lunedì 16 febbraio 2015

L'anguillina per pescare la spigola

Riprendiamo la stagione formale della pesca alla spigola con un articolo sulla pesca alla spigola con il vivo, nello specifico utilizzando l'anguillina. Questo pesce è molto particolare, forma allungata e colore verde metallico tendente al marrone, vive nelle acque salmastere pare risalga sino al mare dei sargassi per la riproduzione. Anche se sui suoi spostamenti esistono numerose e contrastanti teorie la spigola, qiella grande, non ha remore nell'attaccare l'anguillina se la trova a portata di muso, sopratutto se è in mare e non occorre rincorrerla tra rami e ostacoli delle foci. Per insidiare la spigola occorre innansitutto procurarsi delle anguilline. Questa si possono acquistare in pescheria o pescarle nei laghi salmastri con la bolognese e pochi euro di bigattino. In tal caso muovetevi di notte e munitevi di numerosi teminali di ricambio poichè l'anguillina tende ad ingoiare e a deteriorare il finale con i suoi denti. Una volta catturate vanno  conservata in un secchio con areatore e possono durare pure mesi, avendo cura di cambiare l'acqua ogni 3 giorni e di tenerle al fresco. Una volta portate in spiaggia occorre pescare con il sostema della teleferica, ovvero lanciare il piombo con filo diretto e poi agganciare il finale con il moschettone. Qui articolo sulla teleferica. Gli ami devono essere commisurati alle dimensioni del pesce esca e comunque in genere del tipo beack a gambo medio.  Vanno usati in numero di uno o due lungo il dorso e fatti penetrare bene sotto la pelle. La coda va spezzata per evitare aggrovigliamenti del filo terminale. I risultati migliori si ottengono di notte e con il picco di marea, con mare torbido anche di giorno. Ricordate che l'anguillina è per la spigola una preda ambita e come tale non tarderà ad attaccarla se la trova in mare. Qui articolo su spigola catturata con anguillina in sardegna. Ricodate che la pesca con l'anguillina non sarebbe consentita se questa è sottomisura, anche se purtroppo la pratica di utilizzarla è molto diffusa.

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sabato 3 gennaio 2015

Il surfcasting

Il surfcasting è definito tecnicamente come la pesca dalla spiaggia in presenza di moto ondoso. Va da se che le attrezzature dovranno essere in grado di lanciare zavorre pesanti, utilizzate sia per vincere la forza del mare che per lanciare lontano le nostre esche. A questo punto occorre chiedersi: perché vado in spiaggia in inverno, col mal tempo, vento ed onda?? Il motivo è da ricercare nella biologia marina e nelle abitudini dei predatori e grufolatori. Quando l’onda si frange sulla spiaggia rivolta lo strato superficiale della sabbia, portando in superficie una moltitudine di crostacei, anellidi ed similia che attirano i piccoli pesci i quali attirano i predatori. In poche parole tutta la catena alimentare si trova li, a pochi metri dalla battigia a portata di canna del surfcaster capace di interpetrare la perturbazione. Infatti se andiamo in spiaggia nel bel mezzo di una mareggiata avremo seri problemi a stare in pesca, ed i risultati lasceranno a desiderare. Occorre andare in spiaggia quando il mare inizia a calmarsi, nel momento definito scaduta. Come tutti i fenomeni naturali non esiste una legge matematica per riconoscere la scaduta, ma si intende con questo termine il momento il cui il mare inizia a calmarsi, cala il vento che ha generato la mareggiata e il mare scarica la sua energia residua. Il punto dove si genera l’onda dovrebbe essere il più fruttuoso in quanto li si vengono a creare delle formazioni dove si accumula il materiale detritico, crostacei e anellidi, e si crea l’impianto da surf. Se avete problemi a raggiungere tale zona state a cuor tranquillo, lanciano nella schiuma potrete allamare dei bellissima saraghi, e a scaduta avanzata anche la spigola non mancherà di farvi visita. Mentre nella pesca a fondo c’è un largo uso di anellidi in condisurf c’è bisogno di esche proteiche, capaci di attirare grossi predatori, alla ricerca di un pranzo lauto. Quindi largo a fasolare, sarda, filetto di muggine, cannolicchi, seppia. Ricordate di usare ami generosi, lenze per i finali e i muli belli grossi e piombi dal peso e le dimensioni adeguate. Anche se sono dell’idea che le configurazioni sono personali e legate al momento vi riporto quella che ritengo una configurazione media, da adattare al momento.

Filo in bobina 0,35 mm
Shock leader 0,60
Bracciolo 0,26 – 0,30 – 0,40
Ami zerati di dimensioni appropriate all’esca
Piombo a piramide, sfera, cono da 5 oz – 150 gr.

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mercoledì 10 dicembre 2014

Pesca dalla spiaggia con la bolognese a Ischia

La pesca dalla spiaggia con la bolognese è una tecnica molto diffusa nelle regioni del sud italia caratterizate da alti fondali nei primi metri di acqua (Calabria sopratutto). Viste le belle prede che questa tecnica permette di insidiare negli ultimi anni ha attratto molta gente attirati dalla ricerca delle spigole nella stagione invernale. Questa tecnica però viene praticata anche nella bella stagione per insidiare le tipiche prede stive dall’ occhiata, alla salpa, il sarago m anche le spigole. Dobbiamo però fare attenzione a dove peschiamo con il galleggiante perché si può usare solo in determinati fondali quali sabbiosi e ciottolosi poichè le spiagge rocciose o il misto ci porterebbe alla perdita di moltissimi terminali rendendo l'azione di pesca discontinua. Nelle spiagge dell’isola d’Ischia, dove vivo io molte persone usano questa tecnica. La maggior parte la praticano in inverno dove si riescono a prendere dei tipi di pesci che in estate o, nelle altre stagioni, non sono insidiabili. Ad ischia la profondità delle spiagge varia dal tipo di fondale. Se è sabbioso può superare anche i 10mt invece se il fondale è ciottoloso dai 5 ai 8mt. La lunghezza della bolognese per usare questa tecnica deve partire dai 4mt ad un massimo di 7mt (meglio 6 per lottare con il pesce in maniera più rilassata) e bisogna usare una bolognese con azione che parta da 2 fino ad un massimo di 15gr. E' consigliato usare un galleggiante con peso di 2-6gr. La lenza, il componente essenziale nella pesca, deve essere intorno ai 0,18mm. L’esca per eccellenza è il bigattino che grazie alla sua mobilità ed alla possibilità di pasturare attira i pesci in maniera ottimale. Vi ricordo di usare sempre ami piccoli del 22 o 24 e di innescare bigattino singolo per la maggior parte delle specie e doppio per i saraghi. La pesc anon è statica ma dinamica con lunghe passeggiate lungo l'arenila. Si pastura poco e ad ogni spostamento per far entrare i pesci in pastura e farli risalire tutte il litorale appresso a noi fino a quando non mangiano il bigattino con l'amo. Un in bocca al lupo dal Pescatore Abusivo.

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venerdì 17 ottobre 2014

Esche: Il trancio di spigola

Abbiamo visto come il trancio del cefalo possa essere efficaci nella pesca a predatori affamati quali spigole e serra, oltre a tutti i pesci di grosse dimensioni in cerca di cibo. Occorre però ricordare che oltre alla sarda o al miggine vi è una specie dalla carne deliziosa che attira molto ma molto i pesci, in particolare il pesce serra: il filetto di spigola. In questo caso avremo cura di prendere una spigola di allevamento, di quelle che il supermercato vende a 4-5 euro al kg, nella pezzatura più piccola. Le ragioni che stanno dietro la scelta delle spigole di allevamento è banalle: uesti pesci sono allevati con mangimi ad alto tenore proteico e calorico, il che unito al ridotto movimento le rende utilisime per la pesca al serra in quanto gli oli si sciolgono e lasciano in acua una scia odorosa. Inoltre il serra si ciba quotidianamente di piccole spigole, quindi ne riconosce il sapore e la consistenza delle carni.

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martedì 7 ottobre 2014

Pescare la spigola con il gamberetto

Il gamberetto è un animale molto diffuso nei porti e nelle scogliere e la spigola spesso prova ad insidiarlo senza troppa fortuna in quanto velocemente fugge e si mette al riparo. Inoltre il suo corpo emette numerose vibrazioni che attirano la spigola anche a notevoli distanze. Va da se che essendo la spigola ghiotta di questo crostaceo usarlo come esca avvantaggia nella pesca della regina. Se un bigattino appeso all'amo può destare dei sospetti a causa della ridotta mobilità il gamberetto vivo che nuota e si dimena con le sue antenne vibranti spinge la spigola ad avvicinarsi per mangiare questa difficile preda. La pesca con il gamberetto inizia con al ricerca delle esche. Andate nel porto ed esplorate la parte immersa della banchina con un retino. Di certo prenderete dei gamberetti raschiandone la parete. Un piccolo trucco consiste nell'illuminare la zona con la torcia. Se vedete dei puntini rossi significa che i gamberetti ci sono, infatti i puntini rossi sono i loro occhi. Se volete uare un metodo meno faticoso procuratevi una nassa, metteteci dentro una sarda e mettetela sul fondo del porto, di certo troverete all'interno i gamberetti dopo poco. Altro metodo interessante è usare la valanzola, antio strumento usato dai pescatori di gamberi. Una volta presi i gamberetti teneteli nella nassa a mare o in un secchio con acqua di mare e ossigenatore. Per la pesca con il gamberetto abbiamo bisogno di una bolognese da 6 mt, mulinello 1000 con filo dello 0,16 e terminale del 12. Galleggiante di 1,5 max 3 grammi e piombo concentrato in prosimità del galleggiante e piccola spallinata che deve terminare ad 1 mt dal gamberetto. Il fondo deve esere misurato con cura e il gamberetto deve lavorare a max 5 cm dal fondo per evitare che si intani. Con questa esca la spigola va cercata in prossimità della banchina, ovvero dove  trova inaturalmente il gamberetto. Alla mangiata non reagite con violenza ma attendete che la spigola butti giu l'esca, cosa che può richiedere anche diversi "assaggi". Solo a questo punto ferrate (con frizione molto aperta) e iniziate il combattimento. Agevolate le prime fughe della spigola e poi iniziate a forzare. ICAB.

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giovedì 14 agosto 2014

Come attirare i grossi pinnuti: La sarda

Sardina pilchardus La sardina è da sempre l'esca d'elezione per la pesca professionale. Basta pensare che le coffe, lenze con centinaia di ami, sono state da sempre innescate con le sarde, cosi come si sono usate le sarde come esca nelle nasse. La sarda è definito un pesce povero in quanto sul mercato spunta sempre prezzi molto bassi (max 2 euro al chilo) anche se occorre ricordare che in cucina esistono piatti di grandissimo pregio creati con questo pesce (come non pensare alla paste con la sarda tipica della sicilia). Questo pesce è molto diffuso nel mare mediterraneo dove si sposta in branchi numerosi e compatti, tanto che i pescatori professionisti usano prenderle con le reti a circuizione. Il segreto della sua attrattiva nei confronti dei pinnuti è legato alla ricchezza di olio nelle sue carni.
Una volta in mare crea una scia odorosa che richiama i pesci proprio nella sua direzione. La sarda può essere innescata sia tal quale che eviscerata e rivoltata. Nel primo caso durerà più a lungo in mare, nel secondo diffonderà più velocemente il suo olio nel mare, quindi attirerà prima i pinnuti. Il suo innesco prevede sempre l'utilizzo di ami zerati di grosse dimensioni, al fine di garantire una precisa allamata e evitare le mangiate a vuoto. E' sempre consigliato l'utilizzo di due ami nel filetto di sarda, sempre disassati di almeno 90 gradi, per aumentare le possibilità di allamata nella bocca del pinnuto. Per innescare la sarda occorre sempre del filo elastico, ovvero del filo che si acquista in comodi rocchetti nei negozi di pesca e che ha una elevata elasticità, e che quindi usiamo per dare compattezza ai filetti di sarda. Spigole, pesci serra, gronchi sono di sicuro le specie che sono più attirate dalla sarda, quindi di seguito riportiamo brevemente la tecnica da utilizzare per ognuna di queste.
Spigola: nei mesi da novembre a gennaio la spigola è sempre alla ricerca di cibo poichè si avvicina il periodo riproduttivo e necessita di proteine per portare avanti le uova. In questo contesto possiamo utilizzare un long arm o uno short (preferibile) con terminale di circa 1 metro con innesco di sarda con polistirolo all'interno per dargli mobilità. Se occorre fare grosse distanze è opportuno munire il terminale di bait clip.
Pesce Serra: pesce molto diffuso sulle coste italiane, presente principalmente nei mesi estivi e molto ma molto aggressivo. Attacca voracemente le prede, spesso nel recupero di piccoli grufolatori attaccati ai nostri calamenti si registrano attacchi ed al pescatore non arriva che la testa del pinnuto. Per i calamenti vale quanto detto per la spigola salvo inserire almeno 30 cm di cavetto di acciaio resistente ai denti del pesca serra. Per insidiare il serra occorre sempre inserire polistirolo nell'innesco.
Gronco: Pesce di forma allungata, molto vorace ed attivo solo alla notte. Per la pesca si utilizza generalmente un long arm con finale in cavetto di acciaio e sarda. Per aumentare l'attrattiva dell'esca si può inseirre uno starlight sulla sarda.

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venerdì 6 giugno 2014

Spigole a spinning dalla scogliera

Pubblichiamo le foto della catture di Alessando (Alex Noise su facebook) pescatore abituale a spinning sulle scogliere marchiggiane. Il nostro amico ci scrive: ecco le foto delle regine che ho preso fin ora quest'anno, sono 3. Le spigole sul tavolo sono due foto, in una ne vedi due nell'altra ne vedi una sola sola, bene quella coppia l' ho prese il 27 aprile 2010 e pesano rispetivamente: 3.2 kg e 1.3 kg. Quella nella foto in cui ci sono anche io hai una regina di 4.1 kg presa il 10 maggio 2010. Non so cosa scrivervi a parte che pesco a spinning e, chiaramente, le ho prese a spinning da scogliera ..... come dicevo l'altro giorno, qui ce ne sono abbastanza, solo che non è facile ingannarle a spinning eheheh. Qualcosa di tecnico. Come artificiale un minnow affondante (solo perchè avevo finito i floating) quindi recuperato a canna alta per non farlo andare sotto (testa rossa classico). Il meteo: il mare era mosso ma con l'onda lunga che faceva la schiumetta (quella da spigola eheh) e pioveva a dirotto, ho preso tanta ma tanta acqua. L'orario preciso non l'ho guardato cmq la battuta di pesca s'è svolta dalle 23:00 alle 3:00. Tutto questo per quanto riguarda l'ultima spigola, quella da 4.1 kg, le altre due le ho prese in una battuta ad aprile, in 2 spot diversi, sempre dalle 23:00 alle 3:00 ma con un testa rossa floating ed il mare era calmo, e c'era la luna piena, non mi ricordo se fosse proprio luna piena o calante, ma cmq era una bella palla! Tutto questo per sfatare i miti della TV, le spigole quando ci sono ci sono, quando non ci sono non ci sono. Poi ovvio, un pò di manico nello scegliere e giostrare l'artificiale ci vuole.Se avete bisogno di altre info fammi sapere tramite facebook.




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giovedì 8 maggio 2014

Catturare le corbole e conservarle sino alla prossima pescata

Abbiamo visto come le corbole siano un'esca molto attrattiva poichè i pesci la cercano ma in genere riesce a nascondersi sotto uno spesso strato di fango, e si è parlato anche dei metodi di innesco di questa esca potente e delicata (qui articolo. Oggi, su richiesta di molti pescatori, ci occuperemo di come procurarci da soli questa esca e di come conservarla, poichè quando la si compra viva muore dopo poco e se presa da congelata siamo obbligati ad innescarla congelata per evitare il suo disfacimento al momento dell'innesco. Poichè le corbole vivono nel fango ad una profondità variabile in base alle caratteristiche del substrato (in genere circa 40 cm) hanno bisogno di scavare in prossimità del bagnasciuga delle galerie "di areazione" che portano acqua e/o aria al loro sistema di gallerie (ricordate questo dettaglio perchè sarà la base di uno dei sistemi di cattura). Rechiamoci quindi in una zona lagunare o di foce o cmq in una zona naturalmente ricca di fango e cerchiamo un punto ricco di fori che ci indica la presenza delle corbole sotto la supeficie. Muniamoci quindi di una pala e rimestiamo il fango con una pala per una zona di circa 1 mq per smuovere il substrato e far allontanare le corbole, poi con un retino a maglia larga passiamo nell'area attorno al foro e magicamente troveremo nel fango smosso le corbole. Analogamente possiamo anche costruire un crivello e setacciare il fango che scaviamo, questo metodo è più faticoso e poco raccomandato perchè feriremo molte esche, ma se volete potete procedere. Terzo metodo, usiamo l'aria compressa. Le corbole cotruiscono le gallerie e le abitano, quindi noi identifichiamo i fori, mettiamo dentro di uno di questi una bottiglia di plastica morbida e poi premiamo al bottiglia per insufflare aria nel foro, vedremo uscire acqua da un altro foro e, nella maggior parte dei casi, uscirà anche qualche corbola, pronta da mettere nel secchio. Una volta catturate con i metodi appena illustrati mettete le corbole in un contenitore con coperchio con un poco di fango e delle alghe e ponete tutto in frigo nella zona a temperatura media, certi di conservarle anche dieci giorni. Non mettete troppa acqua per evitare che muoiano e vadano in putrefazione (l'acqua serve solo a saturare l'aria al 100% ed evitare disidratazioni). Nonostante le numerose prove di tenere le corbole in acquario non si registrano casi di resistenza al di sopra dei due giorni. Poichè sulle corbole si sa poco fateci partecipi delle vostre esperienze.

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lunedì 14 aprile 2014

L'arenicola o esca rossa

L’arenicola o esca rossa è la principale esca che si utilizza a PAF (pesca a fondo). È un verme di colore rosso bruno e riflessi di colore viola acceso, tipico delle coste campane dove vive in pochi centimetri di sabbia. Tra tutte le esche utilizzate è molto popolare in quanto è l’unica ad avere a mio avviso una marcia in più. In estate attira le mormore e le orate, in inverno utilissima per le spigole. Occorre però ricordare che questo anellide non è utile per allamare il pesce della vita, ma risulta utilissimo per prede di media-piccola pezzatura. Molto conosciuta col nome di esca napoletana in quanto in questi territori è molto diffusa, tanto da essere esportata da qui a tutte le principali zone di pesca italiane. Questo anellide teme il caldo, tanto da essere sempre conservato in frigo. È venduto in vaschette di polistirolo dalle dimensioni di 10x20 cm nelle quali si trovano in genere 6 vermi immersi in della sabbia scura (origine vulcanica). Veniamo ai prezzi: in Campania il prezzo oscilla tra i 5 ed i 6 euro alla scatola, in giro per l’Italia si trova a circa 8 euri. Questo anellide è però anche famoso perché se maneggiato in maniera impropria si fraziona in numerosi pezzi rendendone impossibile l’innesco. Il trucco per evitare questo problema è di passare l’anellide intero nella sabbia per pochi istanti per renderlo meno scivoloso e poi innescarlo, partendo dalla testa, su di un ago apposito lungo almeno 25 cm. Innescata intera con la testa sull’amo attira grosse prede, se poi preferite inneschi più piccoli tagliatela sempre dopo averla messa sull’amo. Visto il costo elevato spesso il pescatore + smaliziato la utilizza x gli inneschi misti.

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giovedì 27 febbraio 2014

Surfcasting: Innescare il cannolicchio


Il surfcasting è la pesca invernale per eccellenza, tecnica apprezzata solo dai veri pescatori che non temono il vento e la pioggia. Una delle esche tipiche del surfcasting è il cannolicchio, mollusco bivalve utilizzato sempre a pesca in inverno e capace di attirere tutte le specie che battono le spiaggie invernali, ovvero spigole, saraghi, gronghi, ombrine. Il problema sorge nella preparazione dell'innesco, poichè le onde e la corrente riducono la tenuta del cannolicchio all'amo. Già parlammo del filo elastico utilizzato per rassodare le esche ma ora vedremo nello specifico come innescare il cannolicchio e tenerlo moto tempo in acqua senza risentire del tempo ed evitando che nel lancio diventi una massa informe e poco ferrante a causa della sua risalita sull'amo. Prendete il cannolicchio e separatene il corpo dalle valve, passatelo sull'ago da innesco e di li all'amo (generoso) di modo che dalla lingua bianca sbuchi la punta dell'amo. Dopo accostate l'ago all'innesco e poiiniziate a passare il filo elastico per rassodare l'innesco. Fate molti giri di filo ma ricordate che il segreto è passarlo anche sul cannolicchio nella parte dopo la punta del'amo. Stringendo bene, facendo un bel nodo alla fine e rassodando tutta la lunghezza del cannolicchio non avrete problemi di sorta e la punta dell'amo sarà sempre scoperta e ferrante, pronta a pungere la spigola di turno.

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lunedì 24 febbraio 2014

Segreto per conservare le esche a lungo

Può capitare di decidere improvvisamente di andare a pesca e di non avere la possibilità di acquistare esche. A questo fine è bene comprare una bella quantità di cannolicchi e porli in un barattolo immersi in una soluzione satura composta da acqua e sale da cucina (circa 300 gr di sale per ogni litro di acqua). Chiudiamo il barattolo col suo tappo e mettiamolo in freezer. Una volta scongelati avrete dei cannolicchi in ottime condizioni ed appetiti da tutte le specie insidiate nella pesca dalla spiaggia e dalla scogliera. Nella soluzione satura potete porre anche delle fasolare, della sappia o degli occhi di canna. Al momento giusto mi ringrazierete. Vi state domandando cosa succede se congelate le esche tal quali?? Allo scongelamento i tessuti si saranno rovinati ed a causa della rottura della membrana cellulare avrete una grande perdita di liquido, in pratica saranno meno appetite e molto più dure.

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lunedì 10 febbraio 2014

Pescare la spigola a spinning con ondulante più anguillina

Di questo periodo la preda più ricercata dai moli, dale scogliere o dalle foci è di certo la spigola. Questo pesce bazzica gli spot popolati da pesce foraggio e attende il momento propizio per attaccare la preda più debole o meno veloce. Questo comportamento ci è utile nel capire le modalità di attacco della spigola e occorre ricordarlo sempre nell'approccio ai predatori poichè il loro istinto è di attaccare l'animale che appare ferito o meno "performante" partecipando in maniera diretta alla selezione della specie eliminando gli individui deboli. Già parlammo in passato dell'utilizzo dei raglou e delle anguilline nella caccia alla spigola, ma se queste sono svogliate possiamo sfoderare un'arma ancora più adescante: Un artificiale ondulante al quale abbiamo attaccato un'anguillina. Se poi proprio vogliamo il massimo occorre usare un ondulante del tipo fetta di salame che è studiato apposta per la spigola. Questo artificiale composto da il meglio di se in recupero lento e lentissimo ma possiamo anche sfruttarne il rimbalzo sul fondo o la fase di caduta. Speso infatti la spigola insegue da vicino l'artificiale e lo attacca nel rimbalzo. Ricordate di recuperarlo sempre piano aggiungendo a metà recupero una o più fasi di stallo con rimbalzo e recupero. La grossa spigola di certo nn resisterà.

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venerdì 7 febbraio 2014

Pesca inglese di precisione alla spigola: galleggianti Drennan

Nella pesca scegliere la giusta attrezzatura da pesca è fondamentale, cosi come sapere cosa e dove comprare può fare la differenza tra catture e cappotti. Nello specfico nella pesca all'inglese alla ricerca della spigola conta la sensibilità del galleggiante e la sua affondabilità. Per questo motivo risultano eccezionali dei galleggianti prodotti dalla Drennan, storica marca inglese che produce galleggianti di altissima qualità studiati per la pesca delle carpe in superficie e adatti alla pesca di sensibilità. Nello specifico la scelta è caduta sul modello crystal insert, sia nella versione loaded (cioè con piombatura a goccia concentrata in coda e piccolo peso da distribuire sul terminale) che non piombata. La tipologia di galleggiante scelta si presenta molto sottile, circa 3 mm, e costruita in materiale brevettato dalla Drennan che lo rende elastico e totalmente trasparente in acqua per non spaventare i pesci. La versione loaded si tara distribuendo 1BB o 1.5 BB sul terminale, quindi permette di pescare con 0.6 - 0.8 gr di piombo a mare calmo e a profondità non eccessive. I non piombati vanno da AA a SG e permettono di pescare con massimo 4 gr di piombo, quindo sono più adatti a turbolenza e meteo incerto. Il diametro ridotto e la forma lunga ed affusolata (sino a 30 cm) li rende poco sensibili al vento, anche se poi nella lunga distanza perdono di visibilità a causa dell'antenna molto sottile. Per questo motivo è possibile comprare un kit di astine di ricambio presenti in vari colori e lunghezze, ma sopratutto nella versione alta visibilità con antenna maggiorata in diametro. In italia questi gioielli inglesi vengono commercializzati a 3.5 euro, quindi per prenderne il minimo che ci serve per avere un minimo di scelta siamo sui 20 euro. In inghilterra i prezzi sono molto più contenuti variano tra 1 e 1,5 sterline con spedizione tra le 3 e le 5 sterline (5 è signed for, ovvero raccomandata). Inoltre in italia non sono disponibili le antenne di ricambio. Fatti due conti conviene di sicuro acquistare in inghilterra questi ottimi galleggianti che durano nel tempo grazie agli ottimi materiali utilizati. Nelle foto il materiale che mi è arrivato per posta, sia i galleggianti che le antenne optional. In privato posso dirvi il sito dal quale mi sono fornito.

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lunedì 20 gennaio 2014

Pescare la spigola col topo

Oggi trattiamo questo argomento a seguito di numerose richieste che ci sono pervenute per mail. Iniziamo col dire che spesso si sente parlare di spigole che nello stomaco avevano un topo. Ciò potrebbe avere un senso in quanto la spigola è un predatore e quando è in caccia se vede passare un topo sull'acqua che nuota e si sbatte nulla è più facile che buttarlo giù. Proteine fresche e senza grandi combattimenti. Vedendo poi le cose nell'ottica di un predatore pigro per natura e quindi opportunista gironzolare nei porti e nelle foci alla ricerca di topi sarebbe plausibile in quanto rincorrere un muggine è di certo più faticoso che mettersi al riparo della scogliera ed aspettare il topino che cade per mangiarlo. Ad avvalorare questa ipotesi abbiamo tutta una serie di pesci che ciclicamente mangiano i topi in acque interne, in primis i black bass. Su questo pesce abbiamo maggiori evidenze in quanto viene spesso allevato in vasca in casa, e quindi per nutrirlo si cerca la migliore fonte di proteine a basso costo: il topino. Se vedete il bass alla prese col topo capite quanto sia naturale per lui mangiarlo. Ci si avventa contro e lo mette in bocca. Poi mancando di denti aguzzi lo stordisce sputandolo fuori e riprendendolo più volte, infine lo butta giù. Nulla di più facile per un bass affamato, ed essendo il bass e la spigola parenti molto prossimi pensare che la spigola si comporti in questo modo non credo sia un volo pindarico. Da qui poi si sviluppano tutta una serie di dicerie in base alla pesca alla spigola col topo. Quella più ricorrente prevede l'utilizzo del topino, quello da laboratorio, finale a bue ami belli grossi e un elastico. Il topo occorre che sia vivo e non ferito in quanto deve nuotare ed essere vispo, quindi non viene trafitto dagli ami ma questi sono tenuti sul topo dall'elastico messo a cavallo delle gambe posteriori. Se la spigola è presente non tarda ad attaccare attirata dal topo in difficoltà. Vi ricordo che al momento non esistono evidenze a riguardo ma si tratta di voci che girano. I pescatori che utilizzano questo metodo sono soliti vendere le spigole alle pescherie, quindi non vogliono che si sappia dell'utilizzo dei ratti come esca. Comunque a sostegno di questa teoria abbiamo diversi video che mostrano come i bass si cibino dei topi con grande naturalezza.



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giovedì 5 dicembre 2013

Pescare col vivo

A pesca tutti sappiamo che nulla è da dare per scontato. Il groso predatore come la bavosa o la tracina possono allamarsi su qualsiasi esca, cosi come le condimeteo, la luna e le maree non sono altro che indicazioni per il pescatore esperto. Una regola però esiste: il grosso predatore cerca il pesce vivo. Mettiamoci nei panni di un grosso predatore (io vorrei essere una leccia amia) e ipotizziamo di essere in caccia. Cosa potrebbe attirare la mia attenzione?? Un trancio sgallato? Una porzione abbondante di esca rossa? Un popper che si muove a tutta birra creando spruzzi e vibrazioni? Mah, la leccia tra tutte queste chances preferisce solo un pesce in difficoltà. Per quanto noi possiamo sforzarci di imitare la natura e le sue creature mai potremo ricreare il vivo. Un pesce vivo e con due ami sul groppone si nuove emettendo vibrazioni, va su e giù e cerca un possibile riparo dove intanarsi. Ed è proprio su questo tipo di preda che si abbatte il predatore. Infatti sente la difficoltà del pesce, lo cerca e banalmente lo mangia, facendo anche un servizio alla sua specie eliminandone un esemplare in difficoltà. I pesci catturabili tramite questa tecnica sono ad esempio la leccie amia, i pesci serra, le spigole, le ricciole, i dentici, i barracuda etc..). Questa tecnica si basa sull’avere un pesce vivo in acqua con due ami sul groppone, una canna e un mulo potenti e la frizione rigorosamente aperta. Le tecniche principali sono la teleferica e il palloncino, e verranno trattate entrambe nei prossimi articoli.

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domenica 13 ottobre 2013

Esche: le Corbole

Le corbole sono una di quelle esche poco usate e poco pubblicizzate, un segreto direi, ma molto promettente a pesca. ' molto usata nelle zone del nord est Italia dove i pescatori se le procurano da soli e le innescano epr la ricerca di orate, spigole ed ombrine. Si presenta come un incrocio tra un gamberetto e un paguro fuori dal guscio ( per sommi capi ) ed è un crostaceo tipico delle zone lagunari, predilige il fango e le acque medio ferme. Spesso la si trova la dove le vongole si riproducono e crescono alla grande. Non si vedono spesso in giro ma con la basa marea lasciano la tana scavata nel substrato per piccoli spostamenti. Si nutrono di alghe, resti di organismi in decomposizione e quant'altro si trovi nel fango che contenga proteine ( in questo è simile al muriddu e all'arenicola). La sua potenza attrattiva è data dal suo innesco intero che inganna il predatore che si trova di fronte una preda molto ambita ma che raramente riesce a catturare. Ovviamente il massimo effetto catturante si ha con l'innesco vivo con amo pasato nel mezzo della coda o in alternativa (per i pesci che attaccano dalla testa) con una lieve puntura nella zona del carapace subito dopo la testa. Innescando la corbola possiamo insidiare le orate, le spigole e le ombrine, ma non sono rari i casi di saraghi catturati con le grosse corbole innescate per la testa. Spesso le corbole si trovano anche nei negozi, ma in questo caso le esche in genere sono congelate hanno il grosso difetto di sfaldarsi una volta scongelate. La loro difusione è certamente nazionale, anche se spesso al sud italia occorre prenotarle poichè ne arrivano davvero poche. Quelle grosse si usano dalla spiaggia o a bolentino mentre le piccole sono ottime a bolognese, usate come se fosse un gamberetto vivo. Attualemte non mi risultano utilizzi in cucina, ma in merito a questo aspetto mi farebbe piacere ricevere segnalazioni da parte di voi lettori. Nel prossimo articolo parleremo di come catturare le corbole e come conservarle sino alla prima battuta di pesca.

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martedì 8 ottobre 2013

Il barchino divergente

Oggi mentre ero su facebook alla ricerca di nuovi spunti per articoli mi sono imbattuto nella gallery di un utente che aveva delle foto molto belle del suo barchino divergente. Sono rimasto talmente colpito dalla chiarezza delle immagini che non ho saputo resitere alla tentazione e gli ho chiesto di potere utilizzare le immagini per questo blog. Il barchino divergente è una tecnica di pesca molto fruttuosa che si basa su di un piccolo catamarano di legno che grazie alle sue caratteristiche costruttive se tirato da riva tende ad andare verso il largo. Per megli dire se camminiamo lungo la riva e tiriamo il barchino questo diverge verso il largo viaggiando parallelo alla battigia. Al "trave" di nylon doppio vengono attaccati, opportunamente distanziati, piccoli artificiali siliconici che per effetto della trazione nuoteranno distanziati tra di loro e tutti paralleli. La pesca quindi consiste in lunghe passeggiate lungo la spiaggia con soste solo per slamare le prede (molte spigole) o per iniziare il viaggio di ritorno. Con il tempo si imparano sia gli spot più fruttosi che le distanze di pesca idonee allo spot. Insomma si diventa specialisti di uan pesca molto faticosa ma davvero redditizia che potremmo classificare come una traina da riva. Provate rimarrete estasiati alla prima cattura. Clicca qui per vedere un video di pesca con il barchino divergente.



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giovedì 27 giugno 2013

Pescare la spigola a bolognese

Se la spigola viene comunemente chiamata la regina dei mari un motivo ci sarà. E' lei la preda più ambita, la più scettica nei confronti delle nostre esche e la più guardinga. Anche se vede i bigattini scendere si ciba di quelli "naturali" e si tiene lontana da quelli che scendono in maniera veloce (forse appesantiti da un amo troppo grosso). Per attirarla occorre giocare di astuzia, nascondere gli ami e pasturare con regolarità, stuzzicare il suo appetito ma non fare un tappeto di bigattini sul fondo che le darebbe troppa scelta. Nella nostra introduzione alla bolognese abbiamo già parlato della canna e del mulinello con relativo filo in bobina. Preparate un finale con del filo 0,10 di cui gli ultimi 1.5 mt saranno dedicati allo svolazzo. Uno svolazzo cosi lungo si usa in genre o con la spigola o con pesci molto sospettosi per i quali occorre avere il bigattino che fluttua in corrente. I due metri di finale prima dello svolazzo vanno utilizzati per la piombatura. Se utilizzate il galleggiante da 1 gr disponete la piombatura necessaria nei due metri prima dello svolazzo avendo cura di disporre i piombi più pesanti (mai oltre 0,1 gr mare permettendo) nella parte superiore della paratura e quelli più leggeri nei pressi dello svolazzo (potete arrivare a 0,01 ma in genere 0,04 bastano). Amo del 20 e bigattino singolo o doppio a seconda delle vostre preferenze e di quelle dei pesci. Pasturazione e scelta del galleggiante nei prossimi articoli.

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domenica 17 marzo 2013

Pescare a teleferica


La pesca col vivo è sicuramente una tecnica che permette di attirare il predatore con un'esca che lascia poco campo ai sospetti. Il pesce è vero, si sbatte e scappa e il predatore attacca in quanto un pesce in difficoltà (ricordiamo che è ferito) è la sua preda preferita. La tecnica in pratica prevede la lenza stesa in acqua e il pesce libero di nuotare tra la nostra postazione sulla spiaggia ed il piombo. Per fare questa pesca occorre una canna da surfcasting potente e resistente equipaggiata con un mulinello potente almeno 10000 con 300 mt di filo 0,35 diretto. All'estremità del filo agganciamo un piombo da 150 gr a media tenuta con un moschettone e procediamo a lanciare più lontano possibile. Intanto abbiamo già provveduto a fare il vivo, ovvero abbiamo pescato nel sotoriva piccoli pesci da innescare, tipo mormore, orate, aguglie (per la leccia) ecc. ecc. I muggini e le anguilline conviene prenderle in foce e poi portarsele appresso con un secchio munito di ossigenatore. Prepariamo il nostro finale con due ami delle dimensioni adatte a conficcarsi nel groppone del vivo. Il terminale dovrà essere lungo due metri, diametro 0,30 se peschiamo la spigola e ultimo pezzo in cavetto di acciaio se peschiamo serra. All'altra estremità del terminale poniamo un moschettone e una girella in modo che dopo aver lanciato il piombo possiamo agganciare il finale alla lenza del mulinello. Il pesce sarà aiutato ad allontanarsi lanciando sabbia o piccoli ciottoli e muovendo la canna. Alcuni pescatori poi temono che il vivo possa intanarsi, quindi applicano sul finale subito dopo la girella un groso galleggiante che tiene il vivo sempre a massimo 2 mt di profondità. Questo accorgimento è ottimo per le leccie amia, ma comunque può tornare utile anche per il serra. Se pescate con l'anguillina alla ricerca della spigola ricordatevi di romperle la coda in quanto potrebbe insabbiarsi rendendo vana la sua presenza in acqua. Lasciate sempre la frizione leggermente aperta in modo da evitare grossi stress all'attrezzatura nelle prime fasi del combattimento.

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sabato 19 gennaio 2013

Spigola: La regina dei mari, la preda più ambita dei pescatori

Dicentrarchus labrax: La spigola è la regina dei mari, il suo nome deriva dalla spina preopercolare molto acuta e tagliente ("spigolo") talmente prominente che al momento della slamatura spesso si rimane feriti alle mani. La preda più ambita dai pescatori di tutto il mondo. Eccellente predatore gira per i mari alla ricerca delle sue prede. La cattura di una spigola è sempre una grande emozione, essendo questo pinnuto uno smaliziato predatore riuscirlo ad ingannare è sempre una grande soddisfazione. Presenta corpo affusolato, testa grande e bocca enorme, munita di piccoli denti e capace di ingurgitare prede molto più grandi di lei. Si differenzia dagli altri pesci della famiglia dei serranidi per la presenza di sue pinne dorsali, infatti appena catturata, quando è ancora viva e vegeta è possibile osservare questa pecularità. Il dorso è di colore grigio e i fianchi di colore bianco, non si riscontrano colorazioni marcate per le pinne. Si nutre di anellidi, crostacei e piccoli pesci. In genere gironzola la notte le zone ricche delle sue possibile prede. Zona di elezione della spigola sono le zone di incontro tra le acque dolci e le acque salate grazie alla sua capacità di adeguarsi alle variazioni di salinità delle acque. Quindi si reca spesso nelle foci e risale i primi tratti dei fiumi per poter trovare i piccoli muggini, di cui va ghiotta, i gamberetti, i vermi, e spesso anche i topi, di cui si nutre volentieri. La riproduzione avviene tra gennaio e marzo, motivo per cui da novembre in poi la spigola inizia a divenire molto vorace, va in cerca di tutte le esche proteiche che possono esserle utili per la sua alimentazione.

Le modalità della pesca alla spigola saranno trattate successivamente, ma è opportuno ricordare che il bigattino, la sarda, il gamberetto vivo, anellidi corposi, cannolicchi e non per ultimo il vivo (pesce innescato vivo x attirare il predatore) possono attirare la regina dei pescatori.

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