martedì 4 novembre 2014

Esche: il murice

Tutti noi conosciamo il colore porpora, rosso intenso e legato a vecchie tradizioni legate alla tintura delle stoffe. I porporati attualmente sono i cardinali come risultato di un retaggio culturale vecchio di millenni che voleva color porpora le tuniche dei sacerdoti dei vari templi. All'epoca il colore non veniva dato da sostanze di sintesi ma si otteneva da alcuni molluschi che venivano pescati in grande quantità nel mediterraneo. Una volte portati a terra le donne rompevano la conchiglia, portavano a nudo il corpo del mollusco e ne prendevano la sola sacca che conteneva il pigmento. Questa veniva essiccata e solo a processo terminato si otteneva una polvere che era in grado di donare un colore rosso scuro alle stoffe. Oggi il murice (chiamato spesso rancione per il colore che può donare) è un mollusco che spesso i pescatori trovano nelle reti e al quale non viene riconosciuto un grande valore economico o gastronomico. Noi pescatori però possiamo utilizzare questo mollusco a pesca per attirare belle prede ghiotte del boccone saporito. Qualsiasi pesca fate ricordate che la sacca di colore giallo contenente il liquido colorante è la parte più pregiata del mollusco in quanto attira i pinnuti si stazza. Quindi non rompetela o pungetela con l'ago ma fate in modo che la sacca resti integra. Una volta sul fondo i piccoli pesci attaccheranno il murice rompendone la sacca ed il liquido attirerà i pesci grossi. In pratica state pasturando proprio vicino all'esca: il sogno di ogni pescatore. Che voi siate in spiaggia, suglio scogli o in barca ricordate che potete rompere la conchiglia con un martello, ma esiste un trucco per stanare velocemente il murice (se lo avete conservato vivo) senza danneggiarlo. Prendete un accendino e scaldate leggermente la parte finale della conchiglia. Il mollusco uscirà di pochi centimetri per sfuggire al caldo e voi lo avrete a tiro agevolmente senza dovelo prendere a martellate. Ricordate di innescarlo ad un amo non troppo grande e di salvaguardare la sua vitalità, ma rimuovete l'opercolo coriaceo che ne ricopre il piede. Se ne prendete una bella quantità di quelli vivi potete tenerli in una nassa sotto la vostra barca per diversi mesi avendo l'accortezza di lasciar enella nassa una sarda a settimana. Il murice è fenomenale a bolentino e a surf casting, anche se si riscontrano ottime catture anche a pesca a fondo in spot con fondo misto.

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sabato 24 maggio 2014

Pescare con i bigattini morti

Nella pesca al colpo il bigattino è un'esca micidiale in quanto è possibile pasturare in maniera costante e nascondere nella pastura il nostro bigattino armato di amo. Occorre però considerare che in spot ad alta densità di pesca i pinnuti hanno imparato a diffidare del bigattino in generale, e sopratutto di quelli vivi e vegeti che si muovono come forsennati. In effetti i pesci sottoposti a forte pressione selettiva imparano dai propri errori e da quelli degli altri. Quindi imparano a diffidare del bigattino vivo e tendono ad attaccare quelli morti presenti sul fondo. Questo piccolo stratagemma da molti risultati in ambienti confinati e soggeti a grossa presione di pesca. Tipo pensate ad un lahetto di pesca sportiva dove le care sono pescate e rimese in acqua tantissime volte. Imparano presto a diffidare del bigattino, sopratutto se vivo e vegeto e molto vivace (quindi appena messo in acqua). Partendo da questo presupposto molti agonisti quindi hanno imparato ad utilizzare a pesca i bigattini morti, ovvero tenuti per pochi secondi in acqua bollente in modo da ucciderli ma rimanerli sodi e comaptti. Dopo la "cottura" è opportuno mettelri in poca segatura e lasciarli asciugare al fresco. Quindi portateli a pesca e teneteli prontio per l'innesco. Usate l'amo singolo e abbiate cura di pescare con pochi centimetri di lenza poggiata a terra e di certo i risultati non mancheranno.

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lunedì 24 febbraio 2014

Segreto per conservare le esche a lungo

Può capitare di decidere improvvisamente di andare a pesca e di non avere la possibilità di acquistare esche. A questo fine è bene comprare una bella quantità di cannolicchi e porli in un barattolo immersi in una soluzione satura composta da acqua e sale da cucina (circa 300 gr di sale per ogni litro di acqua). Chiudiamo il barattolo col suo tappo e mettiamolo in freezer. Una volta scongelati avrete dei cannolicchi in ottime condizioni ed appetiti da tutte le specie insidiate nella pesca dalla spiaggia e dalla scogliera. Nella soluzione satura potete porre anche delle fasolare, della sappia o degli occhi di canna. Al momento giusto mi ringrazierete. Vi state domandando cosa succede se congelate le esche tal quali?? Allo scongelamento i tessuti si saranno rovinati ed a causa della rottura della membrana cellulare avrete una grande perdita di liquido, in pratica saranno meno appetite e molto più dure.

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lunedì 26 agosto 2013

Come e perchè pulire il pesce


Il pesce, lo sappiamo tutti, va pulito prima di cucinarlo e mangiarlo ma pochi di noi sanno il perchè. Il motivo risiede nei batteri presenti nell'apparato digerente del pesce che insieme al cibo danno inizio ad una repentina fermentazione a livello degli organi interni. I prodotti della fermentazione sono metaboliti che si riconoscono per il cattivo odore e che danno un cattivo sapore alle carni. E' per questo motivo che i pescivendoli hanno sempre il pescato sul ghiaccio, ovvero per evitare fermentazioni ed alterazioni del pesce, ed è per questo che si raccomanda ai pescatori di effettuare la baiatura del pesce se si pesca in estate sotto il sole. Onde evitare questi problemi appena si porta il pesce a casa occorre pulirlo, ovvero eviscerarlo con cura rimuovendo gli organi interni ed eventuali sostanze organiche. Per fare questa operazione occorre effettuare uin taglio alla pancia del pesce partendo dalla parte bassa dell'addome sino alla testa. Per questa operazione è consigliato un paio di forbici taglienti. Poi occorre inserire le forbici nell'addome del pesce e fare due tagli trasversali per recidere i tessuti che attaccano gli organi inteni alla parte alta e bassa dell'addome. Una volta fatta questa operazione inseriamo due dita nel pesce e tiriamo via tutti gli organi interni ed il gioco è fatto. Laviamo la parte interna del pesce con acqua abbondante e prendiamo un coltello. Passiamolo sulla parte esterna del pesce per togliere le squame, effettuando questa operazione sotto l'acqua per evitare che le squame volino per tutta la cucina. Per tutte queste operazioni vi consiglio di munirvi di guanti di lattice per non avere le mani puzzolenti.

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martedì 4 giugno 2013

La cura della canna

Tra gli attrezzi che ci fanno sempre compagnia a pesca non possono di certo mancare le canne. Oggi tutti gli attrezzi sono realizzati in materiali compositi, quasi sempre carbonio ad alto modulo e di ottima qualità. Tutti abbiamo poi nella nostra sacca molte canne da pesca per utilizzare quella che al momento si adatta meglio alla situazione. La canna però nn va usata e poi abbandonata nel portacanne ma va curata per tenerla sempre in perfetta efficienza. I problemi più frequenti che possiamo riscontare sono le ossidazioni degli anelli e la scollatura della resina che tiene i supporti degli anelli sulle sezioni della canna. La causa di questi problemi è la salsedine, infatti anche se la nostra canna non viene mai immersa nell'acqua (ad esclusione delle inglesi ad innesti) il filo dirante il recupero porta cons e dell'acqua di mare che si deposita necessariamente sugli anelli. Problemi minori sono la presenza di sabbia all'interno delle sezioni delle canne telescopiche e l'ossidazione del tappo del pedone, nel caso in cui questo non fosse di gomma. Per ovviare a tutti questi problemi ad intervalli regolari occorre lavare le canne con attenzione. Portate le canne nel vano doccia di casa vostra, posizionate le canne in verticale e sciacquate con molta cura la canna sezione per sezione. Dopo prendete un vecchio spazzolino da denti e strofinate gli anelli uno alal volta, avendo cura di eliminare resti di alghe, esca, sabbia. Finita questa operazione Mettete le canne a testa in sotto (col pedone rivolto verso l'alto), rimuovete il tappo ed armati di un imbuto fare passare molta acqua all'interno delle sezioni. Questa operazione è necessaria per rimuovere sabbia e salsedine dall'interno delel sezioni, in zone difficilmente ispezionabili. Una volte terminata questa operazione ponete le canne in un secchio con i pedoni verso il fondo dello stesso e fate gocciolare per bene, dopo mettete le stesse al sole per far asciugare l'acqua dalla parte interna. Badate bene che questa operazione può richiedere molte ore. Se non asciugherete tutta l'acqua alla prossima pescata le sezioni potrebbero incastrarsi più del dovuto e poi avrete problemi a richiudere le vostre telescopiche. Per salvagauardare gli anelli dallìossidazione vi consiglio di spruzzarli con dello spray al silicone. Va da se che canne ripartite ed ad innesti si possono sciacquare solo all'esterno.

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domenica 28 aprile 2013

Il salvadito


Da Segreti della Pesca
Il trecciato a pesca è stato un'innovazione utilissima in quanto ha un elevato carico di rottura con diametri contenuti. Lo spinning e in misura minore lo shock leader per il surfcasting sono tra le tecniche che maggiormente si giovano del trecciato, ma essendo entrambe teniche che prevedono un lancio mettono in serio pericolo il nostro polpastrello. Il trecciato infatti non essendo liscio ha la capacità di segare, ed essendo il nostro polpastrello a stretto contatto con il trecciato nel lancio spesso capita che vi siano bruti tagli. Per ovviare a questo problema in commercio esistono numerosi prodotti, tutti più o meno comodi da usare. Infatti spesso hanno un bracciale che lo lega al polsi, il che non aiuta poi nel corso della pesca. Altri sono "liberi" ma poi li si perde spesso, ed il costo elevato di certo non incoraggia. Uno dei metodi migliori secondo me è costruirseli. Aspettate che vostra mamma o la vostra fidanzata abbiano un paio di guanti di plastica vecchi da buttare (in genere li usano per le faccend edomestiche) e fateveli dare. Poi tagliate le dita del guanto a circa 5 centimetri. Adesso avete 10 salvadito da utilizzare a pesca. Durante la battuta di pesca tenetene sempre uno in tasca ed indossatelo solo al momento del lancio se siete a surf, tenetelo fisso a spinning (visto il continuo lancio e recupero). Se poi siete dei surfcaster li apprezzerete a pesca anche senza trecciato. Infatti usandoli eviterete arrossamenti all'indice dovuti ai numerosi lanci che si effettuano a pesca.

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sabato 5 gennaio 2013

Cosa fare se il granchio disturba

Spesso a PAF capita che i granchi si avventano sulle nostre esche molto voracemente, mangiandole e tagliando il pezzo finale del bracciolo con l’amo attaccato. Ciò si traduce in una doppia perdita: esca + amo. Per evitare ciò utilizzate come finale un long arm al quale legate un finale di 1,5 metri al quale prima dell’amo mettete un popup, uguale a quello che si utilizza per insidiare i pesci di galla. Per evitare poi che il vostro amo lavori troppo in alto ponete a 50 e 70 cm due pallini di piombo di quelli che si usano a bolognese, scegliendone il peso in base alla corrente (circa 0,1 grammi cadauno). Ricordate che i granchi a mare esplorano leggermente la colonna di acqua, quindi la parte libera deve essere di almeno 50 cm. Sarete sorpresi dei risultati. Esche consigliate: esca rossa e coreano.

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mercoledì 5 dicembre 2012

Segreto per salvaguardare i mulinelli da pesca

Dopo ogni uscita sciacquiamo i mulinelli con acqua corrente, evitando che l’acqua penetri nei meccanismi interni, negli ingranaggi e si mischi al grasso, rendendolo poco funzionale. Dopo smontare la bobina dal corpo del mulinello e immergerla per poche ore in acqua, possibilmente distillata. Così il sale che si trova sul filo e nel filo si scioglierà, allungando la vita dello stesso. Se ponete attenzione nel confrontale un filo mai lavato in questo modo ed un filo curato noterete che il primo già dopo poche uscite si presenterà rugoso, e dopo mesi attaccaticcio, oltre a perdere parte del suo carico di rottura. Le parti in metallo e plastica del mulinello dureranno di più e non avranno i classici sintomi di salsedine, ovvero cromature e pittura che saltano via a pezzi.Se avrete cura anche di oliare i cuscinetti esposti e le parti da attrito sicuramente il mulinello durerà a lungo ed avrà performances migliori. Provare per credere.

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domenica 10 giugno 2012

La baiatura

Molti di noi sicuramente sono degli abili pescatori e ad ogni uscita prendono buone prede. Di certo però dobbiamo ricordare che se non pratichiamo il catch and release dobbiamo conservare il pescato per diverse ore, spesso sotto il sole a temperature superiori a 40°C. Conservare il pescato in queste condizioni ne degrada il sapore, elimina il profumo e modifica le qualità organolettiche. Come possiamo fare per portare a casa del pesca fresco come appena pescato?? Occorre praticare la baiatura. Ovvero occorre immergere il pesce apena pescato in acqua fredda, molto fredda, di modo che tutte i processi biologici e chimici siano rallentati. Ricordiamo di portare a pesca un box di quelli coibentati e delle bottiglie di plastica riempite con acqua e poste nel congelatore, di modo che il contenuto sarà tutto ghiaccio. Appena iniziano le catture riempite il cassone coibentato con acqua d mare e poneteci dentro le bottiglie congelate. Immergetevi subito il pescato ed avrete le vostre prede bellissime nei colori, profumate come appena pescate e sopratutto con un sapore eccezionale. Grosso modo il rapporto acqua ghiaccio dele essere di 3 litri di ghiaccio (2 bottiglie da 1,5 lt) per 10 litri di acqua di mare.

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mercoledì 30 maggio 2012

Conservare l'esca rossa


Siete andati a pesca e vi sono avanzati dei capi di esca rossa??
Se vi sono avanzati dei capi di esca rossa e, visto il prezzo che la paghiamo, non vi va di buttarla via abbiamo il segreto della pesca che vi può aiutare. Mettete il coperchio sulla confezione di polistirolo che vi ha dato il negoziante e riporate il tutto a casa. Intanto procuratevi una bottiglia di plastica (cosi aiutiamo anche il riciclaggio), riempitela di acqua di mare e portatela casa. Una volta li eliminate dalla vaschetta la sola acqua e rimpiazzatela con un solo dito di acqua di mare presa dalla bottiglia. Riponete la vaschetta in una zona fresca, tipo una cantina, e cambiate l'acqua ogni due giorni. Io cosi l'ho conservata anche per 2 settimane e rimane viva e vegeta. Provate e risparmierete tanti soldi.

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giovedì 17 maggio 2012

Segreti: innescare il riccio per catturare l'orata dei sogni

Vista la stagione estiva, il caldo e la grande voglia di noi pescatori di catturare la preda della vita, quella che mai si dimentica e che faremo vedere gioiosi a tutto il mondo, abbiamo deciso di pubblicare una notizia segnalataci da un assiduo lettore spagnolo. Già abbiamo parlato in un articolo precedente della possibilità di catturare la grossa orata con un innesco particolarmente attirante per la grossa orata: il granchio. Già in quel caso mettemmo in luce come le orate siano sempre alla ricerca dei granchi (pare che questi ultimi siano grandi mangiatori delle loro uova). Grazie al potente apparato boccale bastano pochi attimi a questi schiaccianoci per triturare il granchio e poi buttarne giù le parti molli. In spagna invece pare sia molto diffusa la pesca dele grosse orate con un'esca parimenti attrattiva: il riccio. Questo animale vive nelle zone di misto sabbia - scogli ed è conosciuto dai bagnanti perchè se inavvertitamente calpestato i frammenti dei suoi aculei danno origine a non pochi problemi dermatologici. La femmina del riccio è sempre stata utilizzata in cucina per le sue gonadi ricche di sapore e profumi particolarissimi. Proprio questa caratteristica attira le grosse orate (ma anche i saraghi) al nostro cospetto. Per vedere di persona il potenziale attrattivo del riccio basta immergersi e poi schiacciare un riccio, in pochi attimi vedrete decine di pinnuti accorrere al banchetto. Per sfruttare le potenzialità alieutiche del riccio occorre procurarsene uno femmina, tagliarne gli aculei con le forbici, inserire un teminale a due ami nel suo corpo e avvolgere con filo elastica. A questo punto dovete solo lanciare il nostro finale scorevole e sistemare il segnalatore di abboccata. Se la canna si muoverà state sicuri che avrete cattorato un'orata da sogno.
A seguire un video dimostrativo, e se siete scettici guardate che orate prende il ragazzo.

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mercoledì 9 maggio 2012

Raccogliere l'esca rossa da soli

L'esca rossa è un anellide utilissimo a pesca che nasce e cresce in poche zone della penisola (leggi articolo). Per tutto l'anno ma in particolare nei mesi estivi è l'unico modo per attirare all'amo i nostri amati pinnuti, tanto è vero che mormora fa rima quasi esclusivamente con arenicola. L'unico problema che presenta questo verme è il costo, visto che in italia ci vengono chiesti dai 5 agli 8 euro per una vaschetta contenente circa 6 capi (a volte 8) di esca rossa a volte manco troppo grande. Ecco quindi che vi riporto le parole di un sub pescatore di esca rossa che ci ha scritto il metodo per raccogliere da soli l'esca rossa, e quindi ridurre drasticamente il costo delle nostre pescate. Occorre munirsi di bombole e muta, in estate la muta pare non sia necessaria, e immergersi in una spiaggia di sabbia vulcanica e ricca di residui organici, che poi sono il cibo delle nostre arenicole. Queste zone in genere si trovano in prossimità delle scogliere o in zone di misto dove si crea molta sostanza organica e la sabbia è ricca di materiale in decomposizione. Portate con voi una paletta di plastica rigida con la quale smuovere la sabbia del fondo. Improvvisamente vedrete qualcosa guizzare nella sabbia e scappare via, avete visto la vostra prima esca rossa. Raccoglietela e mettetela in una retina a maglie strettissime o un sacchetto di stoffa ed attenti che nel corso dell'immersione non vi scappi. Una volta a riva metettela in un contenitore di polistirolo o comunque isolante con pochi centimetri di sabbia e molta acqua. Potrete conservarla cosi a lungo se ciclicamente avrete cura di cambiare l'acqua e se la temperatura interna al contenitore sarà di circa 20°C. Se siete pratici di immersioni in apnea potrete anche fare a meno delle bombole, ma la vostra ricerca potrebbe essere faticosa se trovate le arenicole a profondità maggiori di 2 metri.

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martedì 23 novembre 2010

Conservare a lungo i bigattini

Spesso capita di dover andare a pesca in giorni particolari, o di organizzarsi all'ultimo minuto e di non avere esche a disposizione. A me è capitato spesso e mi sono davvero arrabbiato. Per ovviare a questo problema vi posso svelare un trucco sulla conservazione dei bigattini. I bigattini sono una esca caratterizzata da grande mobilità, la quale genera calore e provoca la traformazione della larva in pupa (caster) utile essa stessa a pesca. Se andiamo a pesca possiamo conservare le larve nella loro sacchettina di tela ma se vogliamo una conservazione di alcune settimane occorre un sistema che abbassi molto il metabolismo delle larve: serve il congelatore. Procuratevi un baratolo di vetro munito di tappo a chiusura ermetica. Prendete i bigattini e metteteli nel barattolo, quando questo sembra pieno premete con forza e stipate quanti più bigattini è posibile. Ripetendo questa operazione numerose volte vedrete diminuire vistosamente gli spazi liberi nel barattolo. Quando questo sarà tutto pieno uniformemente chiudete il tappo a pressione e mettete in freezer. Avrete così una bella scorta di bigattini pronti all'uso. Pera evitare che la puzza di bigattino permei il vostro congelatore è consigliato porre il barattolo in una o più buste di plastica.

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venerdì 12 novembre 2010

Lo zaino da pesca

Per il pescatore l'attrezzatura è importantissima. Tutti sappiamo come portare tutto in mano sia snervante e pericoloso. Spesso capitano piccoli guadi, passaggi impervi, lunghi tratti in spiaggia o sugli scogli. Tutte situazioni dove è importante essere bene attrezzati ed organizzati. Uno degli accessori al quale non è possibile rinunciare è un buono zaino da pesca. Il vantaggio che ci da uno zaino da pesca è tanto. Mani libere, ottima capienza, comodità negli spostamenti, buona organizzazione delle cose, possibilità di trasportare agevolmente il pescato. Un buono zaindo da pesca deve essere innanzitutto comodo, quindi disporre di spallacci grossi e cintira in vita. Poi deve essere capiente. Qui ognuno ha i propri gusti ma pare che servano circa 70 litri di capienza per portere con se il necessario. Occorrono poi numerose tasche per separare l'attrezzatura e poterla ritrovare agevolmente. Ricordate di comprare modelli specifici per la pesca, quindi testati per water proof per evitare di bagnare l'attrezzatura e antistrappo e soprattutto resistenti. I modelli genrerici infatti anche se di marca spesso non sono studiati per la pesca e possono rompresi nel momento del bisogno. La fattura delle cuciture deve essere eccellente, cosi come gli accessori in plastica di fibie e spallacci. Lo zaino in foto è uno dei migliori modelli, molto apprezzato in uk ma ne esistono anche modelli validi made in italy. Evitate zaino con troppe cerniere perchè sono il punto debole in presenza di sale ed umido. Inoltre attualmente si stanno diffondendo molto zaini che comprendono delle scatole portaminuteria in plastica. Valutate anche questo modello in base alla pesca che intendete fare ma occhio sempre più alla qualità che al prezzo.

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lunedì 11 ottobre 2010

Insaporire i bigattini

Il vosto amico di pesca prende sempre più pesci di voi? Siete alla ricerca di un consiglio per rendere i bigattini ancora più adescanti?? Ecco il post che fa per voi. In un post precedente abbiamo visto come il bigattino sia un'esca micidiale grazie alla sua mobilità e all'effetto nuvola. Occorre però considerare che spesso si va a pescare tutti nello stesso spot e tutti col bigattino, motivo per cui alla fine questa esca perde di attrattiva. Per oviare a questo problema vi consiglio di mettere un aroma insieme ai bigattini per le 12-18 ore precedenti la pescata. Come "additivi" potrete usare della pastura in polvere, la quale col tempo si spargerà tipo farina uniformemente. Altra opzione è usare della sarda tritata finemente. Altri ancora usano dell'olio di sarda (usatene davvero un goccio), altri aggiungono degli spicchi di aglio, infine alcuni mischiano i bigattini a dei pellets da pasturazione. Insomma regole precise non ce ne sono ma sono riscontrate possibilità maggiori di successo in base ai vari spot e alle prede presenti. Provate e fateci sapere i risultati.

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mercoledì 17 febbraio 2010

Carpa furba? Boile scarica

La pressione di pesca nei carpodromi come in molti free spot hanno reso smaliziate e molto sveglie le carpe che popolano questi luoghi. In effetti questo fenomeno è molto conosciuto nel regno animale ed è legato all'esperienza che gli animali fanno nel corso della loro vita e che li porta a fare determinate scelte. Occorre ricordare che anche se spesso l'animale non è cosciente del proprio comportamento riesce ad evitare in maniera egregia le nostre insidie. Nello specifico tutti ni sappiamo che le boiles sono formate da una parte solida che conferisce struttura e che viene detta matrice ed una parte aromatica, solubile in acqua e che con il suo sapore/odore attira le carpe e le porta a mangiare la pallina colorata che le si offre. Tutto ciò unito ad un letto di boiles "offerte" alle carpe crea la nostra insidia. In alcuni spot questi magnifici animali hanno però imparato che el boiles fresche e profumate possono nascondere una insidia che le porta ad un lungo combnattimento mentre quelle vecchie e con meno odore e sapore ne sono sprovviste. Per ovviare a questo inconveniente possiamo metter ele nostre boiles innescate a bagno per alcune ore (dipende dalla pallina cher usiamo) nell'acqua del lago dove andremo a pescare, ed in questo modo farle scaricare gli aromi, In questo modo, pasturando con boiles fresche, le carpe saranno attratte dagli aromi e poi mangeranno le boiles scariche che per loro sono sinonimo di cibo senza insidia. Provate per credere.

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mercoledì 23 dicembre 2009

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