tutti i fenomeni naturali non esiste una legge matematica per riconoscere la scaduta, ma si intende con questo termine il momento il cui il mare inizia a calmarsi, cala il vento che ha generato la mareggiata e il mare scarica la sua energia residua. Il punto dove si genera l’onda dovrebbe essere il più fruttuoso in quanto li si vengono a creare delle formazioni dove si accumula il materiale detritico, crostacei e anellidi, e si crea l’impianto da surf. Se avete problemi a raggiungere tale zona state a cuor tranquillo, lanciano nella schiuma potrete allamare dei bellissima saraghi, e a scaduta avanzata anche la spigola non mancherà di farvi visita. Mentre nella pesca a fondo c’è un largo uso di anellidi in condisurf c’è bisogno di esche proteiche, capaci di attirare grossi predatori, alla ricerca di un pranzo lauto. Quindi largo a fasolare, sarda, filetto di muggine, cannolicchi, seppia. Ricordate di usare ami generosi, lenze per i finali e i muli belli grossi e piombi dal peso e le dimensioni adeguate. Anche se sono dell’idea che le configurazioni sono personali e legate al momento vi riporto quella che ritengo una configurazione media, da adattare al momento.

Filo in bobina 0,35 mm
Shock leader 0,60
Bracciolo 0,26 – 0,30 – 0,40
Ami zerati di dimensioni appropriate all’esca
Piombo a piramide, sfera, cono da 5 oz – 150 gr.

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mercoledì 3 dicembre 2014

Innescare il coreano

Innescare il coreano sicuramente non è una cosa difficile, ma a volte meglio vedere direttamente le immagini. Occorre procurarsi un ago da innesco, possibilmente di quelli a due fori. Inserire l'ago nel corpo del coreano partendo dalla testa, facendo atenzione a mantenerlo vivo e vegeto. Una volta arrivati alla coda io preferisco lasciare almeno due centimetri di coda non forati, di modo che in acqua il verme la muova ed attiri i pesci. Una volta finito passatela sull'amo mettendo la punta di questo nel foro che si trova in prossimità della coda ... ed il gioco è fatto.
A seguire video esplicativo.

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giovedì 23 ottobre 2014

Ami circle

Forse questi ami rappresentano la più grande innovazione nel mondo degli ami degli ultimi anni. L’ampia curvatura permette la cattura ed il rilascio di grosse prede. Infatti la forma stessa dell’amo, se usato correttamente, impedisce che il pesce venga agganciato agli organi interni poiché danno un’allamata certa alla bocca. Molti pescatori hanno un problema con questi ami perchè non sono informati sul corretto montaggio di questi. L'amo infatti non va legato con un nodo ma occorre fare un'asola che passanell'occhiello per dare l apossibilità al circle di ruotare. Solo se montati cosi questi ami sono possono muoversi verso l'angolo della bocca del pesce e penetrare nei tessuti appena il pesce si allontana. L'amo circle è un amo molto tecnico rivolto al catch ed release nella pesca sportiva perchè permette di agganciare la preda di solito (al 90%) lateralmente nell'apparato boccale in posti poco traumatizzanti, poco vascolarizzati e sensibili. Si ha quindi la possibilità di un confronto sportivo con il pesca che una volta a tiro di guadino viene velocemente slamato (l'amo stà ai lati della bocca) e rimesso in libertà. E' rivolto di solito ai grandi predatori e funziona "discretamente" col vivo se inserito sulla groppa del pesca esca. Se facciamo però un confrontro tra circle ed altri ami sul numero id ferrate e/o catture è indiscutibilmente il tipo tradizionale ad avere la supremazia di catture, mentre il circle, per la sua forma, da molte più chance di "libertà" al pesce insidiato. Ma in caso di abboccata,da sovente una maggiore garanzia antislamatura. Occorre infine ricordare che spesso molti pescatori ineriscono gli ami circle nei tranci, sperando di allamare il grosso predatore. Tutto ciò è sbagliato perchè l'amo circle funziona solo se ha la possibilità di ruotare grazie al montaggio su girella o asola. Quindi nel tranco non da risultati di sorta ma le allamate sono solo casuali.

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lunedì 22 settembre 2014

La bombarda

La pesca rivolte alle prede che stazionano a galla o a mezz'acqua si può effettuare sia con sistemi di pesca a galleggiante (pesca statica) o utilizzando una pesca dinamica e capace di sondare diversi strati della colonna d'acqua, che definiamo genericamente pesca con la bombarda. Quest'ultima è un'attrezzatura molto utile in quanto permette al pescatore di lanciare un peso e di avere poi l'affondabilità di un altro. Nello specifico possiamo utilizzare una bombarda 10 g3 per insidiare le trote al laghetto. Questa bombarda ci da la possibilità di lanciare un peso di 10 grammi che affonda come un 3 grammi. Ovviamente è possibile scegliere tra numerose bombare che differiscono per peso ed affondabilità e solo con l'esperienza si può scegliere quella giusta in base alla distanza di epsca e profondità di pesca. Per la pesca in mare a distanza in genere si usano el bombarde da 30 gr che percorrono buone distanze. Le specie insidiabili in acqua dolce per eccellenza sono le trote, in mare possiamo insidiare leccie stella, aguglie, occhiate. Per la montatura occorre mettere la bombarda a battere sul una girella avendo cura di proteggere il nodo con un aperlina di gomma. Il teminale, in genere lungo circa un metro va annodato all'occhiello libero della girella. Ami e diametri del terminale saranno commisurati alle perde (dimensione e furbizia).

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lunedì 28 luglio 2014

Innescare il bibi

Questo video mostra come innescare correttamente il bibi a pesca. Occorre ricordare che la grande quantità di liquido contenuto da questo verme lo rende molto attirante ma ci da anche molti problemi quando dobbiamo innescarlo. Occorre procurarsi del filo per il finale (in genere 0,20 0,25 mm) ami del tipo a becco d'aquila con curva ampia e un ago da innesco specifico per il bibi caratterizzato da una estremità appuntita ed una munita di occhiello. Seguite le istruzioni del video e ricordate di essere delicati in tutte le fasi. Ricordate che il segreto per non far svuotare il bibi consiste nel far passare l'ago per i suoi orifizi naturali.

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martedì 8 luglio 2014

Come si pesca con la nassa

Dopo avere visto le basi sulla pesca con la nassa passiamo alla parte tecnica: abbiamo la nsota nassa e vogliamo sapere dove usarla e come per tirare fuori del pesce. Iniziamo con l'acquistare delle sarde e congeliamole, per averle sempre fresche. Individuiamo poi un punto promettente per la pesca, in genere si va sul misto per poter mirare ai polpi, le seppie, grossi granchi, gronchi, murene e pesci in genere. I porti e le dighe foranee sono spot d'eccellenza, ma anche scogliere sommerse, pareti di roccia, misto in genere, qualche secca per le seppie .raggiungiamo lo spot in barca, gommone, gozzo, mettiamo le nostre eshce, in genere congelate, nell'apposita sacca porta esche e caliamo la nassa dopo esserci assicurati che la boa segnalatrice sia affiorante e visibile. Caliamo più nasse, non troppo vicine ma nemmeno lontane, ed aspettiamo un tempo che va dai 30 minuti alle 12 ore. Dopo di che salpiamo le nasse e prendiamo il pescato, Occhio a lasciare le nasse incustodite se ci sono ladruncoli in giro. Se le nasse sono vuote potete anche rimetterle in mare, salpandole di nuovo sucessivamente. Un punto importante è l'apertura della nassa, non deve mai essere chiusa del tutto, perchè le prede non forzano la rete, ma si infilano negli anfratti. Lasciate minimo 2 cm di apertura, anche di più se presumete vi siano prede grosse. Non temete che possano poi uscire perchè in pratica è impossibile. Fateci sapere i risultati delle vostre pesche.
Metto qui nel testo il mesaggio di Remo ad integrazione del post: La pesca con le nasse è molto proficua anche in primavera per le seppie che vengono a depositare le uova. In questo caso non serve l'esca ,nelle nasse si inserisce di solito dei rami d'alloro oppure i nastri neri per legare i bancali. Se volete ottenere il massimo lasciate nella nassa una seppia femmina e vedrete che risultati. Non è semplice riconoscere la femmina, di solito è sempre più piccola dei esemplari maschi e ponendola sul dorso al suo interno si notano due sacche bianche, da noi le chiamano le "poccette". (almeno cosi è stato spiegato a me)In primavera i maschi fanno a gara per fecondare le uova delle seppie femmine quindi se lasciate una femmina nella nassa non è raro che il giorno dopo ci trovate 10 e più spasimanti in sua compagnia. Altra cosa importante è che per praticare la pesca con le nasse serve il permesso! Una volta lo rilasciava la capitaneria mentre adesso va richiesto in regione. Bisogna presentarsi l'anno prima in cui si vuole praticare questa disciplina e portarsi 2 foto , marca da bollo da € 14,62 e riempire un modulo con i dati della barca che si utilizza. Il permesso arriva l'anno successivo per posta sotto forma di un tesserino il quale va rinnovato di anno in anno. Non ha niente a che vedere con il censimento! Con questo permesso, solo cosi, si puo anche usare il parangale con massimo 200 ami. Sulla tessera è evidenziato il numero da apporre ai segnali che lasceremo in mare e che dovranno essere di colore giallo. Spero di essere stato utile, Remo.

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martedì 17 giugno 2014

Fluorocarbon e fluorocoated

Il fluorocarbon è sicuramente la più grossa novità che abbiamo avuto nel settore dei monofili negli ultimi anni. Anche l'idea stessa del fluorocarbon è suggestiva: Il filo invisibile per pescare in acque chiare. La domanda nasce spontanea: ma se esiste un materiale invisibile lo usavano in guerra per camuffare le navi e gli aerei (lo disse un mio conoscente ...).Purtroppo il fluorocarbon non è un materiale invisibile, ne tantomeno potrebbe esserlo, ma ha un indice di rifrazione molto simile a quello dell'acqua. Avete mai osservato come un prisma scinde la luce solare in tanti colori diversi, quasi come se fosse un arcobaleno? Ebbene il nylon nell'acqua ha lo stesso effetto, perciò in acqua chiare i pesci non vedono proprio il filo ma i riflessi che la luce genera sugli stessi. Il fluorocarbon evita questo problema poichè ha un indice di rifrazione simile all'acqua e riduce questo effetto. Prima di correre ad acquistare dei fili di questo tipo ricordate che il carico di rottura è sempre inferiore all'omologo diametro normale, la tenuta del nodo è minore, ha la tendenza ad arricciarsi ed ha maggiore rigidità. Come vantaggi si registrano resistenza alla salsedine e maggiore durata del filo. Il filo definito fluorocoated invece è un filo di nylon con una patina di fluorocarbon esterna che attenua la rifrazione della luce. Attualmente i fili al fluorocarbon di attuale generazione sono molto criticati in quanto in condizioni di elevata trasparenza in acqua sono alquanto visibili, problema che si risolverà con la prossima generazione di fili attesa per i prossimi anni. Nonostante questo per alcune prede tipo il muggine l'utilizzo del fluorocarbon al momento è l'arma vincente per incrementare le catture.

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martedì 27 maggio 2014

Pescare il grongo

Il grongo è un pesce di tana che passa la maggior parte della sua vita nascosto, uscendo solo di notte alla ricerca di un pò di cibo. Spesso se siamo a pesca dalla spiaggia o dalla scogliera capita di allamarne diversi, ma se non impostiamo una battuta di pesca mirata al grongo poi difficilmente possiamo portarlo a guadino. Il terminale per la pesca del grongo va fatto in acciaio di diametri generosi, lungo massimo 1 mt e con ami dell'1 o 2/0. Il cavetto in acciao serve ad evitare che il grongo possa rompere il finale con i suoi denti. Po occorre il filo di almeno 0,40 mm in bobbina e girelle resistenti, molto resistenti. La pesca va ins genere fatta sul misto, quindi usare piombi che non favoriscano l'incaglio. La canna deve essere potente e resistente pochè subitp dopo l'allamata il grongo corre verso la tana e se riesce a raggiungerla poi non potremo mai tirarlo fuori. Quindi occorre forzarlo e portarlo a riva il più velocemente possibile, ovviamente combattendo contro un nemico valoroso. Come esca in genere si usa la sarda intera, anche se il calamaro, la seppia o del polipo vanno alla grande. Alcuni pescatori usano mettere uno starlight acceso nelal pancia della sarda, convinti che la luminoità sia un forte richiamo per il grongo. Noi non possiamo validare questa tesi, ma di certo un tentativo va fatto se i gronghi latitano. Ricordate di non mettere mai le mano nei pressi della bocca del grongo poichè potrebbe staccarvi diverse dita con un morso. Tagliate sempre il finale e mettete il grongo in una busta chiusa, ricordando che una volta a casa potrebbe essere ancora vivo.

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domenica 18 maggio 2014

Lo shock leader

Lo shock leader nasce per le discipline dove è prevista una intensa fase di lancio delle zavorre (inglese, paf e surfcasting). Quando si lancia un peso con la canna questa accumula energia nella prima fase (ovvero si carica) e la rilascia nella seconda fase. La fase di caricamento in pratica si ha grazie alla trazione che facciamo con la canna sul piombo, infati possiamo vedere la canna piegarsi. In questa fase abbiamo bisogno di un filo che abbia una buona caratteristica di resistenza per resistere alla trazione. Successivamente, quando il piombo è "partito" ed il complesso pescante è in volo il carico sul filo è ridottissimo, cosi come è ridotto nel momento del recupero. Va da se che il momento di maggiore sforzo è la prima fase del lancio. Ipotizziamo di dover lanciare una zavorra di 125 gr con una canna da surfcasting, avremo bisogno di uno shock leader del diametro di 0,50 mm. Se però riempiamo tutta la bobbina con filo di questo diametro nel lancio faremo pochi metri, in quanto maggiore è il diametro del filo e minore è la gitatta del lancio. Abbiamo quindi due necessità: alta resistenza nel lancio e bassa resistenza nel volo del piombo. Possiamo trovare un buon compromesso, tipo imbobbinando del filo 0,40 e lanciano piano, oppure unire due fili diversi. Nel caso sopra esposto possiamo imbobbinare il mulinello con del filo 0,20 e poi unire a questo 10 metri di filo 0,50. L'ultima parte la chiameremo shock leader (SL) e avrà il compito di assorbire le sollecitazioni nelle prime fasi di lancio. Generalmente si acquistano dei monofili appositamente progettati e se ne aggiungono il doppio della lunghezza della canna. Alcuni pescatori preferiscono usare del trecciato come SL sfruttando il minore diametro di questo filo. Se usate questo accorgimento abbiate cura di proteggere il vostro dito con un salvadito in quanto durante il lancio lo sfregamento con il trecciato causa sovente ferite profonde. Alla fine dello SL abbiate cura di porre una girella con un moschettone al quale agganceremo i terminali. Il nodo di gionzione tra filo in bobbina e SL sarà da scegliere in base ai diametri in gioco. Per fili di diametro non troppo differente possiamo usare il nodo di sangue, se i diametri sono molto diversi è meglio usare il nodo sulla pallina.

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giovedì 24 aprile 2014

Il long arm: massima flessibilità


Abbiamo già parlato in passato di altri calamenti da utilizzare nella pesca a fondo ed un nostro lettore abituale ci ha chiesto di pubblicare un articolo sul calamento principe della pesca a fondo: il long arm. Chiunque sia andato a pesca alemno una volta sa di cosa stiamo parlando, infatti questo calamento, al pari dello scorrevole, è diffusissimo e di facile realizzazione. Iniziamo col prendere uno spezzone di filo del diametro di 0,40 - 0,60 mm (a seconda delle condizioni meteomarine e delle zavorre da lanciare) e realizziamo uno snodo con stopper - perlina - girella - perlina - stopper in modo da avere un struttura capace di scaricare le torsioni e soprattutto che è possibile spostare lungo il trave (leggi qui). Aggiungiamo ad una estremità una girella con un moschettone tramite un nodo palomar alla quale attaccheremo un piombo fisso. All'altra estremità realizziamo un'asola alla quale si aggancerà il moschettone dello shock leader. Il nostro long arm è pronto. Ricordo che posizionando lo snodo in prossimità del piombo otterremo un long arm, ovvero un finale adatto alla pesca estiva con esca posata sul fondo. Questo terminale con un bracciolo di 1,5 - 2 mt, amo del 10-6 e piombo di 80 - 10 gr è l'ideale per ricercare le mormore sulla media - lunga distanza. Se invece lo snodo lo posizioneremo in prossimità dell'asola otterremo uno short, ma di questo parleremo successivamente.

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martedì 18 febbraio 2014

Il paternoster: pescare nella schiuma


Il Paternoster è il finale da turbolenza per elezione, ed in quanto tale dedicato principalmente alla ricerca dei saraghi nella schiuma. La sua realizzazione è abbastanza semplice. Occorre realizzare un’asola con del filo di dimensioni appropriate (generalmente tra 0,40 e 0,60 a seconda delle zavorre da lanciare). Successivamente realizzare due snodi come riportato nell’apposito post. Infine porre una girella all’estremità inferiore del trave, ed a questa giungere un moschettone od un altro sistema di aggancio del piombo. Questo finale nel suo assetto classico prevede trave di 1,5 – 2 metri del diametro di 0,60 mm e braccioli di circa 40 cm del diametro di 0,30 mm. Per evitare garbugli tra i due braccioli può essere necessario aumentare il diametro degli stessi al fine di utilizzare la maggiore rigidità del nylon. Possiamo usare questo calamento anche in estate o a mare calmo, ma occorre adeguarlo alle diverse condizioni del mare. Quindi a mare calmo potremo utilizzare due braccioli realizzati con nylon 0,20 e della lunghezza di 80 cm non essendoci le condizioni di turbolenza che aumentano i problemi di garbugli tra gli stessi. Se ci cono i presupposti per la presenza di pesci di galla (lecce stella, aguglie, occhiate) potremo apporre del popup in prossimità del bracciolo superiore in modo da insidiare anche queste prede.

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lunedì 20 gennaio 2014

Pescare la spigola col topo

Oggi trattiamo questo argomento a seguito di numerose richieste che ci sono pervenute per mail. Iniziamo col dire che spesso si sente parlare di spigole che nello stomaco avevano un topo. Ciò potrebbe avere un senso in quanto la spigola è un predatore e quando è in caccia se vede passare un topo sull'acqua che nuota e si sbatte nulla è più facile che buttarlo giù. Proteine fresche e senza grandi combattimenti. Vedendo poi le cose nell'ottica di un predatore pigro per natura e quindi opportunista gironzolare nei porti e nelle foci alla ricerca di topi sarebbe plausibile in quanto rincorrere un muggine è di certo più faticoso che mettersi al riparo della scogliera ed aspettare il topino che cade per mangiarlo. Ad avvalorare questa ipotesi abbiamo tutta una serie di pesci che ciclicamente mangiano i topi in acque interne, in primis i black bass. Su questo pesce abbiamo maggiori evidenze in quanto viene spesso allevato in vasca in casa, e quindi per nutrirlo si cerca la migliore fonte di proteine a basso costo: il topino. Se vedete il bass alla prese col topo capite quanto sia naturale per lui mangiarlo. Ci si avventa contro e lo mette in bocca. Poi mancando di denti aguzzi lo stordisce sputandolo fuori e riprendendolo più volte, infine lo butta giù. Nulla di più facile per un bass affamato, ed essendo il bass e la spigola parenti molto prossimi pensare che la spigola si comporti in questo modo non credo sia un volo pindarico. Da qui poi si sviluppano tutta una serie di dicerie in base alla pesca alla spigola col topo. Quella più ricorrente prevede l'utilizzo del topino, quello da laboratorio, finale a bue ami belli grossi e un elastico. Il topo occorre che sia vivo e non ferito in quanto deve nuotare ed essere vispo, quindi non viene trafitto dagli ami ma questi sono tenuti sul topo dall'elastico messo a cavallo delle gambe posteriori. Se la spigola è presente non tarda ad attaccare attirata dal topo in difficoltà. Vi ricordo che al momento non esistono evidenze a riguardo ma si tratta di voci che girano. I pescatori che utilizzano questo metodo sono soliti vendere le spigole alle pescherie, quindi non vogliono che si sappia dell'utilizzo dei ratti come esca. Comunque a sostegno di questa teoria abbiamo diversi video che mostrano come i bass si cibino dei topi con grande naturalezza.



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venerdì 17 gennaio 2014

Pescare il calamaro

Abbiamo visto come il calamaro sia apprezzato e ricercato a tavola ma ora occorre vedere come pescare i nostri calamari. Le tecniche utilizzate in autunno sono princpalmente la pesca dalla barca e la pesca a spinning dalle scogliere, ma in entrambi i casi è una pesca da effettuare in autUnno ed inverno di notte su fondali medio profondi ed armati di appositi artificiali. Questi sono chiamati totanare ed hanno la forma di un grosso gambero con alla coda due corone di ami. Il corpo dell'artificiale è in genere ricoperto di seta e presenta colorazioni in giallo-rosso- orsa.verde-azzurro screziate di bienco e nero. Il colore va scelto in base al momento, allo spot ed alla profondità ricordandoci che il successo di un colore spesso varia in base allo spot. Dalla barca occorre portarci su distese di poseidonia o di semplice sabbia ma sempre in prossimità di nette scadute del fondale poichè in queste zone si raggruppano i calamari. Pescando con la canna ricordatevi di sceglierne una con cima sensibile per avere un migliore movimento dell'artificiale e ricordatevi di evitare movimenti violenti nel recupero per non slamare la preda. potete anche pescare con la lenza in mano ma vi stancherete presto, quindi conviene attrezzarsi. Se volete pecare da riva andate su di una scogliere ch edegrad velocemente con una canna da spinning e lanciate e recuperate dolcemente il vosto artificiale. Se non avete catture spostatevi lungo la scogliera cercando un punto redditizio. Cambiate ciclicamente artificiale e ricordatevi di sondare le zone con maggiore profondità. Qui video di pesca al calamaro dalla barca.

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venerdì 22 novembre 2013

Fattori che influenzano il comportamento dei pesci: Le maree

I pescatori sono spesso superstiziosi ed attribuiscono a volte un valore enorme a piccoli fattori spesso insignificanti. Di certo non vale la pena di commentare il "rigetto" nei confronti dei buona pesca dispensati dai neofiti o parlare della presenza delle donne a pesca, da alcuni ritenuta altamente nefasta. Vi sono poi alcuni fattori come i venti, le maree e le fasi lunari che a prima vista paiono avere un senso logico. E' necessario specificare che se occorre giustificare l'ennesimo cappotto di certo tutti tireranno fuori la marea, il vento, il rumore, i gabbiani, i serra (presunti) ecc ecc. Occorre invece analizzare le catture e soprattutto evidenziare l'interazione tra i fattori che al momento pare essere l'unico modo per spiegare il comportamento dei pinnuti. Volendo analizzare i fattori più influenti occorre parlare della marea, uno dei pochi elementi in grado di influenzare realmente il comportaento dei pesci. La marea è un moto periodico di ampie masse d'acqua (oceani, mari e grandissimi laghi) che si innalzano (flusso, alta marea) e abbassano (riflusso, bassa marea) con frequenza giornaliera o frazione di giorno (solitamente circa ogni sei ore, un quarto di giorno terrestre) dovuto alla combinazione di due fattori: L'attrazione gravitazionale e la forza centrifuga. L'attrazione gravitazionale esercitata sulla Terra dagli altri corpi celesti del sistema solare: tra questi è nettamente predominante l'attrazione della Luna (a causa della sua distanza dalla Terra molto minore di quella di tutti gli altri corpi), secondaria quella del Sole, trascurabile quella degli altri pianeti. La forza centrifuga dovuta alla rotazione del sistema Terra-Luna intorno al proprio centro di massa. Di certo abbiamo un forte spostamento di acque nei mari che provoca comunque un moto a livello marino che i pesci avvertono distintamente. Inoltre a seconda dell'allineamento della luna col sole possiamo avere maree sigiziali (massimo spostamento delle acque) e di quadratura (minimo spostamento delle acque). Con la posizione sul globo terrestre varia poi l'ampiezza della marea (da noi circa 30 cm max) e quindi le relative correnti legate allo spostamento delle acque. La presisone atmosferica, i venti e le precipitazioni posso influenzare (leggermente) andamento e picco delle maree. Qui finisce la scienza ed iniziano le congetture e le deduzioni alieutiche. Sicuramente il fenomeno delle maree ha un influenza sul movimento dei nutrienti portati dalle correnti, e quindi di riflesso dei pesci che se ne cibano. Consideriamo inoltre che pescando dalla spiaggia o dalla scogliera il tutto risulta più incisivo in quanto i fondali in gioco sono relativamente bassi, mentre per il bolentino o altre tecniche di profondità il tutto appare essere più relativo. In presenza di bassa marea poi i pesci sarebbero poi spinti dal loro istinto di sopravvivenza verso acque alte a causa della paura atavica di essere spiaggiati dalle onde (sarebbe la nostra paura di affogare). Inoltre se il pesce foraggio gira i predatori hanno ragione di essere in caccia. Analizziamo ora alcuni casi specifici. La spigola preferisce i picchi di alta marea perchè i grufolatori (in primis i muggini) sono in giro ma non disdegna la bassa marea per insidiare i pesci in difficoltà a causa del ritiro delle acque (numerose catture sono riportate con picco di bassa). Le orate invece preferirebbero l'alta marea per potersi avvicinare alle zone di scogli che sono semre tra il sommerso e l'emerso per cibarsi delle piccole cozze. Gli squali sono stimolati dalla bassa marea mentre per i tonni ci sarebbero teorie discordanti. Le maree in foce e come calcolare le maree saranno trattati nei prossimi articoli. Ricordate sempre che le maree cambiano ogni sei ore circa e che una buona pescata in genere dovrebbe prevedere un picco di marea e un cambio di luce(alba o tramonto). Nei prossimi articoli parleremo di come calcolare da soli le maree.

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martedì 12 novembre 2013

Gli ami aberdeen

Questi ami sono utilizzati nelle taglie più piccole in acqua dolce mentre le misure più generose sono preferite dai pescatori di acqua salata. Sono generalmente realizzati con fili metallici sottili, presentano gambo allungato, curva larga, occhiello e raramente ardiglioni sul gambo. A differenza del O'Shaughnessy, si può piegare a livello della curvatura se sottoposto a forte trazione a causa della sezione ridotta del materiale e della larga curva. Può essere ripiegato e tornare nella forma corretta più volte prima che diventi troppo debole e si creino punti di rottura nel minerale. Una volta che un pesce è allamato e l’ardiglione è penetrato, questo amo tiene abbastanza bene grazie alla distanza tra la curva e l’occhiello. E altamente consigliato il suo utilizzo per l’innesco degli anellidi in generale in quanto è l’amo chein assoluto li danneggia di meno. Nel combattimento occorre misurare la potenza in trazione con l’amo utilizzato in quanto di fronte ad un pesce grosso e forte si potrebbe avere l’apertura dell’amo e la conseguente perdita della preda. Ottimo anche per l’innesco del cannolicchio.

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lunedì 28 ottobre 2013

Il nodo di sangue


Il nodo di sangue è un nodo molto usato a pesca quando abbiamo la necessità di unire due lenze di diametri simili. Potrete usarlo quando legherete uno shock leader al filo in bobbina o se malauguratamente vi si spezza il filo della bobbina o dovete spezzarlo voi a causa di una parrucca. Nella pesca alla bolognese risulta utile per legare la montatura al trave, all'inglese per legare lo shock leader alla lenza affondante. Seguite le istruzioni e cimentatevi a casa in numerose prove e vedrete che una volta in spiaggia lo potrete eseguire ad occhi chiusi.


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lunedì 9 settembre 2013

Pesca inglese: i galleggianti a penna di pavone

La pesca all'inglese prevede l'utilizzo di galleggianti che scorrono sulla lenza per pescare a buone distanze e su buoni fondali con attrezzature relativamente corte e poco sensibili al vento. Tra i vari tipi di galleggianti per la pesca all'inglese abbiamo il modello a penna di pavone. Questo nome deriva dal primo e migliore materiale utilizzato per la costruzione di queste attrezzature da pesca. La scelta ricadde sulla penna di pavone poichè è un ottimo materiale idrodinamico, facile da bilanciare e relativamente economico da acquistare. Questo modello è indicato per la pesca in acque calme o al linite velate e si caratterizza per la ridottisima restenza all'affondamento che lo rende utilizzabile per le specie diffidenti. Nelle varie versioni piombate o meno con diversi ripartizioni della zavorra tra portata e distribuita permette di gestire le più diverse situazioni di pesca. Dal punto di vista costruttivo la parte di coda viene munita di un aggancio per lo scorrigallegginate che può essere piombato o meno, mentre la parte alta dell'asta (sempre dipinta in colori molto visibili) può essere munita di starlight per la pesca notturna grazie al tubetto di gomma in dotazione alla luce chimica. Le versioni moderne sono realizzate in plastica e sono sempre vendute nelle versioni piombata o libera ma hanno sempre l'alloggiemnto per lo starlight o l'astina colorata. Risultano mediamente sempre meno sensibili delle produzioni in penna di pavone ma molto più economiche. Esistono ovviamente delle costose eccezioni tipo i modelli crystal waggler, altamente sensibili e con deriva molto bassa per ottenere grande stabilità. In foto una piccola selezione di galleggianti con stelo in penna di pavone o plastica.

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giovedì 22 agosto 2013

Il nodo palomar

Legare una girella od un amo ad occhiello non è cosa facile se non si conoscono bene i nodi e le perdite di carico del nylon che segue sempre un nodo. Per evitare tutti questi problemi consiglio sempre un nodo palomar, capace di tenere intatto il carico di rottura per almeno il 95%.

A seguire un video esplicativo per realizzare il nodo.

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venerdì 16 agosto 2013

La rattopesca o Mongola


Questo articolo ci è stato richiesto da Lurenzo D.M. tramite il nostro profilo facebook il quale ci chiedeva di approfondire questo argomento. La rattopesca è una tipica pesca estiva da fare nei laghetti dedicati alla pesca alla carpa. Al contrario della roubasienne (canna dedicata alla pesca a 11 - 14,5 mt dalla riva) è una pesca che si effettua nella zona a ridosso della sponda, battuta dalle carpe più grosse. Per questa pesca occorrono canne da pesca rigide in quanto l'azione di pesca consiste nel tirare di peso la carpa fino a farla arrivare a galla col muso fuori dall'acqua per ridurne la combattività e velocizzare l'azione di pesca. La velocità e la forza che caratterizzano questa pesca lascia spesso dei segni sulle prede, tanto è vero che è una pesca a detta di molti poco sportiva ma effettuata in gara poichè con faciltà si raggiungono i 100 kg di pescato, con punte di poco inferiori ai 200.Le canne da utilizzare per la rattopesca sono in genere in fibra di vetro o fenolico appositamente studiate, o in alternativa canne fisse di 4 mt appositamente modificate. Va usato un elastico di almeno 2 mm di cui se ne dispongono 2 mt nella canna. Lenza da 0,25 diretta e amo con ardiglione al quale innescare bigattini o mais. Galleggiante leggero e piombatura a seconda se mangiano staccate da terra o con esca posata sul fondo.

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